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Prova Del Danno

21 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prova del danno: risarcimento e vizi immobiliari
Una proprietaria ha agito contro una società costruttrice per gravi difetti in un complesso immobiliare. Nonostante l'accertamento della responsabilità ex art. 1669 c.c., la Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il danno da mancato godimento. La ricorrente ha impugnato la decisione lamentando l'omessa valutazione di prove sull'inutilizzabilità del bene. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova del danno non può basarsi su semplici presunzioni se il giudice di merito ha logicamente accertato che l'immobile era comunque abitabile o locabile.
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Prova del danno: quando le presunzioni non bastano
Un imprenditore, raggirato da un promotore finanziario che si fingeva un alto prelato, ha chiesto il risarcimento del danno. La Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha rigettato la domanda. La sentenza chiarisce che per la prova del danno tramite presunzioni non basta dimostrare la condotta illecita (fatto noto), ma è necessario che i fatti allegati siano precisi e gravi, tali da rendere probabile, secondo l'esperienza comune, l'esistenza di un danno effettivo (fatto ignoto). Allegazioni generiche non sono sufficienti a fondare un ragionamento presuntivo.
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Prova del danno: non basta dimostrare l’inadempimento
Una società di consulenza informatica ha citato in giudizio il suo fornitore di servizi di telecomunicazione per un'interruzione del servizio. Nonostante la Corte abbia riconosciuto l'inadempimento contrattuale del fornitore (per mancato preavviso), ha negato il risarcimento. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la semplice dimostrazione dell'inadempimento non è sufficiente; è onere del danneggiato fornire la prova del danno specifico subito, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Prova del danno da assegno falso: la Cassazione decide
In un caso di truffa con assegno circolare falso per la vendita di un orologio, la Corte di Cassazione ha stabilito che la vittima deve fornire la prova del danno subito, dimostrando il valore effettivo del bene perduto. L'importo indicato sull'assegno falso non è di per sé sufficiente a quantificare il risarcimento, poiché non rappresenta il valore di mercato del bene. L'onere di dimostrare l'entità del pregiudizio economico ricade interamente su chi agisce in giudizio per il risarcimento.
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Prova del danno: inammissibile il ricorso generico
Un commerciante ha citato in giudizio il condominio per i danni da infiltrazioni nel suo negozio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non perché mancasse la responsabilità del condominio, ma perché la richiesta di risarcimento era basata su una prova del danno troppo generica e non adeguatamente circostanziata. La sentenza sottolinea che, per ottenere un risarcimento, non basta affermare di aver subito un pregiudizio, ma è necessario dimostrarlo con precisione.
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Prova del danno: la Cassazione e il criterio presuntivo
In un caso di risarcimento per incendio, la Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la prova del danno può essere fornita anche tramite presunzioni. Quando la documentazione (perizie, foto, contabili) è sufficiente a creare un quadro probatorio solido, spetta a chi contesta il danno fornire la prova contraria. L'ordinanza chiarisce che il ricorso per cassazione non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.
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Prova del danno da Centrale Rischi: onere probatorio
Una società in liquidazione e un suo esponente hanno citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, a seguito di una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale della decisione è la mancata prova del danno da parte dei ricorrenti. La Suprema Corte ha ribadito che non basta lamentare un'illegittima segnalazione, ma è necessario dimostrare concretamente il pregiudizio subito, rispettando il rigoroso onere probatorio.
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Prova del danno: la Cassazione e onere probatorio
Una società cooperativa ha citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello, pur riconoscendo l'illegittimità della segnalazione, ha respinto la richiesta di risarcimento per mancanza della prova del danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che spetta a chi chiede il risarcimento l'onere di dimostrare non solo l'evento dannoso ma anche il pregiudizio concreto e il nesso causale, e ha dichiarato inammissibile il ricorso principale.
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Prova del danno: la Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni soggetti contro un istituto di credito, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il caso verteva sulla richiesta di rimborso per addebiti bancari e sul risarcimento per un'asserita illegittima segnalazione in Centrale Rischi. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi relativi alla legittimazione attiva di uno dei ricorrenti, che agiva sia come cessionario dei crediti di società estinte sia come loro successore. Fondamentale, inoltre, la statuizione sulla prova del danno: la Corte ha ribadito che il pregiudizio da segnalazione non è automatico ('in re ipsa') ma deve essere concretamente dimostrato con elementi economici specifici, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Prova del danno: la Cassazione chiarisce l’onere
Una società assicurativa ha citato in giudizio un ente postale per il pagamento di un assegno non trasferibile a un soggetto errato. La richiesta di risarcimento è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché la società, pur avendo ragione in linea di principio, ha basato la sua domanda su un secondo pagamento al beneficiario, senza però riuscire a fornire la prova del danno come da lei stessa prospettato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la domanda giudiziale vincoli l'onere probatorio della parte.
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Prova del danno: la Cassazione e l’assegno pagato male
Una compagnia assicurativa agisce contro un intermediario finanziario per il pagamento di assegni forgiati. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché la compagnia non ha fornito la prova del danno subito, ovvero di aver dovuto effettuare un secondo pagamento ai legittimi beneficiari. La decisione sottolinea che non basta dimostrare l'errore dell'intermediario, ma è necessario provare il concreto pregiudizio economico come allegato nell'atto introduttivo.
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Prova del danno: Cassazione su onere probatorio
Una società ha citato in giudizio la propria banca per usura e anatocismo su un conto corrente, chiedendo un risarcimento danni. Dopo un'iniziale archiviazione, la Corte d'Appello ha dichiarato nulla la clausola di capitalizzazione trimestrale ma ha respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché la società non ha adempiuto all'onere della prova del danno, ovvero non ha dimostrato né l'esistenza né l'entità del pregiudizio subito.
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Prova del danno: la Cassazione sui gioielli rubati
Un proprietario di casa ha citato in giudizio una società di vigilanza a seguito di un furto, chiedendo il risarcimento per i gioielli sottratti il cui valore superava la copertura assicurativa. I tribunali, inclusa la Corte di Cassazione, hanno respinto la richiesta per una carente prova del danno. Il ricorrente non è riuscito a dimostrare in modo conclusivo che tutti i gioielli dichiarati fossero effettivamente presenti al momento del furto e che il loro valore eccedesse l'indennizzo già ricevuto dall'assicurazione.
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Prova del danno: la Cassazione sul nesso causale
Una proprietaria terriera ha citato in giudizio una società energetica per un presunto danno permanente di perdita di edificabilità, a seguito di un'occupazione temporanea del suo terreno per l'estrazione di gas. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che la prova del danno spetta a chi lo lamenta. In questo caso, la perdita di edificabilità e il fenomeno di subsidenza erano rimasti a livello di mera ipotesi, non supportati da prove concrete e accertate, rendendo infondata la richiesta di risarcimento.
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Prova del danno: quando il giudice non può liquidare
Un proprietario terriero subisce danni da un incendio partito da un fondo vicino. Nonostante la responsabilità dei vicini sia stata accertata, la Corte di Cassazione ha negato il risarcimento perché la vittima non ha fornito una adeguata prova del danno subito. L'ordinanza chiarisce che la liquidazione equitativa è possibile solo se l'esistenza del danno è provata.
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Prova del danno: la Cassazione sul risarcimento negato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del titolare di un'attività commerciale che chiedeva il risarcimento dei danni a un condominio a seguito di un allagamento. La decisione si fonda sulla carenza della prova del danno: il ricorrente non è riuscito a dimostrare in modo adeguato né l'entità dei danni materiali né la perdita economica derivante dalla chiusura forzata. La Corte ha sottolineato che presentare elementi come fotografie o preventivi non datati non è sufficiente a fondare una pretesa risarcitoria, ribadendo l'onere della prova a carico di chi agisce in giudizio.
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Prova del danno: Rifiuto illegittimo delle testimonianze
A seguito dell'affondamento di un'imbarcazione in un porto turistico durante una mareggiata, il proprietario ha intrapreso una lunga battaglia legale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla prova del danno: il giudice non può ritenere generica e quindi inammissibile una prova testimoniale volta a dimostrare l'esistenza e la natura dei danni, per poi concludere che il danno non è stato provato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto delle testimonianze ingiustamente escluse.
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Prova del danno: la Cassazione e la ragione più liquida
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del proprietario di un cavallo da corsa deceduto a seguito di un incidente con un trattore. La decisione si fonda sulla mancata prova del danno, sia nella sua esistenza che nel suo ammontare. La Corte ha applicato il principio della "ragione più liquida", ritenendo assorbente la questione della prova del danno rispetto all'accertamento della responsabilità, confermando così le sentenze dei gradi precedenti che avevano rigettato la richiesta di risarcimento.
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Prova del danno: recesso senza preavviso non basta
Una società di trasporti ha citato in giudizio un'importante azienda di logistica per aver interrotto un contratto senza il preavviso di tre mesi. Nonostante la palese violazione contrattuale, i tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta di risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'inadempimento non è sufficiente: è sempre necessaria una rigorosa prova del danno subito, che in questo caso non è stata fornita. La ricorrente non è riuscita a dimostrare le mancate commesse che avrebbe ottenuto durante il periodo di preavviso.
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Prova del danno: la Cassazione e l’onere probatorio
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per una presunta segnalazione illegittima a una centrale rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e l'opportunità di ricorrere a presunzioni rientrano nel potere discrezionale dei giudici di merito e non sono riesaminabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente. L'onere della prova del danno non era stato assolto.
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