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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la pena resta severa

Il Ricorrente è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena e i relativi aumenti per la continuazione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale ha applicato correttamente i criteri di legge sulla gravità del reato e sulla personalità del reo. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12670 Anno 2022
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale e i limiti della pena

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale comporta gravi conseguenze penali. Spesso i condannati cercano di contestare la severità della sanzione ricevuta nei primi gradi di giudizio. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un principio fondamentale: la determinazione della pena è una scelta che spetta principalmente al giudice di merito. Se il magistrato rispetta i criteri stabiliti dalla legge, la sua decisione non può essere messa in discussione nei successivi gradi di giudizio.

La vicenda nasce dalla condanna di un cittadino che aveva fornito dichiarazioni non veritiere a un pubblico ufficiale. Questo comportamento integra perfettamente il reato previsto dal codice penale. Il tribunale e la corte d’appello avevano quantificato la sanzione applicando anche gli aumenti previsti per la continuazione dei reati. Il condannato ha ritenuto la pena eccessiva e ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte.

Il caso concreto e la falsa attestazione a pubblico ufficiale

La condotta del Ricorrente ha violato la fede pubblica. Fornire dati falsi a chi rappresenta lo Stato costituisce un illecito grave. I giudici di merito hanno esaminato i fatti e hanno stabilito la responsabilità penale del soggetto. Oltre alla responsabilità, i magistrati hanno dovuto quantificare la sanzione. Per fare questo, hanno applicato le regole sulla continuazione dei reati. Questa procedura permette di unificare le pene quando più reati derivano dallo stesso disegno criminoso.

Il Ricorrente ha basato la sua difesa sulla presunta eccessività della sanzione. Il suo atto di ricorso lamentava una violazione di legge e un vizio di motivazione. Secondo la difesa, i giudici di merito non avevano giustificato in modo adeguato la misura della pena inflitta. Questa contestazione rappresenta un tentativo comune nei processi penali, ma si scontra con limiti procedurali molto rigidi.

La discrezionalità del giudice nella determinazione della pena

La legge attribuisce al giudice di merito un ampio potere discrezionale (la facoltà di decidere secondo il proprio prudente apprezzamento). Questo potere non è assoluto ma deve seguire i criteri indicati dal codice penale. Il magistrato deve valutare la gravità del reato e la capacità a delinquere del colpevole. La gravità si desume dalle modalità dell’azione, dalla gravità del danno e dall’intensità del dolo (la volontà cosciente di commettere il reato).

La capacità a delinquere si valuta invece considerando i motivi del reato, i precedenti penali e la condotta contemporanea o successiva al reato. Quando il giudice rispetta questi parametri, la sua scelta è insindacabile in sede di legittimità. La Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. La Suprema Corte deve solo verificare che la motivazione della sentenza sia logica e coerente.

Le motivazioni: la valutazione della falsa attestazione a pubblico ufficiale

I giudici della Cassazione hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato. La motivazione della sentenza impugnata è apparsa solida e priva di vizi logici. I magistrati di merito hanno quantificato la pena per la falsa attestazione a pubblico ufficiale rispettando pienamente i limiti ed i criteri di legge. Gli aumenti per la continuazione sono stati calcolati in modo corretto e proporzionato.

La Suprema Corte ha ricordato che la discrezionalità del giudice si muove entro una cornice edittale (il minimo e il massimo della pena previsti dalla legge). Se la sanzione finale si colloca in questa fascia e il giudice spiega brevemente le ragioni della sua scelta, l’obbligo di motivazione è adempiuto. Nel caso specifico, la corte d’appello aveva fornito una spiegazione logica e aderente ai fatti. Di conseguenza, non vi era alcuno spazio per una riforma della decisione.

Le conclusioni: la decisione definitiva della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato. Questa pronuncia mette la parola fine alla vicenda giudiziaria. Il Ricorrente non solo deve scontare la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio, ma deve anche farsi carico delle spese del processo di legittimità.

Inoltre, la dichiarazione di inammissibilità comporta una sanzione pecuniaria aggiuntiva. Poiché il ricorso è stato ritenuto palesemente infondato per colpa del ricorrente, la Corte lo ha condannato al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione evidenzia l’importanza di valutare con estrema attenzione l’opportunità di un ricorso in Cassazione, specialmente quando si contesta unicamente la misura della pena.

Quali sono le conseguenze se si forniscono dati falsi a un pubblico ufficiale?
Si rischia una condanna penale per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, con una pena detentiva e l’iscrizione della condanna nel casellario giudiziale.

La Corte di Cassazione può ridurre una pena ritenuta troppo alta?
No, la Cassazione non può ricalcolare la pena se il giudice di merito ha applicato correttamente i criteri di legge e ha motivato la sua scelta in modo logico.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione manifestamente infondato?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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