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Rebus Sic Stantibus

108 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La clausola rebus sic stantibus (locuzione latina traducibile con 'stando così le cose') specifica che le parti di un contratto, trattato internazionale o, più in generale, accordo hanno concluso lo stesso tenendo in considerazione la situazione di fatto esistente in quel momento, sicché fatti sopravvenuti, straordinari ed imprevedibili, che modificano l'equilibrio dell'accordo a svantaggio di una parte, autorizzano questa a chiederne la modificazione o la risoluzione. In relazione a questa clausola, si pone il problema se gli accordi debbano ritenersi implicitamente subordinati ad essa, quand'anche non inserita in modo esplicito. In caso affermativo, si ammetterebbe un principio che va a limitare l'operatività del principio espresso dal brocardo pacta sunt servanda. Il problema si è posto nel diritto privato, con riferimento ai contratti, e nel diritto internazionale, con riferimento ai trattati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ordinanza di demolizione: sicurezza idraulica prevale su parcheggio privato
Due società, proprietarie di un supermercato a Cortina d'Ampezzo, avevano realizzato un parcheggio coprendo un tratto del torrente Bigontina, in un'area vincolata. Il Comune ha emesso un'ordinanza di demolizione a causa del rischio idraulico persistente. Le società hanno impugnato questo provvedimento. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso delle società. Ha confermato la legittimità dell'ordinanza di demolizione, sottolineando la permanenza del pericolo e l'assenza di una valida alternativa. Le società sono state condannate al pagamento delle spese legali. La decisione evidenzia l'importanza della sicurezza pubblica sul mantenimento di opere private.
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Misure di prevenzione: il Ne bis in idem non blocca nuove valutazioni
La Cassazione ha chiarito i limiti del principio del Ne bis in idem nelle misure di prevenzione. Un individuo aveva ricevuto una misura di sorveglianza speciale, nonostante una precedente richiesta fosse stata respinta. Il ricorso dell'individuo contestava la violazione del Ne bis in idem. La Corte ha stabilito che una nuova valutazione della pericolosità sociale è possibile se emergono elementi ulteriori, anche preesistenti ma non considerati prima, che giustificano una misura più severa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la possibilità di rivalutare la pericolosità in presenza di nuove circostanze o fatti non esaminati precedentemente.
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Sequestro preventivo: Sgravio fiscale annulla il profitto del reato?
Il caso riguarda il **sequestro preventivo** di beni di alcuni Indagati, inizialmente disposto per reati tributari e di riciclaggio. Un Tribunale aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro, nonostante un provvedimento di sgravio fiscale avesse annullato il debito tributario originario. Gli Indagati hanno contestato la mancanza di motivazione sulla persistenza del profitto del reato e sulla proporzionalità del sequestro. La Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il Tribunale non ha adeguatamente motivato l'esistenza di altre pretese erariali che giustificassero il mantenimento del sequestro, rendendo la motivazione "apparente". La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando per un nuovo esame.
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Sorveglianza speciale confermata: legittima con nuovi reati
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per tre anni, con obbligo di soggiorno, a carico di un individuo ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto contestava la violazione del divieto di doppio giudizio e la mancanza di attualità dei fatti, sostenendo che le sue recenti condotte costituissero mere sanzioni amministrative legate alle restrizioni sanitarie. I giudici hanno invece accertato nuovi e gravi episodi penalmente rilevanti successivi ai precedenti provvedimenti, consistenti nell'organizzazione di manifestazioni pubbliche non autorizzate e nell'istigazione alla violenza e alla disobbedienza alle leggi. La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso, ribadendo che l'acquisizione di nuove condotte lesive dell'ordine pubblico legittima pienamente una nuova valutazione della pericolosità del soggetto.
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Preclusione del giudicato: beni confiscati nonostante precedente legittimità?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti che contestavano la confisca di beni immobili, nonostante un precedente giudizio avesse riconosciuto la legittima provenienza di altri beni. I ricorrenti invocavano la preclusione del giudicato in misure di prevenzione, sostenendo che non potessero essere nuovamente giudicati sullo stesso oggetto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il principio del bis in idem nei procedimenti di prevenzione opera rebus sic stantibus, cioè solo se le circostanze e le prove rimangono invariate. Poiché la base probatoria della nuova decisione era diversa e più ampia, la preclusione non si applicava, permettendo una nuova valutazione della pericolosità e della provenienza dei beni.
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Confisca di prevenzione: beni intestati a terzi e redditi esigui
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione disposta nei confronti di un soggetto ritenuto vertice di un sodalizio criminale. I giudici hanno respinto i ricorsi presentati dal proposto e dai suoi familiari, ai quali erano formalmente intestati diversi immobili. La Corte ha chiarito che un precedente rigetto non impedisce una nuova misura se emergono elementi ulteriori sulla pericolosità attuale. Inoltre, l'assenza di matrimonio formale all'epoca degli acquisti non esclude la convivenza di fatto e l'interposizione fittizia. Le entrate dichiarate dai parenti sono risultate del tutto sproporzionate rispetto all'ingente valore delle proprietà e dei lavori di ricostruzione eseguiti.
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Revoca Permesso Premio: Nuovi Fatti Riscrivono la Concessione
Un detenuto aveva ottenuto un permesso premio. Successivamente, il Magistrato di Sorveglianza ha scoperto nuove informazioni su gravi infrazioni disciplinari commesse dal detenuto in un altro carcere, non note al momento della concessione. Queste condotte, che includevano atteggiamenti prevaricatori e una sanzione formale, avevano portato al trasferimento del detenuto per motivi di ordine e sicurezza. Il permesso premio è stato revocato. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, stabilendo che la decisione poteva essere riconsiderata in presenza di nuovi elementi decisivi, anche se preesistenti, perché la condotta non era più regolare.
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Revoca ordine di demolizione: Sanatoria non basta senza udienza
Un Cittadino aveva ricevuto un ordine di demolizione per un manufatto abusivo. Successivamente, ottenne una concessione in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione revocò l'ordine di demolizione, ritenendo la precedente omissione una "mera svista" e agendo "de plano" (senza udienza). Il Pubblico Ministero ricorse in Cassazione, contestando la procedura. La Corte di Cassazione ha annullato la revoca dell'ordine di demolizione. Ha stabilito che il giudice non può modificare una decisione precedente senza un pieno contraddittorio e senza verificare la legittimità della sanatoria, poiché la procedura "de plano" è affetta da nullità assoluta.
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Sostituzione misura cautelare: Carcere confermato per grave traffico di droga
Un Lavoratore, condannato in primo grado per traffico di eroina (226,8 grammi), ha chiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha respinto la richiesta, confermando la pericolosità del Lavoratore e l'inadeguatezza degli arresti domiciliari, anche con strumenti di controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il solo decorso del tempo o l'osservanza delle prescrizioni non bastano a modificare le misure cautelari. Servono nuovi elementi che dimostrino un effettivo cambiamento della situazione iniziale. La gravità del reato e il rischio di reiterazione hanno prevalso.
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Ne bis in idem e misure di prevenzione: latitanza aggrava pericolosità
Un individuo ha ricevuto due misure di prevenzione personali, la prima nel 2001 e la seconda nel 2010, entrambe basate sulla stessa indagine penale. Ha contestato la seconda misura invocando il principio del "ne bis in idem", sostenendo di essere stato giudicato due volte per gli stessi fatti. La Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il principio del "Ne bis in idem e misure di prevenzione" si applica, ma con la clausola "rebus sic stantibus". La seconda misura era giustificata da nuovi elementi, come la condanna definitiva e la persistente latitanza del soggetto, che avevano attualizzato e aggravato la sua pericolosità sociale. Non c'è stata violazione perché i fatti non erano identici.
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Inammissibilità istanza misure alternative: nuovi elementi cambiano tutto
Un condannato ha richiesto l'applicazione di misure alternative alla detenzione, ma il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza. Il Tribunale ha ritenuto che la richiesta fosse una semplice riproposizione di una precedente già rigettata, basata sugli stessi elementi. Il condannato ha presentato ricorso, sostenendo di aver introdotto nuovi elementi, come una concreta possibilità lavorativa e un diverso contesto territoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il principio del ne bis in idem (non giudicare due volte per lo stesso fatto) non si applica se la nuova istanza si fonda su fatti o questioni giuridiche inedite, anche se preesistenti ma non valutate in precedenza. La Suprema Corte ha annullato la decisione di inammissibilità, rinviando gli atti al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione nel merito.
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Confisca di prevenzione: la giurisprudenza non revoca il passato
Un Individuo ha cercato la revoca confisca di prevenzione di alcuni beni, sostenendo che un mutamento nell'interpretazione giuridica (giurisprudenza) dovesse permettere l'annullamento di una confisca definitiva del 1997. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, affermando che un'evoluzione interpretativa non è un "fatto nuovo" rilevante per la revoca. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che una confisca definitiva non può essere revocata solo per un successivo cambio di orientamento giurisprudenziale sulla correlazione temporale tra pericolosità sociale e acquisizione dei beni. La pericolosità dell'Individuo era stata accertata negli anni '70, prima dell'acquisto dei beni.
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Revoca Affidamento in Prova: Fallimento e Diritto alla Detenzione Domiciliare
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato l'esito negativo dell'affidamento in prova per un condannato, revocando la misura con efficacia retroattiva a causa di violazioni delle prescrizioni e abbandono del programma terapeutico. Il condannato aveva chiesto la detenzione domiciliare, ma la richiesta non era stata esaminata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca affidamento in prova e la sua retroattività, ritenendo fondata la valutazione negativa sul percorso di recupero. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la parte dell'ordinanza che non aveva valutato la domanda di detenzione domiciliare, stabilendo che il Tribunale di Sorveglianza deve esaminare tale richiesta anche dopo la revoca della misura alternativa.
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Esclusione della recidiva: no a nuovi ricorsi senza novità
Il Condannato ha presentato ricorso per ottenere l'esclusione della recidiva e la conseguente riduzione della pena detentiva. Egli ha sostenuto che un nuovo orientamento dei giudici richiedesse una diversa valutazione della sua pericolosità sociale. Il giudice dell'esecuzione aveva già respinto una richiesta identica in passato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile riproporre la stessa domanda senza presentare fatti o elementi giuridici realmente nuovi. Il semplice richiamo a un mutamento di orientamento, senza dimostrare il suo impatto concreto sulla vicenda, non supera il blocco del giudicato esecutivo. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso e ha condannato il richiedente al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Errore Già Valutato Non Riapre il Caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale presentato da un individuo. L'uomo contestava un'ordinanza che aveva già valutato la distanza temporale tra i reati ai fini della 'continuazione' (cioè la possibilità di considerare più reati come un'unica condotta criminosa). La Corte ha stabilito che una decisione giudiziaria, una volta definitiva, non può essere riaperta se non emergono nuove questioni giuridiche o fatti concreti diversi da quelli già esaminati. Il presunto errore nella valutazione della tempistica dei reati non è stato considerato un elemento nuovo, rendendo il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Giudicato esecutivo e sgombero: no al blocco senza fatti nuovi
Il Pubblico Ministero ordina lo sgombero di un complesso immobiliare sottoposto a sequestro. Alcuni occupanti ottengono dal Giudice dell'Esecuzione la sospensione dello sgombero. Il Pubblico Ministero non impugna questa decisione nei confronti di un gruppo di residenti, rendendola stabile. Successivamente, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Procura solo per altri abitanti dello stesso immobile. Il Pubblico Ministero emette un nuovo ordine di sgombero esteso a tutti. Gli occupanti non impugnati si oppongono con successo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. La Suprema Corte stabilisce che il giudicato esecutivo impedisce un nuovo sgombero in assenza di un fatto nuovo.
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Sequestro probatorio: stop al dissequestro dell’impianto
A seguito di un incendio in un grande stabilimento industriale, l'autorità giudiziaria dispone il sequestro probatorio di un altoforno per accertare le cause del sinistro. L'azienda presenta istanza di dissequestro lamentando la dilatazione dei tempi di indagine, il blocco dell'attività produttiva e la sproporzione del vincolo rispetto alle esigenze investigative. I giudici rigettano la richiesta di revoca evidenziando la complessità tecnica dei prelievi e la necessità di preservare l'impianto da modifiche irreversibili. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del sequestro probatorio: la prosecuzione degli accertamenti specialistici in situ giustifica il vincolo, purché l'organo inquirente rispetti la proporzionalità e limiti la durata allo stretto necessario per l'accertamento dei fatti.
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Ordinanza di archiviazione: ricorso nullo e sanzione
Un padre denuncia i figli per una presunta truffa immobiliare. Il Giudice per le indagini preliminari dispone l'archiviazione del fascicolo penale per mancanza di prove sufficienti. La persona offesa impugna direttamente il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione del giudice e sostenendo l'esistenza di un atto abnorme. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. La legge stabilisce che contro l'ordinanza di archiviazione non è ammesso il ricorso per Cassazione, ma esclusivamente il reclamo dinanzi al tribunale monocratico nei soli casi di violazione del contraddittorio. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Pericolosità sociale e libertà: la Cassazione annulla la misura
Un uomo condannato contestava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata al termine della pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura basandosi esclusivamente sulla mancata presentazione del soggetto agli appuntamenti con i servizi sociali. L'interessato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione degli elementi favorevoli, come il lungo tempo trascorso dai fatti, la condotta corretta e le proprie condizioni di salute psichica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento impugnato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accertamento della pericolosità sociale richiede un'analisi complessiva e attuale della persona, senza limitarsi a un singolo comportamento omissivo non contestualizzato.
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Violazione del divieto di avvicinamento: scattano i domiciliari
Un imputato condannato in primo grado per violenza sessuale beneficiava della misura del divieto di dimora e di avvicinamento alla persona offesa con limite di 500 metri. L'uomo ha ripetutamente violato tale prescrizione, facendosi notare e fissando insistentemente la vittima nei pressi della scuola guida da lei frequentata. I giudici di merito hanno quindi disposto il ripristino degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha ribadito che la reiterata violazione del divieto di avvicinamento palesa l'inadeguatezza della misura meno afflittiva e giustifica pienamente il ripristino di una custodia cautelare più rigorosa.
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