Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il limite massimo di retribuzione giornaliera non dovesse applicarsi ai contributi versati dopo il 1992 (la cosiddetta 'quota B'). I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Suprema Corte ha stabilito che il massimale retribuzione giornaliera si applica a entrambe le quote della pensione. Questo tetto, pur creando una differenza tra i contributi versati e la pensione calcolata, è legittimo perché serve a garantire l'equilibrio e la sostenibilità del sistema pensionistico speciale, che è già più vantaggioso per i lavoratori dello spettacolo rispetto ad altri.
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