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Reato Di Evasione Dai Domiciliari

13 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di evasione dai domiciliari: confermata la sanzione
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Fermato dalle forze dell'ordine durante il controllo, l'imputato sostiene che l'allontanamento costituisca solo una violazione processuale della misura cautelare e non un nuovo delitto penale, chiedendo in subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione respinge integralmente la tesi difensiva. I giudici confermano che l'abbandono del domicilio integra a tutti gli effetti il reato di evasione dai domiciliari. L'aggravamento della misura cautelare e la sanzione penale operano su piani distinti e coesistenti. La Corte esclude anche la particolare tenuità a causa della durata prolungata dell'assenza e del contegno tenuto durante il controllo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Evasione dai domiciliari: basta non rispondere al citofono
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari a carico di un soggetto che non ha risposto ai controlli delle forze dell'ordine. Gli agenti di polizia avevano suonato ripetutamente e per lungo tempo al citofono dell'abitazione senza ottenere alcun riscontro. I giudici hanno stabilito che l'assenza di risposta a citofonate insistenti e prolungate consente di desumere legittimamente l'allontanamento non autorizzato dalla detenzione domiciliare. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando ostativa la durata ingiustificata dell'allontanamento e dichiarando il ricorso inammissibile con relativa condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: via dal tragitto autorizzato
Una persona sottoposta a misura cautelare aveva ottenuto il permesso di recarsi presso una struttura sanitaria lungo un tragitto prestabilito. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno rintracciato l'interessata in una piazza completamente estranea all'itinerario autorizzato. La difesa ha sostenuto che il provvedimento non indicasse un orario preciso di rientro per escludere l'illiceità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari. I giudici hanno chiarito che il rispetto del percorso autorizzato è vincolante e che la deviazione ingiustificata integra pienamente la violazione penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: finto malanno e condanna
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un soggetto sottoposto a misura cautelare per il reato di evasione dai domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione preventiva delle forze dell'ordine, giustificando la condotta con un improvviso mal di denti e la necessità di cure ospedaliere. Gli accertamenti medici hanno smentito l'urgenza sanitaria dichiarata. La Corte ha ritenuto sussistente la piena consapevolezza del reato ed escluso la particolare tenuità del fatto, considerando l'uso di un cellulare non segnalato per eludere i controlli e i precedenti specifici dell'uomo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dai domiciliari per mancata comunicazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari a carico di una persona sottoposta a misura restrittiva. Il soggetto si era allontanato dal proprio domicilio senza effettuare la necessaria comunicazione prescritta dall'autorità giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, ribadendo che ogni violazione non autorizzata integra pienamente la fattispecie penale e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione.
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Reato di evasione dai domiciliari: l’acqua non scusa la fuga
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione per acquistare acqua e ricaricare il cellulare. Fermato dalle forze dell'ordine, è stato accusato del reato di evasione dai domiciliari. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che comprare acqua o ricaricare il telefono non costituiscono pericoli gravi e imminenti tali da giustificare la violazione della misura. Inoltre, il possesso delle chiavi dell'auto e di una somma significativa di denaro dimostra una pianificazione incompatibile con la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: la scusa non regge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dai domiciliari. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio invocando uno stato di necessità che, tuttavia, è risultato privo di qualsiasi prova oggettiva. La difesa ha inoltre richiesto l'applicazione del reato continuato con una precedente condanna per rapina, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. I giudici hanno respinto la richiesta, evidenziando l'impossibilità di prevedere, al momento della rapina, la futura sottoposizione ai domiciliari e la successiva evasione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: finta visita e condanna
Un uomo sottoposto alla misura dei domiciliari si è allontanato da casa dichiarando di doversi recare dal medico per controlli sanitari. I Carabinieri hanno però accertato che il soggetto non si era mai presentato presso l'ambulatorio, nonostante le telefonate di avviso di uscita e rientro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari, dichiarando inammissibile il ricorso del condannato. La Suprema Corte ha chiarito che l'allontanamento con un falso pretesto integra pienamente il reato, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dai domiciliari: campanello funzionante e condanna
Il Sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Durante un controllo di routine, le forze dell'ordine hanno suonato ripetutamente al campanello della sua abitazione, accertandone il perfetto funzionamento, senza ricevere alcuna risposta. Il Sottoposto non ha fornito alcuna giustificazione plausibile per la sua mancata reperibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, in quanto volto a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: la rosticceria costa cara
Il protagonista della vicenda, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione per recarsi in una rosticceria. La difesa ha cercato di giustificare l'allontanamento definendolo una breve assenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione dai domiciliari. I giudici hanno chiarito che l'acquisto di cibo in una rosticceria non costituisce un motivo idoneo o una necessità urgente tale da giustificare la violazione della misura restrittiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: basta un passo fuori casa
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione dai domiciliari dopo essere stato sorpreso a superare i confini della propria abitazione. Nonostante il tentativo di rientrare in casa prima di essere scoperto, le forze dell'ordine lo hanno intercettato sulla soglia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il semplice superamento del confine domestico configura il reato, indipendentemente dalla volontà di sottrarsi definitivamente ai controlli. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e la recidiva escludono la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dai domiciliari: il sonno non salva l’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per il reato di evasione dai domiciliari. L'uomo, sottoposto alla detenzione domiciliare, non aveva risposto al controllo notturno delle Forze dell'Ordine, nonostante i ripetuti e vigorosi tentativi di farsi aprire durati circa quindici minuti. La difesa sosteneva che L'Imputato fosse in casa ma addormentato a causa di una dipendenza da alcol certificata dal Ser.D. I giudici hanno ritenuto tale giustificazione del tutto inverosimile, confermando che la mancata risposta equivale all'allontanamento volontario. La Cassazione ha ribadito che il controllo di legittimità non può rivalutare le prove se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dai domiciliari: la telefonata non salva
Un uomo sottoposto alla detenzione domiciliare si allontana dalla propria abitazione fuori dagli orari consentiti. L'Imputato si difende affermando di aver avvisato telefonicamente l'ufficio di controllo e di non avere l'intenzione di commettere il reato di evasione dai domiciliari. La Corte di Cassazione respinge questa tesi. I giudici chiariscono che una semplice telefonata, peraltro non dimostrata, non giustifica l'uscita. L'Imputato conosceva perfettamente i limiti orari imposti dal Giudice (dalle 16:00 alle 19:00). Di conseguenza, la sua condotta risulta volontaria e pienamente colpevole. L'Imputato perde il ricorso in via definitiva e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di 3.000 euro a favore dello Stato.
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