LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Querela — Anno 2026

Pagina 17 di 18

358 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Querela

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso: quando è reiterativo
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato. I motivi sono stati ritenuti una mera ripetizione di quelli già respinti dalla Corte d'Appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La decisione sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso.
Continua »
Remissione di querela: reato estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per truffa a seguito della remissione di querela da parte della persona offesa, accettata dall'imputata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato, applicando l'articolo 152 del codice penale e annullando la sentenza impugnata senza rinvio, con addebito delle spese processuali alla querelata.
Continua »
Volontà di punizione: quando la querela è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per truffa aggravata, chiarendo un punto fondamentale sulla querela. Anche senza una richiesta esplicita di punizione, la volontà di punizione della vittima può essere dedotta implicitamente. La Corte ha ritenuto che la richiesta di procedere penalmente fosse sufficiente. La condanna è stata confermata, ritenendo non credibile la denuncia di smarrimento della carta prepagata, avvenuta mesi dopo i fatti.
Continua »
Appropriazione indebita: noleggio e mancata restituzione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per appropriazione indebita a carico di un soggetto che non aveva restituito una fotocopiatrice noleggiata. La sentenza chiarisce che la mancata restituzione del bene, a seguito di formale richiesta, trasforma un inadempimento civile in un reato penale, configurando l'interversione del possesso.
Continua »
Tentata truffa e conto corrente: la decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata truffa a carico di un soggetto che aveva fornito il proprio conto corrente per ricevere un pagamento illecito. La sentenza stabilisce che l'email con l'IBAN, allegata alla querela della vittima, è prova documentale sufficiente. La Corte ha chiarito che, ai fini della tentata truffa, è irrilevante che la vittima si sia accorta dell'inganno prima di pagare, essendo sufficiente che gli artifici fossero inizialmente idonei a trarla in errore.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi nuovi e limiti di fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per percosse e minaccia aggravata. La decisione si fonda su due principi cardine: l'impossibilità di presentare per la prima volta in Cassazione motivi che richiedono accertamenti di fatto (come la tardività della querela) e il divieto per la Corte di rivalutare le prove e la ricostruzione dei fatti, compito esclusivo dei giudici di merito.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per diffamazione e minaccia. La decisione si fonda sulla natura ripetitiva dei motivi, già respinti in appello, e sul divieto per la Corte di rivalutare i fatti del processo. Viene inoltre confermata la tempestività della querela.
Continua »
Costituzione di parte civile e querela: il chiarimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per violenza privata. Il punto centrale della decisione è il principio secondo cui la costituzione di parte civile equivale a una querela. Questa equiparazione soddisfa la condizione di procedibilità introdotta dalla Riforma Cartabia per reati precedentemente perseguibili d'ufficio, a condizione che l'atto manifesti chiaramente la volontà punitiva della persona offesa. Gli altri motivi di ricorso sono stati respinti per genericità e perché miravano a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Ricorso inammissibile: furto e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per tentato furto pluriaggravato. Il ricorso è stato giudicato inammissibile a causa della genericità dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità, e dell'infondatezza delle censure sulla procedibilità e sulle circostanze aggravanti.
Continua »
Ricorso inammissibile: la Cassazione e la ripetizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. L'imputato, condannato per tentata rapina, non ha fornito una critica argomentata alla sentenza precedente, che aveva confermato la sussistenza della violenza. La Corte ha quindi ribadito che un appello deve essere specifico e non solo apparente per poter essere esaminato nel merito.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: motivi non dedotti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata condannata per furto. Il motivo, basato sulla presunta improcedibilità dell'azione penale per un vizio della querela, non era stato sollevato nel precedente grado di giudizio. La Corte chiarisce che questioni che richiedono accertamenti di fatto non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità, e tale inammissibilità impedisce anche di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando non si può riaprire il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per rapina e lesioni. La decisione si fonda sull'impossibilità, per la Suprema Corte, di riesaminare i fatti del processo. È stato inoltre confermato che, in presenza di un nesso teleologico tra rapina e lesioni, quest'ultimo reato è procedibile d'ufficio. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
Continua »
Sequestro probatorio: quando è legittimo? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società rivenditrice di auto contro un'ordinanza di sequestro probatorio di tre veicoli. La Corte ha confermato la legittimità del sequestro, ritenendolo giustificato dalla necessità di accertare i fatti relativi a un'ipotesi di appropriazione indebita. È stata inoltre confermata la validità della querela presentata e l'irrilevanza della proprietà formale dei beni ai fini del reato contestato.
Continua »
Truffa contrattuale: il reato sussiste anche dopo
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa contrattuale aggravata nei confronti di un imprenditore. Dopo aver ricevuto un pagamento di 47.000 euro per una fornitura di pannelli solari mai consegnata, l'imputato ha emesso cambiali con firme false per ostacolare l'azione di recupero del credito. La Corte ha stabilito che gli artifici e raggiri, anche se posti in essere dopo la conclusione del contratto e il pagamento, integrano il reato di truffa se finalizzati a consolidare l'ingiusto profitto, causando un danno alla vittima. È stata inoltre confermata la tempestività della querela, calcolata dal momento della consegna delle cambiali false.
Continua »
Querela: la volontà di punire non richiede formule fisse
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per furto aggravato, stabilendo che la querela è valida anche senza formule sacramentali. Se dal testo dell'atto emerge in modo chiaro la volontà di punire il colpevole, la condizione di procedibilità è soddisfatta. La Corte ha ribadito l'importanza di interpretare gli atti secondo il principio del 'favor querelae', dando prevalenza alla sostanza sulla forma, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto l'atto una semplice denuncia.
Continua »
Danneggiamento aggravato: prova e identificazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per danneggiamento aggravato. L'identificazione, contestata dalla difesa, è stata confermata non solo sulla base della testimonianza della vittima, che lo ha visto dallo spioncino, ma anche sulle immagini della videosorveglianza. Il ricorso che mira a una nuova valutazione delle prove è inammissibile.
Continua »
Furto in garage: quando è furto in abitazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione aggravato nei confronti di un individuo sorpreso all'interno di un garage. La sentenza chiarisce che il furto in garage si qualifica come furto in abitazione, poiché il box auto è considerato una 'pertinenza' della dimora privata. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso, inclusa la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei precedenti penali dell'imputato e della gravità della condotta, caratterizzata dalla manomissione della serranda.
Continua »
Condotta riparatoria: quando il risarcimento estingue
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa e sostituzione di persona, respingendo il ricorso dell'imputato. La Corte ha stabilito che la condotta riparatoria, per estinguere il reato, deve essere integrale e personalmente riferibile all'imputato. Il risarcimento effettuato da un familiare, senza prova che sia avvenuto in nome e per conto dell'imputato e con sue risorse, non è sufficiente. Inoltre, la riparazione deve coprire anche il danno morale, non solo quello patrimoniale. È stata anche confermata la tempestività della querela, il cui termine decorre dalla piena consapevolezza del fatto-reato da parte della vittima.
Continua »
Testimone irreperibile: quando le sue dichiarazioni valgono?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. L'imputato prometteva in locazione immobili, incassava caparre e poi spariva. Il ricorso si basava sull'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla vittima principale, divenuta un testimone irreperibile. La Corte ha stabilito che l'uso di tali dichiarazioni è legittimo se le ricerche del testimone sono state adeguate e se esistono solidi elementi di riscontro, come nel caso di specie, confermando la condanna.
Continua »
Furto e querela: la parola al convivente non proprietario
Una collaboratrice domestica viene condannata per il furto di gioielli ai danni di una coppia di anziani presso cui lavorava. La Corte di Cassazione conferma la condanna, chiarendo importanti principi su furto e querela. In particolare, stabilisce che la querela può essere validamente presentata anche dal convivente non proprietario dei beni, in quanto detentore qualificato. Inoltre, il termine per la querela decorre non dal mero sospetto, ma dal momento in cui la vittima ha piena e certa conoscenza del fatto, anche se questo avviene molto tempo dopo il furto.
Continua »