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Pusher

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine gergale che indica una persona dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al dettaglio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gravità Indiziaria: Breve Partecipazione non Esclude Traffico Stupefacenti
Un Indagato ha impugnato un'ordinanza che aveva respinto la sua richiesta di riesame contro la custodia cautelare in carcere. Era accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di detenzione/cessione di cocaina. Il ricorso contestava la sussistenza della **gravità indiziaria** e delle esigenze cautelari, sostenendo che il breve periodo delle condotte non bastasse a dimostrare la sua partecipazione stabile all'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la decisione del Tribunale fosse corretta, basata su intercettazioni e sulla consapevolezza dell'Indagato di far parte del sodalizio, indipendentemente dalla durata della sua partecipazione. La condanna alle spese processuali è conseguita all'inammissibilità.
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Pusher con ricetrasmittente: no allo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un individuo sorpreso a vendere droga. L'imputato operava come 'pusher' in una piazza di spaccio organizzata, utilizzando una ricetrasmittente e possedendo una notevole somma di denaro e numerose dosi. Al momento dell'arresto, ha tentato di fuggire con determinazione. Secondo i giudici, questi elementi (organizzazione, mezzi, quantità e comportamento) dimostrano una professionalità criminale incompatibile con la minore gravità del fatto. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la sua condanna per spaccio 'ordinario' è diventata definitiva.
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Custodia cautelare: conferma carcere per spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. L'uomo è accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse l'occasionalità delle condotte e la mancanza di attualità del pericolo, i giudici hanno valorizzato le intercettazioni che lo indicavano come uomo di fiducia dei vertici del gruppo. La decisione ribadisce che per i reati associativi di droga opera una presunzione di adeguatezza del carcere, superabile solo provando la rescissione dei legami con il sodalizio.
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Esigenze cautelari e rischio recidiva nel narcotraffico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico e ai furti. Il ricorrente contestava l'attualità delle esigenze cautelari e la mancanza di una valutazione autonoma da parte del GIP. La Suprema Corte ha stabilito che il ruolo di spacciatore stabile, esercitato direttamente presso la propria abitazione, rende i domiciliari inidonei a prevenire il rischio di nuovi reati. La decisione sottolinea come la professionalità nel crimine e la rapidità nel reinserirsi nei circuiti illeciti giustifichino la misura più severa.
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Particolare tenuità del fatto: no per i pusher
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto per reati legati agli stupefacenti. La decisione conferma che la qualità, la quantità e le modalità di confezionamento della droga, unite al contesto operativo della piazza di spaccio, precludono il beneficio. Tali elementi dimostrano infatti un ruolo professionale di pusher, incompatibile con la scarsa offensività richiesta dall'art. 131-bis c.p.
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Esigenze cautelari: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso, basato sulla presunta insussistenza delle esigenze cautelari e sulla richiesta di una misura meno afflittiva, è stato rigettato. La Corte ha ritenuto la decisione del Tribunale immune da vizi, sottolineando come la gravità del fatto, l'inserimento stabile dell'imputato nell'organizzazione criminale, i precedenti penali e i carichi pendenti giustifichino pienamente la detenzione, superando la presunzione di adeguatezza di misure alternative.
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Reato associativo stupefacenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di reato associativo stupefacenti, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce che la partecipazione stabile e coordinata all'attività di un gruppo criminale, anche in un ruolo subordinato come quello di pusher, integra il reato associativo, distinguendosi dal semplice concorso in reati di spaccio. La Corte ha ritenuto che le prove, basate su videoriprese, dimostrassero un inserimento organico dell'imputato nel sodalizio e non una collaborazione meramente occasionale.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, ai fini delle misure cautelari, i gravi indizi di colpevolezza non richiedono lo stesso rigore probatorio della condanna finale, essendo sufficiente un giudizio di qualificata probabilità basato su elementi come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Nel caso specifico, questi elementi hanno dimostrato il ruolo stabile e non occasionale dell'imputato all'interno del sodalizio criminale.
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Associazione per delinquere: quando è reato associativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata allo spaccio. Secondo la Corte, la partecipazione costante e organizzata all'attività di spaccio, con turni, ruoli definiti e plurimi arresti in breve tempo, costituisce prova sufficiente del vincolo associativo stabile, superando la tesi difensiva di un mero concorso occasionale nel reato.
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Partecipazione associazione: stabile acquirente
La Corte di Cassazione esamina il caso di un individuo, ritenuto stabile acquirente di stupefacenti, accusato di partecipazione ad un'associazione criminale. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo che un rapporto durevole, sistematico e funzionale agli scopi del sodalizio, che va oltre il singolo acquisto, integra gli estremi della partecipazione associativa, confermando la misura cautelare in carcere basata su prove da intercettazioni.
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Associazione per delinquere: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato era accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del riesame, ritenendo che le prove raccolte (intercettazioni, videosorveglianza) dimostrassero un inserimento organico e stabile dell'uomo nel sodalizio criminale, con il ruolo di spacciatore ('pusher'), smentendo le tesi difensive sulla mancanza di 'affectio societatis' e sulla limitata durata dell'attività illecita.
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Partecipazione associazione narcotraffico: il pusher
Un individuo, destinatario di una misura cautelare per spaccio e per presunta appartenenza a un'organizzazione criminale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, stabilendo che il ruolo di spacciatore ('pusher') che acquista droga da un gruppo non è sufficiente a dimostrare la partecipazione associazione narcotraffico. È necessaria la prova di un'adesione stabile e consapevole al programma criminale del sodalizio, che il giudice del rinvio dovrà ora rivalutare.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono aspecifici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato aspecifico perché si concentrava solo sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ignorando il nucleo centrale delle prove a carico, costituito da intercettazioni e servizi di osservazione che dimostravano un rapporto continuativo di spaccio.
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Associazione a delinquere stupefacenti: Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere stupefacenti. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sui gravi indizi di colpevolezza, basata sul ruolo stabile dell'imputato come spacciatore all'interno di un'organizzazione criminale strutturata. Il ricorso è stato respinto in quanto incentrato su questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità.
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