LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Continuato — Anno 2022

Pagina 38 di 40

1002 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Continuato

Provvedimenti

Revoca dell’indulto: la Cassazione salva il reato continuato
Il Condannato aveva ottenuto il beneficio dell'indulto. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ne disponeva la revoca dell'indulto poiché l'uomo aveva commesso nuovi reati entro cinque anni, ricevendo una condanna complessiva a due anni di reclusione per reato continuato. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il calcolo della pena per la revoca non dovesse basarsi sulla pena complessiva (comprensiva dell'aumento per la continuazione), ma solo sulla sanzione prevista per il reato più grave. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di reato continuato, ai fini della revoca del beneficio si deve considerare esclusivamente la pena inflitta per la violazione più grave, escludendo gli aumenti per la continuazione. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per cinque condanne definitive relative a reati tributari, fallimentari, associazione mafiosa e porto d'armi. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non ravvisando un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale e specifica dei singoli reati, non potendosi confondere con una generica scelta di vita delinquenziale o con l'abitualità nel commettere illeciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: nullo il calcolo della pena senza scorporo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due sentenze definitive. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta rideterminando la pena complessiva, ma senza specificare i singoli aumenti per i reati satellite né individuare correttamente il reato più grave. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice deve prima scorporare i reati precedentemente uniti, individuare la pena per il reato più grave e poi applicare gli aumenti per i reati satellite, calcolando le riduzioni per il rito scelto. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione annulla il no al cumulo delle pene
Il Condannato richiedeva al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne irrevocabili legate al traffico di stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione accoglieva parzialmente la richiesta, escludendo una condanna specifica a causa di una precedente preclusione e ricalcolando la pena. Il Condannato proponeva ricorso per cassazione, lamentando un errore nel calcolo dello sconto per il rito abbreviato e un difetto di motivazione sull'esclusione del vincolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice non ha spiegato in modo logico e dettagliato i motivi dell'esclusione della continuazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente al rigetto della continuazione e alla determinazione della pena, rinviando il caso alla Corte di appello per un nuovo esame.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la pena resta severa
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena e i relativi aumenti per la continuazione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale ha applicato correttamente i criteri di legge sulla gravità del reato e sulla personalità del reo. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto tra mafia e discarica abusiva
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa ed estorsione e una successiva per gestione di discarica abusiva. La difesa sosteneva che i reati derivassero dalla stessa indagine e coinvolgessero le stesse persone. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un'unica e preventiva programmazione dei singoli illeciti. Nel caso specifico, vi è un'assoluta eterogeneità tra i reati di mafia e il reato ambientale, quest'ultimo privo di finalità mafiose e commesso con soggetti estranei alla cosca. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: tra disegno criminoso e stile di vita
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi tra il 2009 e il 2012 in diverse province lombarde ed emiliane. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che la notevole distanza temporale, la diversità dei luoghi e la complicità di soggetti differenti dimostravano una generica propensione a delinquere e non un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che il reato continuato esige una programmazione iniziale specifica dei singoli reati. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per reati mafiosi e comuni
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due diverse sentenze di condanna. La prima riguardava reati di associazione a delinquere comune ed emissione di fatture false; la seconda riguardava reati di stampo mafioso ed estorsione. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione unitaria iniziale e non una generica scelta di vita delinquenziale, specialmente quando i reati sono riconducibili a due diverse organizzazioni criminali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: quando il reato è diverso
Un Ingegnere ha impugnato la misura cautelare interdittiva applicata per il reato di turbata libertà degli incanti. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, originariamente autorizzate per un diverso reato di concussione contestato a una funzionaria comunale. Il Tribunale del riesame aveva ritenuto legittimo l'uso dei verbali ritenendo i reati legati da un medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione sulla continuazione dei reati spetta al giudice di merito. Di conseguenza, l'utilizzabilità delle intercettazioni è stata confermata poiché i reati erano uniti da un preciso legame temporale e finalistico volto a manipolare le gare pubbliche.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: la scusa del terzo non salva
Il caso riguarda L'Imputato, condannato nei gradi di merito per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto marijuana e cocaina in un capanno situato sul terreno in suo possesso. L'Imputato ammetteva la detenzione della marijuana ma negava quella della cocaina, sostenendo che un terzo sconosciuto l'avesse nascosta a sua insaputa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo del tutto logica e coerente la ricostruzione dei giudici di merito. La tesi difensiva è stata giudicata del tutto inverosimile, considerando che L'Imputato gestiva l'area e vi nascondeva già l'altra sostanza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato o scelta di vita: la Cassazione decide
Un venditore di supporti audiovisivi contraffatti viene condannato per ricettazione e violazione del diritto d'autore. L'imputato propone ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione del reato continuato con una precedente condanna del 2010. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'attività illecita, protratta dal 1992 nonostante le condanne, non rappresenta un unico disegno criminoso pianificato all'origine, bensì una consapevole scelta di vita per vivere con i proventi dei reati. Di conseguenza, non si applica il beneficio della continuazione. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se il crimine è uno stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. Il ricorrente era stato condannato per ricettazione, riciclaggio ed estorsione di veicoli. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato in fase di esecuzione non basta la somiglianza dei reati o uno stile di vita incline al crimine. È invece necessaria la prova di un disegno criminoso unitario, cioè di una programmazione preventiva e specifica di tutti gli illeciti fin dal primo reato. Nel caso in esame, la distanza temporale di cinque anni e il passaggio da azioni solitarie alla partecipazione a una banda organizzata escludono un progetto iniziale unico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per colpi distanti
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per un condannato. Il soggetto aveva commesso una tentata rapina a Napoli nell'agosto del 2014 e, dopo quasi tre mesi, due tentati furti nel casertano. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un disegno criminoso unitario a causa della distanza temporale, della diversità geografica, delle differenti modalità esecutive e dei diversi beni presi di mira. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione iniziale specifica e non può essere confuso con una generica scelta di vita improntata al crimine. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: stile di vita criminale o piano unitario?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per cinque evasioni dagli arresti domiciliari compiute in sei mesi. Il ricorrente sosteneva che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso. I giudici hanno chiarito che la scelta di vita improntata al crimine non equivale a una programmazione unitaria dei singoli reati. Le evasioni sono state giudicate come decisioni autonome ed estemporanee, prive di una pianificazione preventiva. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto della continuazione in sede esecutiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
Il caso esamina la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato presentata da un condannato per molteplici episodi di detenzione di marijuana. Il soggetto mirava a ottenere una riduzione della pena complessiva in fase di esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. I giudici hanno rilevato che un intervallo temporale superiore a sei mesi tra le condotte esclude l'esistenza di un disegno criminoso unitario pianificato in origine. La reiterazione di reati simili non equivale a una programmazione preventiva, ma rappresenta una scelta di vita illecita o una serie di decisioni estemporanee. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato furto aggravato: la Cassazione nega il rinvio e la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per tentato furto aggravato. L'imputato contestava il rifiuto di rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore, impegnato in un altro tribunale. La Suprema Corte ha chiarito che l'istanza non era tempestiva né adeguatamente documentata. Inoltre, la difesa non aveva verificato la ricezione della PEC inviata a un indirizzo ordinario. I giudici hanno anche escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, poiché la pena edittale massima per il tentato furto aggravato supera i cinque anni di reclusione. Infine, la Cassazione ha confermato la congruità dell'aumento di pena per la continuazione con precedenti reati, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: regole sul calcolo proporzionale della pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per reati di droga. Il ricorrente contestava il calcolo dell'aumento di pena applicato per il reato continuato, ritenendolo privo di motivazione. I giudici hanno invece stabilito che la Corte d'Appello ha agito correttamente. Il calcolo ha rispettato il principio di proporzionalità tra la pena base per il reato più grave e l'aumento per il reato satellite meno grave. La decisione si fonda sulla valutazione della personalità del reo, in linea con i criteri di legge. Di conseguenza, la condanna a diciannove anni di reclusione è stata confermata e il ricorrente dovrà pagare le spese processuali.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto per chi sceglie la vita criminale
Il Condannato ha richiesto al Tribunale l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne definitive per ricettazione, spaccio di droga e violazione della legge sulle armi. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non riscontrando un progetto unitario iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valorizzazione della vicinanza temporale e dell'omogeneità dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice scelta di vivere di espedienti criminali (programma di vita delinquenziale) non equivale al medesimo disegno criminoso richiesto per il reato continuato. La diversità dei contesti di tempo, di luogo e la differente natura dei reati escludono l'unificazione della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva: stop al rigetto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne per truffa subite tra il 2011 e il 2013. Il Tribunale di Vercelli, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta senza considerare che per alcuni di questi reati la continuazione era già stata riconosciuta dai giudici nei processi di merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le valutazioni precedenti dei giudici della cognizione senza fornire una motivazione dettagliata. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata e ha disposto il rinvio del caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione della vicenda.
Continua »
Determinazione della pena: la violenza cancella lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per rapina aggravata e ricettazione dopo aver aggredito violentemente una guardia giurata per sottrarle l'arma e utilizzare un furgone rubato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena, sostenendo l'applicazione retroattiva di una legge sanzionatoria più severa e una errata applicazione della continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sanzione inflitta rientrava perfettamente nei limiti edittali della legge precedente, più favorevole, e che lo scostamento dal minimo era ampiamente giustificato dalla gravità della condotta violenta. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »