LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Querela — Anno 2023

Pagina 4 di 40

1012 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Querela

Provvedimenti

Querela per furto nel supermercato: il direttore batte il ladro
Un'imputata è stata condannata per tentato furto di capi d'abbigliamento in un supermercato. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo l'invalidità della querela, poiché presentata dal direttore del punto vendita privo di una procura speciale scritta del proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la querela per furto nel supermercato può essere validamente presentata anche dal direttore del negozio. Il bene protetto dal reato di furto non è solo la proprietà, ma anche il possesso di fatto della merce. Di conseguenza, chiunque abbia la custodia e la gestione dei beni esposti, come il direttore, è legittimato a sporgere querela per tutelare la merce sottratta. L'imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: no a sconti dopo l’accordo
Il caso riguarda un uomo condannato dal Tribunale di Genova per furto aggravato a seguito di un accordo di patteggiamento. L'imputato ha proposto un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione del giudice sulla congruità della pena concordata. La difesa ha inoltre chiesto un rinvio del processo in attesa di una possibile remissione della querela, richiamando le novità introdotte dalla riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di impugnazione contro la sentenza di patteggiamento sono tassativi e non includono la valutazione sulla congruità della pena. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce qualsiasi rinvio o applicazione delle nuove regole sulla procedibilità a querela, confermando la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Condanna per furto annullata: pesa la tardività della querela
Un cittadino, condannato in appello per furto aggravato, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza delle aggravanti e la regolarità della querela. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che le contestazioni non erano infondate. Di conseguenza, i giudici hanno accertato la tardività della querela presentata dalla persona offesa. Poiché la querela è stata depositata oltre i termini di legge, l'azione penale è diventata improcedibile. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'improcedibilità dell'azione penale.
Continua »
Attenuante del risarcimento del danno: no allo sconto se parziale
Tre imputati sono stati condannati per furto aggravato e altri reati. Due di essi hanno richiesto l'applicazione dell'attenuante del risarcimento del danno per aver versato duemila euro alle vittime. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di tale beneficio, poiché la somma era insufficiente rispetto al danno reale. Inoltre, la difesa ha invocato la recente riforma Cartabia, sostenendo che il furto aggravato fosse diventato procedibile a querela e richiedendo tempo per verificare la volontà delle vittime. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che l'inammissibilità del ricorso principale impedisce l'applicazione del nuovo regime di procedibilità e la necessità di avvisare le persone offese. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: niente prescrizione per il furto
Due soggetti sono stati condannati per furto pluriaggravato ai danni di un negozio. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando le aggravanti e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso** poiché i motivi presentati erano generici e ripetitivi. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità impedisce sia l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela (Riforma Cartabia), sia il calcolo della prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto di energia elettrica: ricorso inutile e multa da 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto di energia elettrica, commesso per cinque anni consecutivi tramite allaccio abusivo. L'imputato contestava la mancanza di prove e difetti di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi di quanto già ampiamente esaminato nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la recente riforma sulla procedibilità a querela di parte per questo reato non trova applicazione se il ricorso in Cassazione è originariamente inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente perde il giudizio e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Lesioni personali stradali: la Cassazione blinda la condanna
Un automobilista è stato condannato per il reato di lesioni personali stradali gravi dopo essersi scontrato con un ciclomotore, ferendo gravemente il passeggero. L'automobilista ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la colpa fosse della vittima, trasportata irregolarmente, e invocando la mancanza di querela prevista dalla Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché riproponeva le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di applicare la nuova norma sulla procedibilità a querela. Di conseguenza, la condanna dell'automobilista è diventata definitiva e lo stesso è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Omissione di soccorso: specchietto rotto non salva il pirata
Un automobilista ha tamponato un ciclista causandogli gravi lesioni personali e fuggendo senza prestare assistenza. Condannato per lesioni stradali e omissione di soccorso, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto che l'impatto fosse lieve e che, a seguito della Riforma Cartabia, mancasse la querela della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione del rapporto processuale. Di conseguenza, non è possibile far valere la mancanza di querela sopravvenuta. L'automobilista perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
Continua »
Divieto di bis in idem: no al secondo processo sullo stesso fatto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti accusati di furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo. Uno dei due imputati era già stato prosciolto in un precedente processo per lo stesso fatto a causa della mancanza di querela. Nel secondo processo, l'accusa aveva contestato nuove aggravanti per rendere il reato procedibile d'ufficio. La Suprema Corte ha stabilito che il divieto di bis in idem impedisce un secondo processo per lo stesso fatto storico, anche se il pubblico ministero riformula l'accusa aggiungendo aggravanti o contestando il concorso di persone. Di conseguenza, la condanna del primo imputato è stata confermata, mentre la sentenza nei confronti del secondo è stata annullata con rinvio per verificare l'identità del fatto storico.
Continua »
Furto di energia elettrica: l’allaccio privato reato d’ufficio
Il Tribunale non aveva convalidato l'arresto di un cittadino accusato di furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo, ritenendo il reato non procedibile per mancanza di querela. Secondo i giudici di merito, l'energia era destinata a un'abitazione privata e non a un pubblico servizio, escludendo cos l'aggravante che consente di procedere d'ufficio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica. I giudici di legittimit hanno chiarito che l'energia elettrica mantiene la sua destinazione di pubblico servizio anche se sottratta da terminali privati. Di conseguenza, si applica l'aggravante e il reato resta procedibile d'ufficio anche dopo la Riforma Cartabia. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza, dichiarando legittimo l'arresto.
Continua »
Concordato in appello: condanne definitive ma lo scooter si salva
Quattro soggetti, condannati per associazione a delinquere finalizzata ai furti ai bancomat e ricettazione, concordano la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e mancate assoluzioni d'ufficio. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati: chi sceglie la via dell'accordo rinuncia ai motivi di appello originari, limitando la cognizione del giudice alle sole questioni concordate. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso del quarto imputato. Quest'ultimo non aveva rinunciato al motivo di appello sulla confisca del proprio motociclo, questione rimasta esclusa dal patto sulla pena. La Corte d'Appello aveva confermato la confisca senza fornire alcuna motivazione. La Cassazione annulla la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando il caso per un nuovo esame sulla restituzione del mezzo.
Continua »
Abuso di relazioni di prestazione d’opera: condanna per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di una collaboratrice domestica che aveva sottratto gioielli dall'abitazione della datrice di lavoro. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile la circostanza aggravante dell'abuso di relazioni di prestazione d'opera, in quanto il rapporto fiduciario di fatto, tipico del lavoro domestico, agevola la commissione del reato. La Suprema Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della serialità dei furti e dell'elevato valore economico e affettivo dei beni sottratti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, precludendo anche la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Procedibilità a querela: come un errore di calcolo salva dal furto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello per tardività, calcolando male la scadenza a causa di un errore materiale sulla data della sentenza di primo grado. Riconosciuta la tempestività dell'impugnazione, la Cassazione ha rilevato che, per effetto della riforma Cartabia, il reato in questione è ora soggetto al regime di procedibilità a querela. Poiché la persona offesa non ha mai presentato querela, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ponendo fine al processo per difetto di questa condizione di procedibilità.
Continua »
Interruzione di pubblico servizio: ricorso respinto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di interruzione di pubblico servizio. L'imputato contestava l'utilizzo della querela come prova e la sussistenza stessa del reato. La Suprema Corte ha chiarito che la condanna si è basata sulle dichiarazioni orali della vittima rese in dibattimento, del tutto sovrapponibili alla querela scritta. Inoltre, le contestazioni sui fatti non possono essere riproposte nel giudizio di legittimità se la sentenza precedente è logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Difetto di querela: la condanna per furto viene annullata
Due imputati erano stati condannati per furto aggravato. La Corte d'appello ha successivamente escluso la circostanza aggravante, trasformando il reato in furto semplice. Tuttavia, il furto semplice è procedibile solo dietro querela della persona offesa. Nel caso specifico, la vittima aveva presentato una semplice denuncia senza esprimere la volontà di punire i colpevoli. La Corte di Cassazione ha quindi rilevato il difetto di querela, annullando senza rinvio la sentenza di condanna per entrambi i coimputati, poiché l'azione penale non poteva essere iniziata.
Continua »
Procedibilità a querela per furto: la denuncia non basta
Il Tribunale di Mantova ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti di un imputato accusato di furto aggravato per difetto di querela. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato contestato richiede la procedibilità a querela per furto. Nel caso specifico, la denuncia orale presentata dalla vittima conteneva solo la descrizione del fatto, senza alcuna esplicita manifestazione di volontà di punire il colpevole, né la persona offesa si era costituita parte civile. Di conseguenza, in assenza di una valida querela, l'azione penale non poteva essere proseguita.
Continua »
Furto di energia elettrica: condanna ferma senza traduzione
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto di energia elettrica aggravato da violenza sulle cose. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata traduzione della sentenza di primo grado e di altri atti processuali, nonché l'assenza di querela dopo la riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata traduzione della sentenza non costituisce nullità automatica, ma consente solo il rinvio dei termini per impugnare se espressamente richiesto. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di rilevare la mancanza di querela sopravvenuta, poiché tale vizio procedurale non equivale a una cancellazione del reato. L'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Procedibilità a querela: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato da violenza sulle cose e dall'esposizione alla pubblica fede. A seguito della Riforma Cartabia, la disciplina del reato è mutata, introducendo la procedibilità a querela per questa specifica fattispecie. Poiché la persona offesa non ha presentato alcuna querela nei termini previsti dalla legge transitoria, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, stabilendo che l'azione penale non poteva essere proseguita per mancanza della necessaria condizione di procedibilità.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: inammissibile anche con la riforma
Il Tribunale applicava all'Imputato la pena concordata di otto mesi di reclusione e duecento euro di multa per furto aggravato. L'Imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro la pena concordata è limitato a casi tassativi e che la motivazione del patteggiamento può essere sintetica. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di valutare la mancanza di querela sopravvenuta con la riforma Cartabia, poiché il ricorso non idoneo non evita il passaggio in giudicato della sentenza. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tardività della querela: la truffa non si scopre al pagamento
Un uomo è stato condannato per il reato di truffa legato alla vendita fittizia di auto provenienti da fallimenti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la tardività della querela, sostenendo che il termine di novanta giorni fosse decorso dall'ultimo pagamento effettuato dalle vittime. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare la tardività della querela spetta a chi la solleva e che il termine non decorre dal pagamento se in quel momento le vittime non avevano ancora il sospetto di essere state truffate. La Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria al ricorrente.
Continua »