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Raddoppio Dei Termini — Anno 2023

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52 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Raddoppio Dei Termini

Provvedimenti

Raddoppio termini monitoraggio fiscale: caso sospeso per condono
Una coppia di contribuenti, dopo il fallimento di una procedura di 'voluntary disclosure', riceve un avviso di accertamento per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. L'Agenzia delle Entrate applica sanzioni pesanti e il raddoppio termini monitoraggio fiscale. Il caso arriva in Cassazione, ma subisce una svolta: i contribuenti aderiscono a una nuova definizione agevolata (condono). Di conseguenza, la Corte Suprema non decide nel merito, ma sospende il giudizio in attesa di vedere l'esito della procedura di condono. La sorte della lite è quindi legata al buon fine della definizione amministrativa.
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Raddoppio termini fiscali: Fisco vince su vecchi capitali esteri
Una contribuente ometteva di dichiarare investimenti esteri nel Quadro RW per l'anno 2001. L'Agenzia delle Entrate notificava una sanzione nel 2012, applicando il raddoppio dei termini fiscali previsto per violazioni connesse a reati. La contribuente si opponeva, sostenendo che i termini fossero scaduti. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: le norme che prevedono il raddoppio dei termini fiscali per capitali in paradisi fiscali sono di natura procedurale. Pertanto, si applicano anche a periodi d'imposta precedenti alla loro entrata in vigore (principio 'tempus regit actum'). La sanzione è stata quindi considerata legittima e tempestiva.
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Credito d’imposta inesistente: ricerca finta, recupero reale
Una carrozzeria utilizzava un credito d'imposta derivante da un finto progetto di ricerca con un'università. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, recuperando le somme. La Cassazione ha confermato che si trattava di un credito d'imposta inesistente, per il quale si applica il termine di accertamento esteso a otto anni. Tuttavia, ha chiarito un punto cruciale: il termine non decorre dalla dichiarazione, ma dall'anno di effettivo utilizzo del credito in compensazione. La Corte ha quindi rinviato il caso al giudice precedente per verificare le date esatte e decidere sulla tempestività dell'azione del Fisco, escludendo però il raddoppio dei termini per l'IRAP.
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Raddoppio Termini Accertamento: Legittimo per IVA, Nullo per IRAP
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP basato su fatture false. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il raddoppio termini accertamento, giustificandolo con la presenza di un reato fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: il raddoppio è legittimo per IRES e IVA, ma non per l'IRAP. La ragione è che le violazioni relative all'IRAP non costituiscono reato. Di conseguenza, l'accertamento per l'IRAP è stato annullato perché notificato oltre i termini ordinari, mentre quelli per IRES e IVA sono rimasti validi. La società ha quindi vinto parzialmente la sua causa contro il Fisco.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Una società irlandese, ritenuta dal Fisco una 'stabile organizzazione' in Italia, riceve un avviso di accertamento per omessa dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio termini accertamento basandosi sul sospetto di un reato tributario. La società contesta la tardività dell'atto, poiché il Fisco non ha prodotto in giudizio la denuncia penale. La Cassazione ribalta le decisioni precedenti, affermando che il raddoppio dei termini non dipende dalla produzione materiale della denuncia, ma dalla sussistenza oggettiva dei presupposti che impongono al funzionario l'obbligo di presentarla. Il giudice tributario deve quindi valutare autonomamente i fatti, non limitarsi a un controllo formale. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche con reato archiviato
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per costi fittizi generati da complesse operazioni societarie. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il **raddoppio dei termini accertamento**, giustificato dalla possibile rilevanza penale dei fatti. La società ha contestato la decisione, sostenendo che il procedimento penale contro il suo legale rappresentante era stato archiviato. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. Ha stabilito che il raddoppio dei termini è legittimo se esiste un obbligo di denuncia penale basato su seri indizi di reato. L'esito del processo penale, come l'archiviazione, è irrilevante ai fini della validità dell'accertamento fiscale.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche se l’AD è estraneo
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per costi non deducibili ereditati da un'altra azienda che aveva incorporato. Tale azienda era coinvolta in un meccanismo di elusione fiscale. La società contribuente ha contestato l'atto, sostenendo che fosse stato notificato fuori tempo massimo. L'Agenzia delle Entrate ha invece applicato il 'raddoppio dei termini accertamento', giustificato dalla rilevanza penale dei fatti. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che il raddoppio è legittimo quando la violazione costituisce reato, a prescindere dal coinvolgimento personale dell'amministratore della società incorporante o dall'esito del procedimento penale. L'elemento chiave è la natura oggettiva dell'illecito.
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Raddoppio dei termini di accertamento: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta automaticamente quando sorge l'obbligo di denuncia per reati tributari, indipendentemente dalla sua effettiva presentazione. Il caso riguardava un socio di una società edile a cui era stato imputato un maggior reddito per trasparenza a seguito di una verifica fiscale. L'Agenzia delle Entrate contestava l'occultamento di documenti contabili, configurando una violazione penale. La Suprema Corte ha inoltre censurato la sentenza di appello per motivazione apparente, poiché il giudice non aveva spiegato quali prove dimostrassero la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. La decisione conferma che il Fisco può agire oltre i termini ordinari se la condotta del contribuente ha rilievo penale, a patto che la sentenza di merito sia adeguatamente motivata sotto il profilo probatorio.
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Definizione agevolata e sospensione del processo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza riguardante l'accertamento di redditi non dichiarati in Svizzera per l'anno 2006. La disputa verteva sull'applicabilità del raddoppio dei termini previsto dal D.L. 78/2009 a periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. La Corte di Cassazione, preso atto dell'istanza di parte, ha disposto la sospensione del giudizio per consentire l'accesso alla definizione agevolata prevista dalla Legge 130/2022, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione analizza i tempi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione che annullava avvisi di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA emessi nei confronti dei soci di una società estinta. Il punto centrale della controversia riguarda l'applicazione del raddoppio dei termini di decadenza per l'accertamento in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale. La Suprema Corte ha rilevato una questione di particolare rilevanza e novità: la possibilità di applicare tale raddoppio quando il reato tributario si perfeziona in un momento successivo rispetto all'anno d'imposta oggetto di verifica. Non essendoci precedenti specifici, la causa è stata rimessa alla Sezione Tributaria per un approfondimento di merito.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione sulla retroattività
La Corte di Cassazione ha chiarito la portata applicativa del raddoppio dei termini per l'accertamento di redditi non dichiarati detenuti in Stati a regime fiscale privilegiato. La controversia riguardava un contribuente che aveva omesso di dichiarare somme depositate in Svizzera, contestando la decadenza del potere impositivo dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha stabilito che, mentre la presunzione di evasione ha natura sostanziale e non è retroattiva, le norme che prevedono il raddoppio dei termini hanno natura procedimentale. Pertanto, tali termini estesi si applicano anche a violazioni commesse prima del 2009, purché l'avviso di accertamento sia notificato dopo l'entrata in vigore della norma, seguendo il principio del tempo in cui l'atto viene compiuto.
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Raddoppio dei termini: validità degli accertamenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento tributario, previsto in caso di reati, rimane valido per gli atti notificati prima delle riforme del 2015. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi per IRPEF e IVA relativi agli anni 2005-2007, notificati nel 2013. Nonostante la Commissione Tributaria Regionale avesse ritenuto tali atti tardivi, la Suprema Corte ha chiarito che le nuove restrizioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 non hanno effetto retroattivo su atti già perfezionati. Pertanto, se sussistono seri indizi di reato, il termine esteso è applicabile legittimamente.
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Raddoppio dei termini: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'annullamento di alcuni avvisi di accertamento emessi a seguito di indagini su flussi finanziari esteri. Il punto centrale riguarda il raddoppio dei termini per l'accertamento: la Suprema Corte ha stabilito che tale raddoppio opera automaticamente in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del processo penale. Inoltre, è stato censurato l'operato del giudice di merito per aver deciso su vizi dell'atto mai contestati dal contribuente nel primo grado di giudizio.
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Raddoppio dei termini: quando scatta per il Fisco?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del raddoppio dei termini per l'accertamento tributario in presenza di reati finanziari emersi da indagini internazionali. Il caso riguarda un contribuente coinvolto in flussi finanziari verso l'estero gestiti tramite società offshore. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento ritenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse provato l'effettiva presentazione della denuncia penale. La Suprema Corte ha invece stabilito che il raddoppio dei termini scatta automaticamente in base al solo obbligo di denuncia, indipendentemente dall'effettivo avvio dell'azione penale o dall'esito del processo, cassando la sentenza per violazione di legge e del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Raddoppio dei termini: sanzioni e denuncia tardiva
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento tributario. Il caso riguardava l'omessa dichiarazione di investimenti esteri nel quadro RW per l'anno 2002. Nonostante la denuncia penale fosse stata presentata oltre i termini ordinari, la Corte ha stabilito che per gli atti notificati prima della riforma del 2015 opera una clausola di salvaguardia. Pertanto, il raddoppio dei termini è applicabile se sussiste l'obbligo di denuncia, indipendentemente dal momento dell'effettiva presentazione della stessa.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di avvisi di accertamento emessi oltre i termini ordinari, applicando il raddoppio dei termini per violazioni penali tributarie. Il caso riguardava un contribuente collegato a flussi finanziari esteri non dichiarati emersi da indagini su uno studio professionale elvetico. La Suprema Corte ha stabilito che il raddoppio opera sulla base della semplice sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del processo penale, purché i reati siano astrattamente configurabili al momento dell'accertamento.
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Raddoppio dei termini: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni irrogate a un contribuente per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, ribadendo la validità del **raddoppio dei termini** per l'accertamento. La decisione chiarisce che il raddoppio scatta automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del processo penale. Per gli atti notificati prima delle riforme del 2015, la disciplina transitoria salvaguarda l'operato del Fisco anche in caso di denuncia presentata oltre i termini ordinari.
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Raddoppio dei termini: quando scatta per il Fisco?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di avvisi di accertamento emessi oltre i termini ordinari, applicando il raddoppio dei termini per violazioni di natura penale. Il caso trae origine da indagini su flussi finanziari illeciti verso l'estero gestiti da un professionista elvetico. I giudici hanno stabilito che l'estensione dei tempi di controllo fiscale scatta automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del procedimento penale, purché la violazione sia astrattamente configurabile come reato tributario.
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Raddoppio dei termini: guida all’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale opera sulla base del solo obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del procedimento penale. Nel caso analizzato, l'archiviazione della notizia di reato avvenuta prima della notifica dell'avviso non impedisce l'applicazione dei termini estesi per IRPEF e IVA. La Corte ha però precisato che tale raddoppio dei termini non può essere applicato all'IRAP, in quanto le violazioni relative a questo tributo non sono sanzionate penalmente.
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Raddoppio dei termini: limiti per IRES, IVA e IRAP
Una società operante nel settore dell'impiantistica ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno 2007 per IRES, IRAP e IVA, scaturito da presunte operazioni di sovrafatturazione. La controversia verteva principalmente sulla legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di violazioni penali. La Corte di Cassazione ha confermato che il raddoppio dei termini opera per IRES e IVA qualora sussista l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del processo penale. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, stabilendo che per tale imposta non è applicabile l'estensione dei termini poiché le relative violazioni non sono presidiate da sanzioni penali.
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