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Provvedimento Vincolato

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto che la Pubblica Amministrazione è obbligata a emettere quando si verificano determinate condizioni previste dalla legge, senza avere alcuna possibilità di scelta discrezionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: il Giudice di Pace non può fermarla
Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione del Giudice di Pace che aveva annullato l'espulsione dello straniero. Il primo giudice aveva ritenuto illegittimo il diniego del permesso di soggiorno da parte del Questore poiché basato su una condanna per cui era intervenuta la riabilitazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che il giudice ordinario non può valutare la legittimità del diniego del permesso di soggiorno, spettando tale sindacato esclusivamente al giudice amministrativo. Di conseguenza, l'espulsione dello straniero è stata confermata e la cittadina straniera è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Intimazione di pagamento valida senza allegare la vecchia cartella
La Società Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento emessa dall'Agente della Riscossione, lamentando la mancanza di motivazione e la mancata allegazione della precedente cartella esattoriale. I giudici di merito avevano accolto il ricorso della società. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'esattore. La Suprema Corte ha stabilito che l'intimazione di pagamento è un atto vincolato redatto secondo un modello ministeriale. Per la sua validità è sufficiente il richiamo preciso agli estremi della cartella di pagamento precedentemente notificata, senza necessità di ulteriore motivazione o di allegare l'atto originario, in quanto il contribuente è già a conoscenza della pretesa tributaria.
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Avviso di intimazione: valido anche senza allegare la cartella
Una società contribuente ha impugnato un avviso di intimazione di pagamento emesso dall'Agente della Riscossione, lamentando la mancanza di motivazione e la mancata allegazione della cartella di pagamento originaria. I giudici di merito hanno accolto il ricorso della società. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'avviso di intimazione è un atto vincolato redatto secondo un modello ministeriale. Per la sua validità non occorre una motivazione dettagliata né l'allegazione della cartella originaria, essendo sufficiente il richiamo agli estremi della cartella stessa già notificata, che consente al contribuente di conoscere la pretesa tributaria e difendersi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Trattenimento dello straniero: la Cassazione nega la libertà
Un cittadino straniero ha impugnato la convalida del suo trattenimento presso un centro di permanenza temporanea, disposto dopo un decreto di espulsione. Lo straniero lamentava il mancato rispetto dei termini procedurali, l'illegittimità dell'espulsione per assenza di un termine per l'allontanamento volontario e l'inesistenza dei presupposti per la misura, come il pericolo di fuga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il trattenimento dello straniero è valido se sussistono i requisiti di legge al momento dell'espulsione, atto che ha natura vincolata. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le contestazioni di fatto relative al pericolo di fuga e alla mancanza di voli.
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Decreto di espulsione dello straniero: il ritardo non lo annulla
Il Prefetto ha ordinato l'allontanamento di un cittadino extracomunitario privo di titolo di soggiorno. Lo straniero ha impugnato il provvedimento, lamentando il ritardo di due anni nell'emissione del decreto e la pendenza di un ricorso al TAR contro il diniego del permesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il decreto di espulsione dello straniero è un atto vincolato. Per la sua validità è sufficiente la mancanza del titolo di soggiorno al momento dell'espulsione, mentre il tempo trascorso dal diniego e la pendenza del giudizio amministrativo sono del tutto irrilevanti e non sospendono la procedura ordinaria.
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Decreto di espulsione dello straniero: quando l’errore non salva
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto, lamentando la mancata traduzione nella propria lingua madre e la pendenza del ricorso contro il diniego del permesso di soggiorno. Il Giudice di Pace ha rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il decreto di espulsione è un atto vincolato e autonomo rispetto alle decisioni del Questore sul soggiorno. Inoltre, l'errore del giudice nell'attribuire allo straniero i documenti di un'altra persona costituisce un errore di percezione (vizio revocatorio) e non può essere fatto valere in Cassazione, ma solo con un ricorso per revocazione. L'appello dello straniero è stato quindi rigettato.
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Revoca della sospensione condizionale: nuovo reato e carcere
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca della sospensione condizionale della pena, disposta a seguito della commissione di un nuovo reato entro i cinque anni dalla prima condanna. Il ricorrente lamentava la mancanza di una motivazione dettagliata da parte del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revoca della sospensione condizionale è un provvedimento vincolato per legge quando si commette un nuovo delitto punito con pena detentiva nel quinquennio. Di conseguenza, basta l'indicazione del nuovo reato commesso per giustificare la revoca, risultando irrilevante l'omessa menzione esplicita della pena inflitta se questa emerge chiaramente dagli atti del fascicolo. Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Protezione speciale negata? Il decreto di espulsione resta valido
Un cittadino straniero ha impugnato il suo decreto di espulsione, sostenendo che l'autorità non avesse prima verificato il suo diritto alla protezione speciale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: il giudice che valuta la legittimità di un'espulsione ha un compito limitato. Deve solo controllare se esistevano i presupposti di legge per l'allontanamento, come la mancanza di un permesso di soggiorno. La questione della protezione speciale, invece, deve essere trattata in un procedimento giudiziario separato e non può essere usata per bloccare il decreto di espulsione, che è un atto obbligatorio quando mancano i titoli per soggiornare.
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