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Reato Continuato In Fase Esecutiva

87 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato continuato in fase esecutiva: ricorso rigettato
Un condannato ha richiesto al Tribunale l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva per ottenere una riduzione cumulativa della pena su condanne definitive pregresse. Il Tribunale ha respinto la richiesta ritenendo assenti i presupposti di un unico disegno criminoso. L'interessato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando violazione di legge e difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su mere censure di fatto già correttamente esaminate e respinte nel merito. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Reato continuato in fase esecutiva negato: ricorso inammissibile
Un condannato ha presentato istanza al giudice dell'esecuzione per ottenere il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva tra plurime condanne definitive. La Corte di Appello ha rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un disegno criminoso unitario e la presenza di autonome deliberazioni delittuose. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, evidenziando che la richiesta mirava a una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: quando la Cassazione lo nega
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene derivanti da due distinte sentenze irrevocabili. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la domanda evidenziando la distanza temporale e la diversa localizzazione geografica dei fatti. Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione lamentando violazione di legge e difetto di motivazione, sostenendo che l'identità dei reati e la similitudine delle condotte provassero un disegno criminoso unico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'omogeneità dei reati non basta a provare il reato continuato in fase esecutiva in assenza di prove sulla programmazione iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: truffe seriali e cumulo
Un uomo condannato per molteplici truffe e ricettazioni ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare diverse condanne definitive e ottenere uno sconto di pena. Il giudice dell'esecuzione ha accolto l'istanza soltanto per alcuni raggiri collegati a finti concorsi canori, escludendo una truffa tramite assegno rubato, un episodio avvenuto a notevole distanza di anni e un'altra frode basata su false promesse di assunzione televisiva. Il condannato ha fatto ricorso sostenendo che l'omogeneità dei reati dimostrasse un piano unitario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso: la ripetizione di reati simili e la generale inclinazione a delinquere non bastano a dimostrare un disegno criminoso prestabilito.
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Reato continuato in fase esecutiva: no al ricalcolo delle pene
Il Condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene derivanti da diverse sentenze, inclusa una pronuncia estera riconosciuta in Italia. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice dell'esecuzione non può applicare la continuazione tra reati già giudicati nello stesso processo, facoltà riservata al solo giudice del dibattimento. Inoltre, per i reati giudicati separatamente mancava un unico disegno criminoso a causa delle distanze temporali e dei diversi titoli di reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: la distanza temporale pesa
Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per più condanne relative a reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2006-2008 e nel 2015. La Corte di Appello ha respinto l'istanza evidenziando l'eccessivo divario temporale tra i fatti e la mancanza di elementi idonei a provare un disegno criminoso unitario preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice commissione di reati della stessa specie non basta per unificare le pene quando intercorre un notevole lasso di tempo in assenza di un piano delinquenziale preordinato.
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Reato continuato in fase esecutiva tra programma e casualità
Il Condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva per unificare condanne per associazione mafiosa e un successivo ferimento con arma da fuoco. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando una distanza di nove anni tra gli episodi e la natura estemporanea della seconda condotta, nata da una lite durante una cerimonia. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso: una generica scelta di vita deviante non coincide con l'originario e unitario disegno criminoso. Il lungo intervallo temporale e la totale assenza di programmazione preventiva escludono la continuazione tra le violazioni. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: tra serialità e piano unico
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione dopo che il Tribunale di Roma ha rigettato la sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva. L'interessato chiedeva l'unificazione delle pene relative a sette sentenze irrevocabili, suddivise in tre gruppi distinti, sostenendo l'omogeneità delle condotte e la loro vicinanza temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale di mesi e la serialità dei reati dimostrano soltanto una persistente inclinazione a delinquere, non un unico programma criminoso concepito in anticipo. La richiesta è stata valutata come un mero tentativo di riesaminare il merito dei fatti. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto di pena
Un uomo condannato per diversi furti, commessi in periodi distinti tra il 2011 e il 2020, ha chiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per ottenere uno sconto sulla pena complessiva. Il giudice di merito ha respinto l'istanza, riscontrando solo una serialità abituale di reati eseguiti a notevole distanza di tempo e in posti diversi, senza un disegno preventivo unitario. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione della decisione precedente risulta logica e priva di vizi, mentre la difesa ha avanzato soltanto argomenti generici. Di conseguenza, il condannato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: confini e unione pene
Un condannato per associazione mafiosa ed estorsioni ha chiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare diverse condanne definitive. La Corte di Appello ha accolto l'istanza per i delitti commessi in un comune, ma l'ha respinta per un'estorsione avvenuta in una città limitrofa, ritenendo non provata la preventiva programmazione del crimine al momento dell'ingresso nel clan. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata. I giudici di merito hanno ignorato le prove documentali prodotte dalla difesa che dimostravano come l'influenza territoriale dell'organizzazione criminale includesse sin dall'origine anche la seconda area. Il giudice dell'esecuzione deve verificare l'effettivo piano unitario senza automatismi e riesaminare tutti gli atti.
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Reato continuato in fase esecutiva: l’abitudine non dà sconti
Un uomo condannato con diverse sentenze definitive ha chiesto al Tribunale il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva, allo scopo di unificare le pene e ridurne la durata complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta: la presenza di reati simili commessi nello stesso lasso temporale dimostra una mera abitudine a delinquere, ma non prova un unico disegno criminoso originario, considerata la diversità delle modalità esecutive. Il condannato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la decisione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione del piano criminale spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese legali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no al ricalcolo della pena
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza volta ad applicare la disciplina del reato continuato in fase esecutiva in favore di un uomo condannato per vari reati contro la moglie e la suocera. L'uomo sosteneva che le intime minacce, la violazione di domicilio, i danneggiamenti e il furto fossero parte di un unico piano persecatorio programmato fin dall'inizio. I giudici hanno invece chiarito che una generica intenzione persecutoria non equivale a un disegno criminoso specifico. Senza la prova di un piano preventivo dettagliato, le condotte rimangono episodi autonomi e impulsivi. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto automatico
Una persona condannata con quattro distinte sentenze definitive ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva, per ottenere uno sconto di pena. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della distanza cronologica dei reati, della diversità dei luoghi e delle modalità esecutive. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando la medesima tipologia di reati e il proprio stato di tossicodipendenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati indica abitualità criminosa e non una pianificazione unitaria iniziale. Inoltre, lo stato di tossicodipendenza non genera automaticamente la continuità senza una prova concreta del legame diretto tra le condotte. La persona ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: pena unica e reati satellite
Il Condannato ha richiesto la fusione delle pene relative a diverse condanne irrevocabili per reati associativi ed estorsivi. Il Giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il Reato continuato in fase esecutiva, rideterminando la sanzione complessiva in ventitré anni, sei mesi e venti giorni di reclusione. Il magistrato ha individuato l'illecito più grave e applicato distinti aumenti di pena per i reati satellite. Il Condannato ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando l'omessa riduzione degli aumenti e una carenza motivazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la correttezza del calcolo. La Corte ha ritenuto congrua la motivazione del giudice, fondata sulla spiccata pericolosità criminale del soggetto e sull'assenza di efficacia deterrente della precedente carcerazione. Il Condannato deve quindi scontare la pena rideterminata e pagare le spese processuali.
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Reato continuato in fase esecutiva: il silenzio non è una colpa
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di diverse sentenze irrevocabili. La Corte d'Appello aveva respinto l'istanza ritenendo che il silenzio dell'imputato durante i processi principali fosse un indice negativo. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata richiesta di continuazione durante il processo non impedisce di ottenerla in sede esecutiva. L'imputato ha il pieno diritto di difendersi nel merito senza subire pregiudizi successivi.
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Reato continuato in fase esecutiva: annullato l’aumento di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene derivanti da due distinte sentenze di condanna penale. La Corte d'Appello ha accolto l'istanza e ha calcolato la pena unica, ma ha aumentato gli anni di carcere per i reati minori senza fornire alcuna motivazione sulla misura degli aumenti. Il Condannato ha quindi proposto ricorso in Cassazione contestando il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto specifico, evidenziando che il giudice deve sempre spiegare il valore attribuito ai reati accessori quando stabilisce la pena complessiva. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza limitatamente al calcolo della pena, disponendo un nuovo esame davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello per rideterminare la sanzione in modo congruo e motivato.
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Reato continuato in fase esecutiva: limiti e rigetto
Un condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione del vincolo della continuazione tra diverse condanne per reati contro il patrimonio e la persona. Il Tribunale ha accolto parzialmente la richiesta, unificando solo gli episodi commessi nello stesso lasso temporale del 2021 ed escludendo le condanne del 2019 e una sentenza contenente rapina e lesioni senza continuazione interna. Il difensore ha impugnato il diniego davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo di includere almeno la singola rapina. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Il reato continuato in fase esecutiva non può operare su reati separati se il giudice del processo originario ha escluso il vincolo interno, né il condannato può mutare la domanda direttamente in Cassazione.
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Reato continuato in fase esecutiva: i limiti agli aumenti di pena
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso de Il Condannato contro l'ordinanza della Corte d'appello relativa all'applicazione del reato continuato in fase esecutiva su cinque condanne definitive. Il giudice dell'esecuzione aveva calcolato erroneamente sedici reati satellite anziché quindici, conteggiando un reato in materia di armi inesistente nel computo. Inoltre, aveva incrementato la sanzione per tredici reati in materia di stupefacenti di tre mesi ciascuno, superando i due mesi fissati nella sentenza originaria di condanna. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può aumentare le pene intermedie rispetto a quanto deciso in sede di cognizione. La Cassazione ha eliminato quattordici mesi complessivi e ha rideterminato direttamente la pena finale in ventotto anni, sei mesi e venti giorni di reclusione, applicando la riduzione per il rito abbreviato e riducendo la precedente sanzione.
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Reato continuato in fase esecutiva: no al cumulo tra cosche
Un condannato per associazione mafiosa e reati di droga ha richiesto l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di due condanne definitive pronunciate in procedimenti distinti. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza, rilevando una distanza temporale di oltre tre anni tra le condotte e ruoli associativi differenti, passati da semplice partecipe a vertice apicale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'appartenenza a un contesto criminale omogeneo non basta a provare un disegno criminoso unitario iniziale. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no se le condotte divergono
Un condannato per molteplici reati patrimoniali e contro la persona, accertati con quattro sentenze definitive, ha chiesto il riconoscimento dell'unicità del disegno criminoso. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta. La Suprema Corte ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato in fase esecutiva non opera automaticamente in presenza di reati simili. L'ampio intervallo temporale tra gli episodi, le differenti modalità operative, i diversi luoghi di commissione e una custodia cautelare intermedia smentiscono l'esistenza di un programma delinquenziale unitario prestabilito fin dall'inizio.
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