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Reato Di Incendio

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il delitto punito dall'art. 423 del codice penale che consiste nel provocare dolosamente un fuoco di vaste proporzioni e diffusivo, pericoloso per la pubblica incolumità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di incendio: quando appiccare il fuoco costa la condanna
Un cittadino ha organizzato l'incendio dell'autovettura dei vicini, fatta incendiare di notte in centro abitato da un complice. Le fiamme si sono propagate danneggiando anche le abitazioni circostanti e creando pericolo per la collettività. Dopo una prima condanna per danneggiamento seguito da incendio, i giudici di appello hanno riqualificato la condotta nel più grave reato di incendio doloso. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. Appiccare il fuoco di notte a un veicolo vicino alle case dimostra l'accettazione del rischio che l'incendio divampi liberamente. Chi agisce con tale consapevolezza risponde del reato di incendio a titolo di dolo eventuale. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni alle parti civili.
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Reato di incendio: la Cassazione conferma condanna e indizi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione per il reato di incendio a carico di un uomo accusato di aver appiccato il fuoco a un terreno rurale. I giudici hanno ritenuto pienamente valido il quadro probatorio indiziario. Le telecamere di videosorveglianza avevano registrato l'auto dell'imputato dirigersi verso il luogo del rogo e allontanarsi ad alta velocità subito prima delle fiamme. A tali riscontri si sono aggiunte le testimonianze visive, il ritrovamento di fiammiferi e l'annotazione sospetta della parola «fuoco» su un calendario personale. La difesa sosteneva la tesi della pluralità di roghi appiccati da ignoti nella stessa giornata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sancendo la definitività della pena e il risarcimento dei danni.
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Reato di incendio nel palazzo: condanna confermata
Un uomo ha minacciato di dare fuoco a tutto dopo un litigio familiare e ha poi appiccato le fiamme nell'androne del condominio. Il rogo ha generato un pericolo concreto per i residenti dello stabile, costringendo i Vigili del Fuoco a un intervento urgente per domare le fiamme. I giudici di merito hanno condannato l'autore per il reato di incendio, negando la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali e dell'elevata intensità del dolo. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione richiedendo una nuova valutazione delle prove testimoniali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna definitiva e infliggendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Telecamere senza innesco: confermato il reato di incendio
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con divieto di uscita serale a carico di un indagato. L'uomo era entrato in una discarica abusiva uscendone pochi istanti prima che divampassero imponenti fiamme propagatesi fino a un vicino uliveto. La difesa sosteneva che le telecamere non avevano inquadrato direttamente l'atto di innesco. I giudici hanno invece ritenuto pienamente sussistenti i gravi indizi per il reato di incendio, data la perfetta coincidenza temporale tra la presenza del soggetto e l'innesco, unita al controllo immediato su strada. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di incendio e dolo: dal danno al bar alla condanna penale
L'Imputato ha appiccato il fuoco a un esercizio commerciale provocando la distruzione dei locali. La difesa ha chiesto di derubricare l'accusa in danneggiamento seguito da incendio, sostenendo l'assenza di pericolo per la pubblica incolumità e la modesta entità economica del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per il reato di incendio. I giudici hanno chiarito che, quando l'azione incendiaria mira a danneggiare ma assume dimensioni tali da generare un pericolo diffuso, si configura il reato più grave a tutela della collettività.
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Reato di incendio: quando ripetere la difesa costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di incendio e minaccia. L'imputato contestava la qualificazione del fatto come incendio, sostenendo l'assenza di un effettivo pericolo per la pubblica incolumità. I giudici di legittimità hanno stabilito che la semplice riproposizione dei motivi già presentati in appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata, rende il ricorso generico e non esaminabile nel merito. Di conseguenza, la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione è diventata definitiva, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: confermata per il grave incendio
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato del reato di incendio. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, contestando la gravità degli indizi basati su intercettazioni telefoniche e chiedendo la riqualificazione del fatto in un reato meno grave. Lamentava inoltre l'assenza di esigenze cautelari, evidenziando il corretto comportamento tenuto durante un precedente periodo di arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, ritenendo la misura proporzionata a causa della gravità dell'incendio, della personalità negativa del soggetto e del concreto rischio di reiterazione del reato desunto dai suoi precedenti penali.
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Reato di incendio: confermata la condanna nonostante il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato a tre anni di reclusione per il reato di incendio. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello, lamentando una carenza di motivazione in merito all'applicazione della recidiva e alla quantificazione della provvisionale a favore della parte civile. I giudici di legittimità hanno ritenuto i motivi di ricorso manifestamente infondati, evidenziando come la sentenza di secondo grado avesse fornito risposte puntuali e coerenti a tutte le contestazioni. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di incendio: condanna definitiva se il ricorso copia l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato a tre anni di reclusione per il reato di incendio (art. 423 c.p.). L'imputato era stato ripreso mentre lanciava un'esca incendiaria, ma contestava la ricostruzione dei fatti e la natura dell'oggetto lanciato, lamentando anche il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano meramente ripetitivi rispetto a quelli già esaminati e respinti in appello. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non può effettuare una nuova valutazione delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di incendio: l’ora del rogo è incerta ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per danneggiamento e per il reato di incendio. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, lamentando in particolare la mancata individuazione dell'ora esatta in cui era divampato il rogo. La Suprema Corte ha chiarito che la mancanza di un orario preciso non annulla la gravità degli indizi complessivi raccolti a suo carico. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione in assenza di evidenti illogicità nella motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di incendio: condannato chi sabota i propri terreni
Il Proprietario del Terreno, dopo aver concesso il diritto di superficie a delle imprese energetiche per l'installazione di impianti fotovoltaici, ha avviato una serie di atti vandalici culminati nel tentativo di dare fuoco a una cabina elettrica ad alto voltaggio. Condannato nei gradi precedenti, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del fatto come reato di incendio e sostenendo l'avvenuta revoca della costituzione di parte civile da parte di alcuni danneggiati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attacco a impianti ad alto voltaggio configura il reato di incendio per l'intrinseca capacità di propagazione delle fiamme. Inoltre, la revoca della parte civile richiede una procura speciale, non bastando il mandato difensivo ordinario.
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Reato di incendio in cella: fiamme domate e ricorso respinto
Il Detenuto ha appiccato il fuoco alle suppellettili della propria cella, provocando un rogo domato solo grazie al tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria con gli estintori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando la condanna per il reato di incendio. I giudici hanno chiarito che l'azione era pienamente idonea a propagare le fiamme nell'intero locale. Inoltre, la richiesta di riduzione della pena per un presunto risarcimento del danno è stata respinta poiché la difesa non ha fornito alcuna prova documentale dell'avvenuto pagamento all'amministrazione penitenziaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di incendio: tra vendetta familiare e condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione e reato di incendio ai danni di due soggetti che avevano appiccato il fuoco a un cantiere nautico. I giudici hanno chiarito la differenza tra il semplice danneggiamento e il vero e proprio reato di incendio, che si configura quando le fiamme sono vaste, incontrollabili e mettono in pericolo l incolumita pubblica. Nel caso specifico, i complici avevano agito su mandato del fratello della vittima, estromesso dalla gestione societaria, con lo scopo di costringerla a farlo rientrare nell attivita. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi dei condannati, confermando le pene detentive e l obbligo di pagare le spese processuali, poiche le intercettazioni e i video di sorveglianza provavano chiaramente la gravita e la finalita estorsiva delle loro condotte distruttive.
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Reato di incendio: vendetta al lido non giustifica la tenuità del fatto
Un individuo ha appiccato il fuoco a un'auto per vendetta dopo essere stato allontanato da un lido, commettendo un reato di incendio. Condannato in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato vizi procedurali e il mancato riconoscimento di attenuanti o della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corrette le notifiche e ha confermato la validità delle motivazioni dei giudici precedenti. Il danno causato e il pericolo generato dal reato di incendio hanno giustificato il diniego della non punibilità per tenuità del fatto e delle attenuanti.
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Reato di incendio: video e abiti confermano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato del reato di incendio ai sensi dell'articolo 423 del codice penale. Il ricorrente era stato ritenuto responsabile nei primi due gradi di giudizio grazie a prove schiaccianti, tra cui riprese video effettuate nella notte del rogo e il ritrovamento di abiti specifici presso la sua abitazione. L'imputato ha tentato di impugnare la sentenza sostenendo un vizio di motivazione nella valutazione degli indizi, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che le doglianze erano generiche e miravano impropriamente a una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di Cassazione. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di incendio: distinzione e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di incendio ai danni di un soggetto che aveva appiccato il fuoco a un locale commerciale per vendetta. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica, chiedendo la riqualificazione in danneggiamento seguito da incendio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la vastità del rogo, l'uso di liquidi infiammabili e il pericolo concreto per la pubblica incolumità configurano pienamente il delitto di incendio doloso, distinguendolo nettamente dal semplice danneggiamento.
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