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Proscioglimento Ex Art. 129 Cod. Proc. Pen.

48 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Decisione del giudice di assolvere l'imputato in qualsiasi fase del procedimento, quando risulta evidente che il fatto non sussiste, che l'imputato non lo ha commesso, che il fatto non costituisce reato o che non è previsto dalla legge come reato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Patteggiamento: Inammissibile senza motivi
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 9 novembre 2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento avverso una condanna per ricettazione. Il motivo, basato sulla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento (ex art. 129 c.p.p.), non rientra tra quelli consentiti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47383/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato sosteneva che il giudice avrebbe dovuto proscioglierlo ai sensi dell'art. 129 c.p.p. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è limitata ai soli casi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientra la mancata verifica delle cause di proscioglimento. Questa decisione rafforza la stabilità delle sentenze concordate tra le parti.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati avverso una sentenza di patteggiamento per reati di riciclaggio e associazione a delinquere. I ricorrenti lamentavano la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, l'inammissibilità del ricorso patteggiamento è prevista per legge quando si contesta l'omessa valutazione delle condizioni per il proscioglimento secondo l'art. 129 c.p.p., confermando la natura definitiva dell'accordo tra le parti.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativi. La presunta omessa valutazione delle cause di non punibilità ex art. 129 c.p.p. non rientra tra le ragioni valide per contestare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, come stabilito dall'art. 448-bis c.p.p.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16490/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati contro una sentenza di patteggiamento. I motivi, relativi alla mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento e alla determinazione della pena, sono stati giudicati non consentiti dalla legge. Questa decisione ribadisce i rigidi limiti del ricorso patteggiamento, confermando che tale strumento non può essere utilizzato per rimettere in discussione l'accordo tra le parti, salvo casi eccezionali come l'illegalità della pena.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17884/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di concordato in appello. La Corte ha ribadito che, una volta raggiunto l'accordo, l'impugnazione è possibile solo per vizi del consenso o per difformità della pronuncia del giudice, escludendo doglianze sulla mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso cassazione patteggiamento: limiti e motivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29708/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., il ricorso per cassazione patteggiamento è limitato a specifiche ipotesi e non può riguardare questioni sulla responsabilità penale, poiché l'accordo sulla pena implica una rinuncia a contestare i fatti dell'accusa.
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Ricorso inammissibile dopo concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello per riciclaggio, ha tentato di contestare la propria responsabilità. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare questioni di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento basato su un presunto vizio di motivazione. La sentenza chiarisce che i motivi di impugnazione contro una sentenza di patteggiamento sono tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., e tra questi non rientra la carente valutazione delle condizioni per il proscioglimento.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile patteggiamento presentato da alcuni imputati contro una sentenza di applicazione della pena per reati di droga. La Corte ha stabilito che, in assenza di evidenti cause di proscioglimento, la sentenza di patteggiamento è sufficientemente motivata e non appellabile sui motivi proposti, consolidando la natura dell'accordo tra le parti.
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Ricorso patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento avverso una condanna per violazione della legge sugli stupefacenti. L'ordinanza ribadisce che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena, i motivi di impugnazione sono strettamente limitati e non possono contestare il merito della colpevolezza, poiché l'accordo stesso solleva l'accusa dall'onere della prova. Il ricorso è stato respinto perché i motivi proposti non erano consentiti e non emergevano cause evidenti di proscioglimento.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché fondato su un motivo generico e non consentito. L'imputato, che in appello aveva ammesso la condotta chiedendo solo una riduzione di pena, ha tentato in Cassazione di ottenere un proscioglimento. La Corte ha sanzionato questa incoerenza difensiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i motivi di inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento, lamentando la mancata motivazione del giudice sulla possibilità di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente previsti dalla legge e tra questi non rientra il presunto difetto di motivazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la riforma
Un imputato, condannato con patteggiamento per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse per uso esclusivamente personale e che il giudice avrebbe dovuto proscioglierlo. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. La mancata verifica di cause di proscioglimento non rientra tra questi motivi, rendendo l'impugnazione improponibile.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i limiti all'impugnazione delle sentenze emesse a seguito di un concordato in appello. Un imputato aveva fatto ricorso lamentando il mancato proscioglimento e l'entità della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso palesemente inammissibile, sottolineando che l'accordo sulla pena implica una rinuncia a contestare i motivi di merito, inclusa la valutazione delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. Il ricorso è ammesso solo per vizi relativi alla formazione della volontà delle parti o per pene illegali.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 36195/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di 'concordato in appello'. La Corte ha ribadito che, in caso di accordo sulla pena in secondo grado, non è possibile contestare in Cassazione la mancata valutazione delle cause di proscioglimento previste dall'art. 129 c.p.p., trattandosi di un motivo di ricorso non consentito dalla legge per questa specifica procedura.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di un concordato in appello. L'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare in Cassazione la mancata valutazione di cause di proscioglimento, le attenuanti o la determinazione della pena stessa, poiché tali motivi si considerano rinunciati.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la riforma
Un soggetto condannato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina tramite patteggiamento ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di possibili cause di assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativi e non includono la doglianza sollevata. La decisione conferma la natura quasi definitiva dell'accordo di patteggiamento.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, sottolineando che, secondo l'art. 448 co. 2-bis c.p.p., non si può impugnare la sentenza per lamentare la mancata verifica delle cause di proscioglimento. L'imputato era stato condannato per ricettazione e detenzione illegale di armi.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento, sperando di ottenere un'assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, chiarendo che, a seguito della riforma del 2017, i motivi per impugnare tale sentenza sono strettamente limitati e non includono la valutazione delle prove o della colpevolezza. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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