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Rapina Impropria

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771 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Da furto a rapina impropria: la violenza per fuggire costa cara
Il Ricorrente veniva condannato per tentata rapina e lesioni aggravate dopo aver sottratto merce da un negozio e aver strattonato una guardia giurata per fuggire. La difesa contestava la regolarità del giudizio direttissimo e l'integrazione del reato di rapina impropria, sostenendo la mancanza di dolo specifico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza subito dopo il furto, finalizzato a evitare l'arresto o la denuncia, configura pienamente il reato di rapina impropria. Inoltre, eventuali vizi del rito direttissimo sono sanati dalla richiesta di rito abbreviato. Il Ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: borsa resa e violenza inutile, arresto negato
Il caso riguarda un uomo sorpreso a sottrarre una borsa all'interno di un locale. La vittima recupera subito la refurtiva, ma l'uomo inizia a lanciare sedie e tavoli all'esterno del bar prima dell'arrivo della polizia. Il Giudice per le indagini preliminari non convalida l'arresto, escludendo il reato di rapina impropria e qualificando il fatto come tentato furto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che non si configura la rapina impropria se manca un collegamento immediato e funzionale tra la sottrazione della cosa e la successiva violenza, la quale non era finalizzata a mantenere il possesso del bene o a garantire l'impunità.
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Rapina impropria: nascondere la merce basta a consumare il reato
Un uomo ha sottratto dei collari antipulci dagli scaffali di un negozio, nascondendoli addosso, per poi usare violenza per fuggire. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria consumata, escludendo il semplice tentativo. I giudici hanno chiarito che per la consumazione del reato è sufficiente la sottrazione della merce dalla vigilanza del proprietario, anche senza un definitivo impossessamento, se seguita da violenza. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: la violenza cancella lo sconto di pena
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di rapina impropria, sostenendo che il fatto fosse solo tentato e contestando la mancata concessione delle attenuanti per il valore modesto del bene e la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la sola sottrazione del bene, seguita da violenza, anche senza un possesso autonomo. Inoltre, la motivazione della sentenza d'appello può richiamare quella di primo grado (per relationem). Infine, la violenza fisica e le lesioni causate alla vittima impediscono il riconoscimento delle attenuanti di lieve entità e di danno patrimoniale di speciale tenuità. Il Ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Fuga violenta dopo il furto: è rapina impropria e non furto
Un uomo, dopo aver sottratto dei beni, ha usato violenza e minacce per garantirsi la fuga. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in semplice furto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso della forza o di minacce subito dopo la sottrazione per assicurarsi la fuga configura pienamente il reato di rapina impropria e non di furto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: basta la sottrazione per far scattare il reato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di rapina impropria. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in tentativo, sostenendo che l'imputato non avesse conseguito la disponibilità autonoma della refurtiva prima di usare violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la semplice sottrazione del bene, anche senza un possesso autonomo e prolungato, qualora venga usata violenza subito dopo l'apprensione della cosa. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: condannato anche chi fugge prima della violenza
Il Primo Autore ha sottratto un giubbotto a una vittima e si è dato alla fuga, mentre La Complice ha aggredito la vittima con cocci di vetro per impedirne la reazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria aggravata. I giudici hanno chiarito che l'aggravante delle più persone riunite non richiede un'azione contemporanea, ma la semplice compresenza sul luogo del delitto. Inoltre, l'aggravante dell'uso di armi si applica anche al concorrente non armato se l'uso dello strumento (i cocci di vetro presenti sul posto) era ampiamente prevedibile. Il ricorso è stato rigettato.
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Rapina impropria o furto con strappo: la Cassazione decide
Quattro persone sono state condannate per concorso in rapina impropria. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in furto con strappo, sostenendo che la violenza non fosse diretta alla persona. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che si configura la rapina impropria quando la violenza è esercitata direttamente sulla vittima per vincerne la resistenza, e non solo sulla cosa sottratta. Inoltre, avendo i ricorrenti rinunciato in appello ai motivi sulla responsabilità penale, non potevano più contestare la ricostruzione dei fatti o richiedere attenuanti, rimanendo preclusa ogni valutazione che non riguardi la mera misura della pena.
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Concorso anomalo: complice evita la pena piena ma non la condanna
Il caso riguarda un furto degenerato in rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. Il conducente dell'auto usata per la fuga, pur non avendo esercitato direttamente violenza, è stato ritenuto responsabile dei reati più gravi commessi dai complici. La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del concorso anomalo, poiché l'uso della violenza era uno sviluppo prevedibile del furto, data anche la presenza di un coltello a bordo. Tuttavia, i giudici di merito hanno omesso di applicare la riduzione di pena prevista per questa figura giuridica. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza, ordinando alla Corte d'Appello di rideterminare la pena applicando lo sconto previsto per il concorso anomalo.
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Rapina impropria: l’arma non si trova ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per i reati di rapina impropria aggravata dall'uso di un'arma e lesioni personali. L'Imputato contestava l'effettivo utilizzo di un'arma mai ritrovata, invocando la legittima difesa e l'attenuante della lieve entità. I giudici hanno stabilito che la ricostruzione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la legittima difesa non è applicabile se l'aggressore colpisce per primo senza un pericolo attuale. Inoltre, l'attenuante della lieve entità è stata esclusa a causa della violenza dell'azione, avvenuta di notte. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: rubare un cellulare e aggredire per fuggire
Il caso riguarda un uomo condannato per rapina impropria, lesioni e resistenza. L'imputato aveva sottratto con mossa repentina un cellulare e, inseguito dal fidanzato della vittima che tentava di chiamare la polizia, aveva usato violenza contro di lui per assicurarsi la fuga. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in furto e il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'uso della violenza per impedire la chiamata alle forze dell'ordine configura pienamente il reato di rapina impropria. Inoltre, l'attenuante del risarcimento è stata negata poiché la quietanza, oltre a essere generica e priva dell'indicazione della somma versata, era stata firmata dopo l'ammissione al rito abbreviato, violando i tempi previsti dalla legge.
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Rapina impropria: condanna definitiva ma la pena va ricalcolata
Tre giovani sono stati condannati per i reati di rapina impropria, lesioni personali e porto abusivo di armi. La vittima è stata aggredita e rapinata di una banconota. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la responsabilità penale di tutti e tre i soggetti, ritenendo attendibile la testimonianza della vittima. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso del terzo imputato. La Corte d'Appello aveva infatti omesso di motivare il giudizio di bilanciamento tra le circostanze attenuanti e le aggravanti per quest'ultimo. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente a questo specifico punto, disponendo un nuovo giudizio di rinvio per ricalcolare la pena del terzo imputato, mentre ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri due condannati.
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Rapina impropria: lo spintone per fuggire trasforma il furto
Due donne, dopo aver commesso un furto in un negozio, hanno spintonato la vittima per fuggire. I giudici hanno qualificato l'azione come rapina impropria, poiché l'uso di qualsiasi forza fisica per assicurarsi la fuga trasforma il furto in rapina. Le imputate hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali e contestando la qualificazione del reato e l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che lo spintone configura la violenza necessaria per la rapina impropria e che per la recidiva reiterata bastano precedenti condanne definitive, senza una precedente dichiarazione formale di recidiva. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: rubare birre e aggredire la guardia costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per concorso in rapina impropria dopo aver sottratto bottiglie di birra da un supermercato insieme a dei complici. Il ricorrente sosteneva che la violenza sul vigilante fosse avvenuta dieci minuti dopo il furto, configurando azioni separate. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la condotta è stata unitaria: l'imputato è rientrato nel locale per dare manforte al complice e colpire l'addetto alla sicurezza, al fine di assicurarsi l'impunità. Inoltre, la successiva resistenza opposta ai Carabinieri giunti sul posto basta a qualificare il fatto come rapina impropria. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il pericolo batte l’imminenza
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina impropria e tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La difesa contestava l'attualità del pericolo di recidiva, sostenendo che mancasse l'individuazione di una specifica occasione per delinquere. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che l'attualità del pericolo non richiede la previsione di una specifica occasione o un'imminenza assoluta. È sufficiente una valutazione probabilistica basata sia sulla personalità aggressiva del soggetto, sia sulle concrete modalità violente del fatto, come le minacce di morte con un'arma da taglio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la detenzione.
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Rapina impropria: la violenza cancella lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina impropria aggravata dall'uso di un'arma. L'imputato aveva minacciato e usato violenza contro il titolare di un negozio per assicurarsi la refurtiva. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato che la violenza immediata configura pienamente il reato e che l'attenuante non spetta sia per il rilevante valore economico del danno, sia per il grave turbamento causato alla vittima. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina impropria: quando il furto diventa violenza
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di rapina impropria. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere qualificata come semplice furto e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'uso della violenza subito dopo la sottrazione del bene configura pienamente il reato di rapina impropria. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche, giustificato dai giudici di merito in base alla condotta di vita precedente del colpevole e alla gravità delle modalità dell'azione. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: condanna valida anche senza video di prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina impropria. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, sostenendo che le telecamere di videosorveglianza non mostrassero l'uso di un oggetto atto a offendere, riferito invece dalla vittima. I giudici di legittimità hanno chiarito che il travisamento della prova rileva solo se scardina l'intero impianto accusatorio. Nel caso specifico, le dichiarazioni della persona offesa sono state ritenute pienamente attendibili e coerenti, confermando la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina o furto? La Cassazione chiarisce il confine
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di rapina e danneggiamento di una vetrina, sostenendo l'assenza di prove sull'asportazione della merce e chiedendo la riqualificazione del fatto in furto aggravato per mancanza di violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quanto già discusso in appello e manifestamente infondati, data la presenza di testimonianze chiare e coerenti che identificavano l'autore del fatto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: colpevolezza confermata ma la pena si riapre
Due uomini, padre e figlio, sono stati sorpresi a rubare tubi di irrigazione in un'azienda agricola. Per fuggire e assicurarsi la refurtiva, hanno minacciato i proprietari e speronato la loro auto. I giudici di merito li hanno condannati per il reato di rapina impropria. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la loro colpevolezza, stabilendo che le dichiarazioni delle vittime sono pienamente attendibili. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente i ricorsi solo sul calcolo della pena. I giudici di merito non avevano infatti motivato l'aumento facoltativo della sanzione dovuto alla recidiva. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio, rendendo invece irrevocabile la condanna per rapina impropria.
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