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Provvedimento Ordinatorio

29 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto del giudice che non decide la controversia nel merito, ma serve a regolare lo svolgimento del processo, come la fissazione di un'udienza. È generalmente modificabile e revocabile dallo stesso giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Autorizzazione curatore fallimentare: stop ai ricorsi
L'ex amministratore di una società fallita ha contestato la scelta del giudice delegato di autorizzare gli organi della procedura a non proseguire una causa d'appello contro un istituto bancario. Il tribunale ha respinto il reclamo presentato dal dirigente. L'amministratore ha quindi promosso ricorso per cassazione, lamentando l'omesso esame di aspetti decisivi e l'errata valutazione della convenienza economica dell'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il decreto relativo all'autorizzazione del curatore fallimentare ha natura meramente ordinatoria e interna alla procedura concorsuale. Tale atto esprime poteri di amministrazione e sorveglianza e non può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione, con conseguente condanna del ricorrente alle spese processuali.
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Sospensione lavori condominiali: basta la maggioranza semplice
Un'assemblea approvava a maggioranza semplice la sospensione lavori condominiali relativi a fognature e consolidamento, perché eseguiti in difformità rispetto al progetto autorizzato. Una società condomina impugnava la delibera sostenendo che, trattandosi di opere qualificabili come innovazioni, la sospensione richiedesse la maggioranza qualificata dei due terzi del valore dell'edificio. La Corte d'Appello annullava la delibera per difetto di quorum. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia, accogliendo il ricorso del Condominio. I giudici hanno stabilito che l'atto di fermare provvisoriamente un cantiere difforme non costituisce innovazione, ma ha una natura meramente cautelare volta a tutelare i beni comuni.
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Autorizzazione del curatore fallimentare e ricorsi inammissibili
L'ex amministratore di una società fallita ha contestato la scelta del giudice delegato di non autorizzare la prosecuzione di una causa di appello per il recupero di un credito. Il Tribunale ha respinto il reclamo confermando la valutazione di non convenienza economica per la procedura. L'ex amministratore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento relativo alla mancata autorizzazione del curatore fallimentare a stare in giudizio ha natura meramente interna e ordinatoria. Di conseguenza, l'atto non incide su diritti soggettivi e non può essere impugnato davanti alla Corte di Cassazione. L'ex amministratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Regolamento di competenza: inammissibile per questioni interne al Tribunale
Un Lavoratore aveva presentato delle querele di falso in un giudizio pendente. Il Tribunale di Lecce, in composizione monocratica, aveva deciso di trattare queste querele autonomamente. Il Lavoratore ha proposto un ricorso per regolamento di competenza, sostenendo che la decisione spettasse al Tribunale in composizione collegiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la scelta tra composizione monocratica e collegiale non riguarda la competenza (quale giudice deve decidere), ma l'organizzazione interna del tribunale (come il giudice deve decidere). Pertanto, il regolamento di competenza non era lo strumento adatto per contestare tale decisione.
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Svincolo della cauzione: impugnazione vietata per l’ordinanza
Un comproprietario ha contestato l'ordinanza del Tribunale che autorizzava lo svincolo della cauzione in favore degli originari attori di un giudizio di rivendicazione immobiliare. La parte riteneva che l'atto costituisse una correzione di errore materiale della sentenza conclusiva del processo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che lo svincolo della cauzione è un atto meramente amministrativo e ordinatorio. Esso non ha natura decisoria, non risolve controversie sui diritti e non è soggetto ad appello o ricorso. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso della parte e la ha condannata al pagamento delle spese di lite.
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Ricusazione del giudice: negare novanta testi non anticipa la pena
Durante un processo per reati di falso, il magistrato revoca l'ascolto di circa novanta testimoni difensivi ritenendoli sovrabbondanti. Davanti alle proteste del difensore, il magistrato invita la parte a far valere le proprie ragioni in sede di eventuale appello. L'imputato presenta allora istanza di ricusazione del giudice, sostenendo che tale frase anticipi illegittimamente una sentenza di condanna. La Corte di Appello dichiara inammissibile la richiesta e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I Supremi Giudici stabiliscono che la riduzione della lista dei testi è un potere ordinario di gestione del dibattimento. Inoltre, il richiamo ai rimedi di impugnazione ordinari non costituisce alcuna anticipazione della decisione finale di merito. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello respinto: la Cassazione blocca il ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza con cui la Corte d'Appello ha respinto la richiesta di concordato in appello avanzata dalle parti. La difesa ha lamentato la violazione di legge e la mancanza di motivazione nel rifiuto dell'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'ordinanza di rigetto del concordato in appello ha natura puramente ordinatoria e dispone solo la prosecuzione del giudizio. Di conseguenza non sussiste alcun interesse a impugnare tale decisione dinanzi alla Cassazione, poiché il processo prosegue nelle forme ordinarie ripristinando tutte le garanzie difensive. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricusazione del giudice: gestire i testi non è parzialità
L'Imputato presentava istanza di ricusazione del giudice dopo che il magistrato aveva avvisato la difesa della possibile revoca dei propri testimoni assenti per superfluità della prova. La Corte di appello dichiarava l'istanza inammissibile de plano (senza udienza). L'Imputato ricorreva quindi in Cassazione lamentando l'indebita anticipazione del giudizio e vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le scelte di gestione processuale e il controllo sulle prove non integrano alcuna parzialità sul merito dell'accusa. La ricusazione del giudice è inammissibile quando censura meri poteri di direzione del dibattimento.
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Regolamento di competenza: quando il ricorso è inammissibile
Un creditore chiede la risoluzione del concordato di un ente consorziale per mancata esecuzione degli accordi. L'ente contesta la competenza del Tribunale adito. Il giudice rinvia l'udienza per consentire l'intervento del commissario liquidatore. L'ente propone un regolamento di competenza contro il semplice rinvio. Successivamente, il Tribunale emette sentenza definitiva: conferma la propria competenza e risolve il concordato. L'ente presenta un secondo regolamento di competenza, sostenendo la nullità della sentenza per mancata sospensione del processo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili entrambi i ricorsi. Il rinvio d'udienza è un atto meramente ordinatorio non impugnabile. Inoltre, le contestazioni di merito e la presunta nullità della sentenza devono essere proposte davanti alla Corte d'Appello e non direttamente in Cassazione. L'ente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali.
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Astensione del giudice: no al ricorso contro il rifiuto
L'Imputato ha presentato una formale richiesta di astensione del giudice nei confronti del collegio penale giudicante. Il tribunale ha respinto la sollecitazione, disponendo l'allegazione dell'atto al fascicolo per mancanza di presupposti normativi. Contro questo provvedimento, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il provvedimento con cui il magistrato non si astiene e inserisce la segnalazione agli atti ha natura meramente ordinatoria e non è impugnabile autonomamente. La parte processuale non può contestare direttamente la mancata astensione, dovendo invece attivare gli specifici rimedi di legge, quali la ricusazione o la richiesta di rimessione del processo ad altra sede giudiziaria. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione di 4.000 euro.
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Revoca del curatore fallimentare: no al ricorso del fallito
L'ex amministratore di una società dichiarata fallita e un creditore hanno presentato una denuncia penale contro il curatore per presunte irregolarità gestionali, chiedendo al giudice delegato la sua rimozione. A seguito del rigetto delle istanze sia in primo grado che in sede di reclamo presso la Corte d'Appello, i ricorrenti si sono rivolti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che né il debitore fallito né i singoli creditori possiedono il potere di chiedere autonomamente la revoca del curatore fallimentare. La decisione sulla permanenza dell'incarico costituisce un provvedimento meramente ordinatorio e di gestione interna, non incidente su diritti soggettivi e, di conseguenza, non impugnabile davanti alla Corte di Cassazione. I ricorrenti sono stati condannati alle spese di lite.
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Regolamento di competenza: stop al ricorso contro atti provvisori
Un agente promuove una causa contro l'azienda davanti al Tribunale di Verona per questioni legate al rapporto di agenzia. L'azienda contesta la competenza territoriale, indicando come foro competente Perugia o Rovereto. Il giudice di Verona ritiene temporaneamente infondata l'eccezione e dispone la riunione del fascicolo a un'altra causa pendente, rinviando la decisione finale. L'azienda propone allora un regolamento di competenza in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il regolamento di competenza può essere proposto solo contro provvedimenti decisori e definitivi sulla competenza. L'ordinanza del Tribunale, avendo natura meramente ordinatoria e interlocutoria, non è impugnabile, poiché il giudice ha rinviato la valutazione definitiva al momento della decisione finale sul merito della causa riunita.
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Mediazione obbligatoria: vince in primo grado ma perde tutto
Il Cliente ha citato in giudizio L'Intermediario Finanziario per ottenere il pagamento di cinquemila euro legati a un finanziamento. L'Intermediario Finanziario ha eccepito il mancato svolgimento della mediazione obbligatoria. In secondo grado, il Tribunale ha ordinato alle parti di avviare la procedura, ma nessuna di esse ha provveduto. Di conseguenza, il giudice ha dichiarato improcedibile la domanda originaria del Cliente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Cliente. La Corte ha stabilito che, se il giudice dispone la mediazione obbligatoria e le parti non la avviano, l'improcedibilità colpisce l'azione iniziale fin dal primo momento e non il solo giudizio di appello. Il Cliente perde definitivamente la causa.
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Vendita competitiva fallimentare: vince la gara ma perde il ricorso
Una società proponeva un'offerta irrevocabile per l'acquisto di un ramo d'azienda di un fallimento. Il curatore avviava una vendita competitiva fallimentare, ma successivamente prorogava il termine per presentare offerte migliorative. La società impugnava la proroga, ma nel frattempo partecipava alla gara e si aggiudicava l'azienda. Ciononostante, ricorreva in Cassazione contro la decisione del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il suo reclamo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La proroga dei termini è un provvedimento puramente ordinatorio e organizzativo, privo dei caratteri di decisorietà e definitività sui diritti soggettivi dell'offerente. Di conseguenza, non è impugnabile con ricorso straordinario.
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Udienza a sorpresa: violato il principio del contraddittorio
Il Richiedente ha ottenuto in primo grado la protezione umanitaria. L'Amministrazione Pubblica ha proposto appello contro tale decisione. Successivamente, la Corte d'Appello ha anticipato d'ufficio la data dell'udienza, ma la cancelleria non ha comunicato questo spostamento al difensore del Richiedente. Di conseguenza, la causa " stata decisa in anticipo senza che la difesa potesse partecipare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Richiedente, stabilendo che la mancata comunicazione dell'udienza anticipata viola gravemente il principio del contraddittorio. Questa omissione determina la nullit assoluta di tutti gli atti successivi e della sentenza stessa. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo e regolare giudizio.
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Custodia cautelare in carcere: confermata per il narcotraffico
Il Tribunale del Riesame confermava la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per reati di narcotraffico, porto d'armi e associazione mafiosa. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata riunione dei procedimenti penali a suo carico e contestando la proporzionalità della misura, evidenziando una disparità di trattamento rispetto ad altri coindagati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti sulla riunione dei processi non sono impugnabili e che opera una doppia presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere per tali gravi reati. Non essendo stati presentati elementi concreti idonei a superare tale presunzione, la misura estrema è stata confermata, con condanna del ricorrente alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Esenzione IVA chirurgia estetica: il medico batte il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un medico l'applicazione dell'esenzione IVA sulle sue prestazioni, ritenendole meramente estetiche e non terapeutiche. Il medico ha impugnato l'atto, dimostrando tramite cartelle cliniche e una perizia medico-legale la finalità terapeutica e di tutela della salute dei suoi interventi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'esenzione IVA chirurgia estetica spetta quando l'intervento mira a curare disagi psico-fisici derivanti da malattie, traumi o difetti congeniti. Il medico ha pienamente assolto l'onere della prova, mentre le contestazioni dell'ufficio sono risultate generiche. Vince il medico, con condanna dell'amministrazione alle spese di giudizio.
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CTU e ricorso straordinario per cassazione: l’atto inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario per cassazione proposto da un privato contro l'ordinanza del Tribunale che disponeva la convocazione del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) durante la pendenza di un regolamento di competenza. I giudici hanno chiarito che la convocazione del CTU è un provvedimento puramente ordinatorio e non decisorio, in quanto non statuisce su diritti soggettivi. Di conseguenza, tale atto non è impugnabile davanti alla Suprema Corte. Per aver promosso un ricorso palesemente infondato con colpa grave, il ricorrente è stato condannato al rimborso delle spese legali e al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria.
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Ricorso per cassazione per abnormità: no al rinvio d’udienza
Il Tribunale di Roma ha disposto, fuori udienza, il rinvio del processo su richiesta della Procura. L'Imputato ha proposto un ricorso per cassazione per abnormità, sostenendo che la decisione fosse illegittima perché presa senza consultare la difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza di rinvio è un provvedimento puramente ordinatorio, volto a gestire i tempi del processo, e non ha natura decisoria. Di conseguenza, non è impugnabile direttamente né può considerarsi abnorme, poiché non determina alcuna paralisi del procedimento. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reclamo Liquidazione Patrimonio: Ex Moglie Blocca la Vendita
Un'ex moglie si oppone alla vendita di immobili nella procedura di liquidazione del suo ex marito, vantando ingenti crediti. Il Tribunale dichiara inammissibile il suo appello, considerandolo un atto non impugnabile. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: ogni provvedimento preso durante la fase di vendita dei beni che lede un diritto è sempre contestabile. La Corte afferma quindi la piena ammissibilità del Reclamo liquidazione patrimonio, rinviando il caso al Tribunale per una decisione nel merito. Vince l'ex moglie, ottenendo il diritto a far esaminare le sue ragioni.
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