Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il vecchio tetto retributivo non dovesse più applicarsi ai contributi versati dopo il 1993 (la cosiddetta 'Quota B'). I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito un principio chiaro: il massimale pensionabile per i lavoratori dello spettacolo, previsto da una legge del 1971, è ancora pienamente valido e non è stato cancellato dalle riforme successive. La sua applicazione è giustificata dalla necessità di garantire l'equilibrio finanziario del sistema previdenziale e dalla specialità del regime pensionistico di questa categoria.
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