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Ratione Temporis

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2721 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione contributiva sportiva: associazione batte l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Associazione Sportiva il pagamento dei contributi per quattro istruttori. L'Associazione si è opposta, sostenendo la natura non professionale delle prestazioni e l'assenza di scopo di lucro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, confermando l'applicazione dell'esenzione contributiva sportiva. I giudici hanno chiarito che le somme corrisposte ai collaboratori di realtà dilettantistiche, entro i limiti di legge, non sono soggette a contribuzione se l'attività non è svolta in modo professionale o abituale. Per beneficiare dell'agevolazione non basta l'affiliazione formale al CONI, ma serve la prova concreta dell'assenza di lucro e dello svolgimento di reale attività dilettantistica. L'Associazione vince definitivamente la causa e non deve pagare i contributi richiesti.
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Esenzione contributiva collaboratori sportivi: CONI non basta
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per cinque istruttori di una palestra gestita da un'associazione sportiva dilettantistica. La Corte d'Appello aveva annullato la richiesta dell'ente, ritenendo che l'affiliazione al CONI bastasse a presumere la natura non professionale delle prestazioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'esenzione contributiva collaboratori sportivi non è automatica. Per ottenerla, l'associazione deve dimostrare concretamente l'assenza di scopo di lucro e la natura non professionale dell'attività svolta dagli istruttori. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Retroattività della legge penale: annullate le sanzioni del 2019
Un cittadino ha concordato una pena di un anno e sei mesi per un reato di corruzione commesso nel 2015. Il giudice dell'udienza preliminare ha applicato anche le sanzioni accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici e dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, introdotte da una riforma del 2019. Il condannato ha proposto ricorso contestando l'applicazione retroattiva di tali sanzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in base al principio di retroattività della legge penale, che vieta l'applicazione di norme penali sfavorevoli a fatti commessi prima della loro entrata in vigore. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente alle sanzioni accessorie, eliminandole del tutto.
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Rettifica del corrispettivo IVA: stop alle presunzioni del fisco
L'Azienda e i suoi soci impugnavano gli avvisi di accertamento con cui l'Amministrazione finanziaria rettificava i corrispettivi delle vendite di alcuni immobili ai fini IRES, IRAP, IVA e IRPEF, ritenendoli sottocosto. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda in relazione alla rettifica del corrispettivo IVA. La Corte ha stabilito che, per l'anno d'imposta 2005, se il prezzo dichiarato nel rogito è pari o superiore al valore catastale, l'ufficio non può procedere alla rettifica del corrispettivo IVA basandosi su semplici presunzioni. La rettifica è legittima solo se l'ufficio possiede un documento scritto (come un preliminare o un mutuo) che provi un prezzo maggiore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale.
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Accertamento sintetico: vecchi incassi contro pretese del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento sintetico emesso nei confronti di una contribuente che aveva dichiarato un reddito pari a zero per il 2007. La contribuente si era difesa sostenendo che le spese contestate derivassero dalla vendita di beni mobili nel 2005 e dal disinvestimento di titoli. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, in caso di accertamento sintetico, non basta dimostrare di aver percepito somme non tassabili in passato. Il contribuente deve provare anche la persistenza della disponibilità di tali somme e la durata del loro possesso al momento delle spese contestate, soprattutto se vi è un significativo distacco temporale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Accertamento sintetico: quando il passato non giustifica le spese
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per l'anno 2007 nei confronti di una contribuente che aveva dichiarato reddito zero. La contribuente giustificava le spese contestate tramite un accertamento sintetico adducendo la vendita di beni mobili nel 2005 e il disinvestimento di fondi nel 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il contribuente, per superare l'accertamento sintetico, deve dimostrare non solo la disponibilità di somme non imponibili, ma anche la durata del loro possesso e la loro persistenza al momento delle spese. La mancanza di prove documentali attendibili rende illegittimo l'annullamento dell'atto impositivo.
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Canone aggiuntivo idroelettrico: legittimo anche senza legge
Una società energetica ha impugnato la delibera della Regione Lombardia che, nel disporre la prosecuzione temporanea di dieci concessioni idroelettriche scadute, imponeva il pagamento di un canone aggiuntivo. La società sosteneva che tale canone violasse la riserva di legge prevista dalla Costituzione, poiché i criteri di calcolo erano stati definiti in via discrezionale dalla Giunta regionale. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso, stabilendo che il canone aggiuntivo non costituisce una tassa o un prelievo forzoso, bensì un corrispettivo per lo sfruttamento temporaneo di beni pubblici e impianti già ammortizzati. Di conseguenza, la determinazione delle modalità e degli importi del canone aggiuntivo non richiede una specifica copertura legislativa, rientrando nella legittima potestà regolatoria e contrattuale della Regione.
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Esenzione contributiva sportiva: no a custodi e giardinieri
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un'Associazione Sportiva Dilettantistica per le prestazioni di quattro collaboratori (un giardiniere, un addetto alle pulizie e due custodi). Il Presidente dell'Associazione sosteneva che tali compensi rientrassero nell'esenzione contributiva sportiva prevista per i redditi diversi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Associazione. I giudici hanno stabilito che l'esenzione non si applica in modo automatico solo grazie all'affiliazione al CONI. Nel caso specifico, i lavoratori svolgevano mansioni ordinarie in modo abituale, ripetitivo e professionale, superando anche le soglie economiche di esenzione. Di conseguenza, l'Associazione deve versare i contributi previdenziali ordinari e pagare le spese legali.
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Nuove prove in appello: la Cassazione salva i fideiussori
I Fideiussori di una società contestavano i saldi di conto corrente richiesti dalla Banca, opponendosi al decreto ingiuntivo. In secondo grado, i garanti presentavano una scrittura privata di transazione del 2008 che chiudeva ogni pendenza tra la società debitrice e l'istituto di credito. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile il documento perché producibile già in primo grado. La Cassazione accoglie il ricorso dei Fideiussori: secondo la legge applicabile all'epoca, il giudice d'appello non poteva limitarsi a rifiutare il documento per il ritardo, ma doveva valutarne l'indispensabilità per la decisione. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame del merito, confermando l'importanza delle regole sulle nuove prove in appello.
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Rendita catastale pale eoliche: il Fisco perde contro le torri
Una società energetica ha proposto l'aggiornamento della rendita catastale di un parco eolico, escludendo dal calcolo il valore della torre di sostegno dell'aerogeneratore. L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la dichiarazione, ritenendo che la torre dovesse essere inclusa come costruzione stabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre di sostegno è un elemento essenziale e integrato nel processo di produzione dell'energia. Di conseguenza, essa rientra tra i macchinari funzionali all'attività produttiva (i cosiddetti imbullonati) ed è esclusa dal calcolo della rendita catastale pale eoliche. Vince la società energetica, che non dovrà pagare le imposte su tale componente.
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Notifica a mezzo posta privata: il Fisco perde il ricorso tardivo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che dichiarava inammissibile il suo appello contro una società immobiliare. La notifica dell'appello era stata effettuata tramite un servizio postale privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio, confermando l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la notifica a mezzo posta privata effettuata da un operatore privo di licenza è nulla e non inesistente. Tuttavia, la sanatoria per raggiungimento dello scopo non garantisce la tempestività del ricorso in mancanza di certezza legale sulla data di consegna. Poiché l'Amministrazione finanziaria non ha fornito la prova della tempestività della notifica entro i termini di legge, l'appello è stato dichiarato tardivo. Vince la società immobiliare, con compensazione delle spese di giudizio.
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Rendita catastale pale eoliche: fisco sconfitto sulla torre
La Corte di Cassazione ha confermato che la torre di supporto di un aerogeneratore eolico non deve essere conteggiata nel calcolo della rendita catastale pale eoliche. Una società energetica aveva proposto una rendita ridotta escludendo la struttura della turbina. L'Agenzia delle Entrate aveva invece ricalcolato la rendita includendo il valore della torre. I giudici di merito hanno accolto il ricorso della società, ritenendo la torre un elemento funzionale alla produzione di energia e non una costruzione edilizia autonoma. La Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la strumentalità dell'impianto prevale sulla sua consistenza fisica.
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Rendita catastale pale eoliche: fisco sconfitto in Cassazione
L'Azienda Energetica ha proposto una variazione della rendita catastale per un'area con aerogeneratori, escludendo dal calcolo il valore della torre di sostegno, del rotore e della navicella. L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la rendita, includendo la torre. L'Azienda Energetica ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre di sostegno di un aerogeneratore è un elemento essenziale per la produzione di energia e non una semplice costruzione edile. Di conseguenza, per determinare la rendita catastale pale eoliche, la torre deve essere esclusa dal calcolo in quanto componente impiantistica funzionale al processo produttivo (i cosiddetti imbullonati). Vince l'Azienda Energetica, che non dovrà pagare le imposte sulla torre.
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Rendita catastale pale eoliche: torri escluse dalla tassazione
L'Azienda energetica proponeva una variazione catastale escludendo dal calcolo la torre di sostegno dell'aerogeneratore. L'Ufficio Finanziario rettificava la dichiarazione, includendo la torre nel calcolo per aumentare il valore fiscale. L'Azienda impugnava l'atto e i giudici di merito le davano ragione, ritenendo la torre un elemento funzionale alla produzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio Finanziario, confermando che la torre di sostegno, insieme a rotore e navicella, costituisce un unicum impiantistico escluso dalla stima diretta. Di conseguenza, la rendita catastale pale eoliche non deve comprendere il valore della torre di supporto, in quanto macchinario essenziale per il processo produttivo di energia.
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Rendita catastale: fisco ko sulle torri delle pale eoliche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la rendita catastale proposta da una società energetica per un parco eolico, pretendendo di includere nel calcolo del valore anche la torre di sostegno dell'aerogeneratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre è un elemento essenziale e integrato nel processo produttivo di energia elettrica. Di conseguenza, essa rientra tra i macchinari funzionali all'attività industriale (i cosiddetti imbullonati) ed è esclusa dalla stima per determinare la rendita catastale. Vince la società proprietaria dell'impianto, che non dovrà pagare le imposte su tale componente.
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Pensionati e Gestione Separata INPS: quando scatta l’obbligo
Un perito industriale in pensione dal 2001 continuava a svolgere attività libero-professionale nel 2006. L'INPS richiedeva il pagamento dei contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS per tali redditi. I giudici di merito avevano annullato la pretesa dell'ente, ritenendo il professionista esonerato in quanto iscritto alla propria cassa professionale (EPPI). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS sussiste per tutti i lavoratori autonomi i cui contributi versati alla cassa professionale non siano idonei a generare una futura prestazione pensionistica diretta, ma abbiano solo natura solidaristica. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Roma.
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Notifica tramite posta privata: il Fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente. La notifica, avviata dal messo comunale per assenza del destinatario, è stata completata inviando la raccomandata informativa tramite un corriere privato a fine 2016. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo inesistente la notifica perché non effettuata da Poste Italiane. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo la piena validità della notifica tramite posta privata per gli atti tributari sostanziali compiuta dopo il 2011. La riserva esclusiva a favore di Poste Italiane riguardava infatti solo gli atti giudiziari e le multe stradali, mentre la liberalizzazione per gli atti amministrativi era già operativa. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione Gestione Separata: l’avvocato perde contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata per un avvocato che, pur iscritto all'albo, non versava i contributi soggettivi alla Cassa Forense ma solo il contributo integrativo di solidarietà. Avendo superato la soglia di reddito di 5.000 euro, il professionista è tenuto al pagamento dei contributi previdenziali all'INPS. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione quinquennale dei contributi decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, tenendo conto anche dei rinvii ufficiali dei termini fiscali (come il differimento al 6 luglio 2010 per i redditi 2009). Di conseguenza, la richiesta dell'INPS notificata il 30 giugno 2015 è tempestiva. Il ricorso del professionista è stato rigettato.
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Esenzione fiscale consorzi: il fisco perde contro il giudicato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA nei confronti di un consorzio idrico, ritenendolo un'azienda speciale soggetta a tassazione ordinaria. Il consorzio ha invece sostenuto di avere diritto all'esenzione fiscale consorzi in quanto consorzio tra enti locali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno rilevato d'ufficio la presenza di un giudicato esterno, ossia di una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti che aveva già accertato la natura di consorzio tra comuni dell'ente. Questa decisione precedente impedisce qualsiasi nuovo esame della questione per evitare contrasti tra sentenze. Di conseguenza, l'esenzione fiscale del consorzio è stata definitivamente confermata.
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Registrazione tardiva del contratto di locazione: sanzione minima
Un fondo pensione ha effettuato la registrazione tardiva del contratto di locazione quadriennale di un immobile, usufruendo del ravvedimento operoso. Avendo scelto di pagare l'imposta di registro annualmente, ha calcolato la sanzione solo sulla prima annualità. L'Agenzia delle Entrate ha invece richiesto una sanzione parametrata sull'intera durata del contratto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che in caso di registrazione tardiva del contratto di locazione, se si è optato per il pagamento annuale, la sanzione deve essere calcolata solo sull'imposta dovuta per il primo anno e non sull'intero quadriennio. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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