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Rapina Tentata

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato di rapina è tentato quando l'autore ha compiuto atti idonei a commettere la rapina, ma l'evento (l'ottenimento del bene) non si è verificato per cause indipendenti dalla sua volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapina e resistenza: quando il controllo non impedisce il reato consumato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imputati condannati per rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti avevano sottratto liquori e, durante la fuga in auto, avevano usato violenza contro i Carabinieri. La Suprema Corte ha confermato le condanne, stabilendo che la rapina si considera "consumata" quando il ladro acquisisce la disponibilità del bene, anche se sotto il controllo delle forze dell'ordine intervenute dopo la sottrazione. Ha inoltre chiarito che la videosorveglianza non esclude l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. Per l'attenuante del danno di speciale tenuità, si valuta il pregiudizio complessivo, inclusa la violenza alla persona. I ricorsi sono stati rigettati.
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Rapina Consumata o Tentata: La Cassazione e la Qualificazione del Reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti, Il Ricorrente 1 e Il Ricorrente 2, condannati per rapina e lesioni personali. I due avevano contestato la qualificazione del reato di rapina come 'consumata' e non 'tentata'. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le argomentazioni difensive fossero generiche e ripetitive, riproponendo questioni già adeguatamente valutate dai giudici di merito. Pertanto, la condanna è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rapina tentata o consumata? La Cassazione chiarisce i confini
La Corte d'Appello di Genova aveva confermato la condanna di un Accusato per rapina, riconoscendo l'attenuante del danno minimo. L'Accusato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e la qualificazione del fatto come delitto consumato anziché come `rapina tentata`. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello logiche e coerenti. Ha ribadito che la sottrazione, anche solo temporanea, dei beni configura il delitto consumato. L'Accusato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina consumata: il coltello contro il minore costa la condanna
Due complici hanno minacciato un quindicenne con un coltello per sottrargli lo smartphone. Mentre uno teneva sotto controllo la vittima, l'altro si è allontanato con il telefono. La difesa ha sostenuto l'ipotesi di rapina tentata, poiché i colpevoli erano rimasti sul posto sotto la sorveglianza della vittima e dei suoi amici fino all'arrivo della polizia. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per rapina consumata. I giudici hanno chiarito che il reato si perfeziona nel momento in cui la vittima perde il controllo fisico del bene, anche se per breve tempo. Inoltre, la restituzione successiva dello smartphone non permette di applicare l'attenuante del danno di speciale tenuità, trattandosi di un comportamento successivo alla consumazione del reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Rapina consumata: il taglierino in pugno cancella il tentativo
Un uomo ha compiuto una rapina in un supermercato minacciando la cassiera con un taglierino per farsi consegnare il denaro. I Carabinieri lo hanno fermato mentre fuggiva. La difesa ha sostenuto che si trattasse di rapina tentata e che l'arma fosse in tasca. La Corte di Cassazione ha invece confermato la responsabilità per rapina consumata. I giudici hanno chiarito che l'impossessamento del denaro era già avvenuto prima dell'arrivo delle forze dell'ordine e che il taglierino era tenuto in mano sia all'ingresso che all'uscita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina Consumata: Niente Sconto di Pena per Furto con Pistola
Un uomo, condannato per una rapina a mano armata in un supermercato, ha presentato ricorso sostenendo che il reato fosse solo 'tentato' e non concluso. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo che si trattava di una **rapina consumata** a tutti gli effetti. Il motivo è semplice: lui e il suo complice erano riusciti a impossessarsi del denaro, circa 1000 euro. La Corte ha sottolineato che la violenza usata, con tanto di colpo di pistola esploso, impediva di considerare il fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna originale confermata.
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Rapina tentata aggravata: Anziano aggredito, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due uomini accusati di rapina tentata aggravata ai danni di un uomo di 77 anni. Gli imputati avevano immobilizzato la vittima per sottrargli il portafoglio, ma l'intervento delle forze dell'ordine aveva interrotto l'azione. I ricorsi, basati sulla presunta mancanza di prova dell'età della vittima e sulla qualificazione del reato, sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha stabilito che l'aggravante dell'età era oggettiva e provata, e che l'uso della violenza fisica per immobilizzare la vittima qualificava correttamente il fatto come rapina e non come semplice furto. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Rapina consumata: fuga di 600m non basta per evitare la condanna
La Corte di Cassazione affronta il tema della rapina consumata. Un uomo, dopo aver sottratto dei beni da un supermercato, si dava alla fuga venendo inseguito dalla vittima per circa 600 metri. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché il ladro non era mai uscito dalla sfera di sorveglianza della persona offesa. La Corte ha respinto questa tesi, ribadendo un principio fondamentale: la rapina consumata si perfeziona nel momento in cui l'agente acquisisce un controllo autonomo ed esclusivo sulla refurtiva, anche se per un breve periodo. La fuga e l'allontanamento significativo sono sufficienti a integrare la consumazione del reato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Rapina Consumata: Condannato Anche se Bloccato Subito Dopo il Furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina consumata a carico di un soggetto che aveva spintonato e colpito con due pugni una persona per rubarle il motorino, venendo però bloccato subito dopo. La difesa sosteneva si trattasse solo di un tentativo, ma i giudici hanno respinto il ricorso. Il principio stabilito è che la rapina si considera consumata nel momento in cui l'aggressore, usando la violenza, si impossessa del bene, anche se per un tempo brevissimo. La cattura immediata non è sufficiente a declassare il reato a semplice tentativo.
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Rapina tentata: quando la pena non è contestabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina tentata a carico di un giovane imputato, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il ricorrente contestava l'eccessiva severità della pena inflitta, nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche dovute alla giovane età e all'incensuratezza. La Suprema Corte ha stabilito che la determinazione della sanzione è un potere discrezionale del giudice di merito. Se la motivazione è logica e tiene conto della gravità delle modalità violente della condotta, la decisione non può essere messa in discussione in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato meramente riproduttivo di argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio.
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Rapina tentata: Cassazione chiarisce i limiti del ricorso
Un'imputata ricorre in Cassazione contro una condanna per rapina tentata, sostenendo si trattasse di semplice tentato furto e contestando l'entità della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'uso di violenza (spintonare un dipendente e lanciare un ombrello) qualifica il reato come rapina. Inoltre, ribadisce che la quantificazione della pena, se motivata come in questo caso dai precedenti penali, non è sindacabile in sede di legittimità.
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