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Profitto Del Reato

399 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il vantaggio economico, diretto o indiretto, che deriva dalla commissione di un illecito penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confisca denaro stupefacenti: quando il patteggiamento non basta
Un individuo è stato condannato con patteggiamento per detenzione e cessione di stupefacenti. Il giudice aveva disposto la confisca di 558,80 euro trovati addosso all'imputato. La Cassazione ha annullato la confisca di 548,80 euro. Ha stabilito che la confisca denaro stupefacenti è legittima solo se il denaro è il corrispettivo diretto dell'attività illecita contestata. Non basta che sia il ricavato di precedenti cessioni o destinato a futuri acquisti, se non c'è un nesso di pertinenzialità provato con il reato specifico per cui è intervenuta la condanna. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la somma maggiore, in quanto la trasmissione degli atti al PM non aveva carattere decisorio.
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Sequestro preventivo finalizzato alla confisca e poteri del GIP
L'indagato, coinvolto in un'inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla gestione illecita di scommesse online, subiva il blocco di oltre 1,2 milioni di euro depositati sul conto corrente. Tali somme costituivano il profitto delle giocate clandestine. Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, accogliendo l'istanza del Pubblico Ministero. La difesa contestava la decisione sostenendo che il magistrato avesse oltrepassato la richiesta originaria dell'accusa, violando il principio di corrispondenza tra domanda e pronuncia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'indagato, stabilendo che il giudice non commette alcun eccesso di potere se applica la misura scegliendo una delle plurime finalità già esposte dal Pubblico Ministero nell'atto d'impulso.
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Sequestro preventivo profitto reato: Cassazione annulla per calcolo vago
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro preventivo del profitto del reato e di compendio aziendale nei confronti di un'Azienda e del suo Amministratore, accusati di associazione a delinquere e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, anche tramite fatture per operazioni inesistenti. L'Azienda contestava la mancanza di motivazione sul calcolo degli importi sequestrati. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha annullato con rinvio l'ordinanza per la parte relativa al sequestro preventivo del profitto del reato, ritenendo insufficiente la motivazione sul metodo di calcolo degli importi. Ha invece confermato il sequestro impeditivo del compendio aziendale, riconoscendo la sussistenza di gravi indizi di reato.
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Sequestro preventivo: Sgravio fiscale annulla il profitto del reato?
Il caso riguarda il **sequestro preventivo** di beni di alcuni Indagati, inizialmente disposto per reati tributari e di riciclaggio. Un Tribunale aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro, nonostante un provvedimento di sgravio fiscale avesse annullato il debito tributario originario. Gli Indagati hanno contestato la mancanza di motivazione sulla persistenza del profitto del reato e sulla proporzionalità del sequestro. La Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il Tribunale non ha adeguatamente motivato l'esistenza di altre pretese erariali che giustificassero il mantenimento del sequestro, rendendo la motivazione "apparente". La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando per un nuovo esame.
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Sequestro per caporalato: nessun taglio dei costi illeciti
L'amministratore di un'azienda agricola ha subito un sequestro preventivo di denaro per l'accusa di sfruttamento di braccianti agricoli tramite intermediari abusivi. Il Tribunale del riesame aveva ridotto la somma bloccata, sottraendo dal profitto illecito i salari minimi comunque corrisposti ai lavoratori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, stabilendo che nel sequestro per caporalato non è possibile detrarre le spese sostenute per pagare la manodopera sfruttata. Trattandosi di un reato che rende totalmente nullo l'accordo lavorativo, la legge penale non riconosce i costi aziendali del crimine. Il giudice del riesame dovrà rideterminare l'importo da bloccare calcolando l'intero risparmio di spesa ottenuto dall'imprenditore.
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Confisca obbligatoria nei reati tributari anche se si patteggia
L'Imputato ha concordato la pena con il giudice per il reato di omesso versamento IVA. Il Tribunale ha approvato il patteggiamento, ma ha omesso di disporre il sequestro dei beni pari all'importo dell'imposta evasa. La Procura Generale ha impugnato la decisione in Cassazione lamentando la violazione delle norme che impongono la sottrazione del profitto illecito. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca obbligatoria nei reati tributari deve essere sempre disposta, anche in presenza di un patteggiamento e indipendentemente dagli accordi tra le parti. I giudici hanno annullato la sentenza limitatamente alla mancata misura patrimoniale, rinviando al Tribunale per quantificare e applicare il prelievo sui beni dell'imputato.
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Confisca per reati tributari: l’omissione che porta a nuovo giudizio
Un amministratore di società è stato condannato per reati tributari, avendo presentato dichiarazioni fiscali infedeli. Il Tribunale ha omesso di disporre la confisca dei beni corrispondenti al profitto o prezzo del reato. La Cassazione ha stabilito che la confisca per reati tributari è obbligatoria e che la normativa ha mantenuto una continuità giuridica nonostante i cambiamenti. La sentenza è stata annullata limitatamente alla mancata confisca, rinviando il caso alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio su questo specifico punto.
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Sequestro preventivo: Cassazione annulla per motivazione insufficiente
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva confermato un sequestro preventivo a carico di un Professionista. Questi era accusato di concorso in reati tributari e societari. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale insufficiente e 'apparente' riguardo al fumus delicti e al contributo specifico del Professionista. Il Tribunale non aveva spiegato adeguatamente il coinvolgimento del Professionista nelle condotte criminose, limitandosi a richiami generici. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando l'importanza di una motivazione dettagliata per le misure cautelari reali e per il sequestro preventivo.
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Confisca Obbligatoria: Patteggiamento Non Salva il Profitto Illecito
Un Contribuente ha patteggiato una pena per un reato tributario. Il Tribunale ha omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca obbligatoria deve essere sempre applicata, anche in caso di patteggiamento, perché è una vera e propria sanzione. La sentenza del Tribunale è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio per una nuova decisione sulla confisca.
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Confisca diretta profitto reato: il denaro non ha memoria
L'Azienda ha contestato il sequestro preventivo di somme sul proprio conto, ritenute profitto di un reato tributario commesso dal suo legale rappresentante. L'Azienda sosteneva che il denaro, acquisito dopo il reato, non potesse essere oggetto di confisca diretta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la confisca diretta del profitto reato si applica al denaro, data la sua natura fungibile, anche se le somme sono entrate nel patrimonio in un momento successivo o hanno un'origine lecita. Ciò che conta è l'effettivo accrescimento patrimoniale derivante dal reato.
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Confisca del Profitto del Reato: Cassazione Annulla per Motivazione Insufficiente
Un imputato, condannato per ricettazione, ha contestato la confisca del profitto del reato, ovvero denaro e altri oggetti preziosi. Sosteneva che i beni sequestrati non avevano un legame diretto con il crimine e che la motivazione del tribunale era insufficiente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato la sentenza nella parte relativa alla confisca, ritenendo la motivazione del tribunale 'apparente' per l'assenza di un chiaro collegamento tra i beni e il reato. La Corte ha rinviato il caso al tribunale per una nuova valutazione sulla confisca del profitto del reato.
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Sequestro Preventivo: Denaro da Reato Associativo e Inammissibilità
Un Tribunale ha confermato il sequestro preventivo del profitto del reato di 2.000 euro nei confronti di un Indagato, accusato di reato associativo (art. 416 bis c.p.). L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di prova del legame tra il denaro e il reato e la mancanza di motivazione sul "periculum in mora" (pericolo nel ritardo). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il denaro, essendo un bene fungibile, non richiede una prova specifica del legame diretto con il reato, e il pericolo di reimpiego nel circuito criminale giustifica il sequestro. L'Indagato è stato condannato alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Confisca di denaro e spaccio: la Cassazione annulla il sequestro
Un uomo ha concordato una pena tramite patteggiamento per la detenzione di circa cinque grammi di cocaina e per altre infrazioni. Il giudice di merito ha ordinato la confisca della somma di denaro trovata in suo possesso, qualificandola come guadagno del reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per contestare il sequestro dei contanti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la misura patrimoniale senza rinvio. I giudici hanno chiarito che la semplice detenzione di droga non genera in modo automatico un guadagno illecito. Di conseguenza, la confisca di denaro e spaccio non può applicarsi senza la prova di un effettivo scambio commerciale o di una vendita già avvenuta. La Corte ha ordinato la restituzione del denaro.
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Confisca del Profitto: Annullata per Mancanza di Motivazione nel Patteggiamento
Una persona è stata condannata per contraffazione di prodotti cosmetici e ha ricevuto una pena concordata (patteggiamento). Il giudice ha anche disposto la confisca del profitto del reato, pari a circa 91.000 euro, sia in forma diretta che per equivalente. La condannata ha presentato ricorso, contestando la mancanza di motivazione sulla confisca e la sua quantificazione, non essendo stata oggetto dell'accordo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato la sentenza nella parte relativa alla confisca, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione con adeguata motivazione.
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Evasione Fiscale: Obbligatoria la Confisca per equivalente anche senza sequestro
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di dichiarazione infedele, avendo indicato nella dichiarazione IVA del 2011 elementi attivi inferiori al reale per evadere le imposte. Il Tribunale lo ha condannato ma ha omesso di disporre la confisca per equivalente dei beni, obbligatoria per legge in questi casi. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso, sostenendo che la confisca per equivalente è dovuta anche senza un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza nella parte relativa alla confisca e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Profitto confiscabile: quando il lecito si confonde con l’illecito
La Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per equivalente emessa contro un Procuratore Speciale di due società, indagato per corruzione. L'accusa era di aver versato denaro a pubblici ufficiali per ottenere l'ampliamento di una discarica, generando un profitto illecito per le aziende. Il Tribunale del riesame aveva rigettato l'impugnazione. La Suprema Corte ha ribadito che il profitto confiscabile non coincide con l'utile lordo dei contratti, ma con i maggiori ricavi illeciti, al netto dei costi legittimi. Non si possono confiscare i corrispettivi di prestazioni lecite. L'accusa deve dimostrare l'effettivo accrescimento patrimoniale personale dell'indagato. La sentenza ha rinviato il caso per un nuovo giudizio sulla corretta quantificazione del profitto confiscabile.
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Confisca del Profitto: Denaro Illecito o Reddito Nascosto?
Un Condannato, già sanzionato per coltivazione e spaccio di droga, si è visto confiscare una somma di denaro ritenuta profitto del reato. Inizialmente, il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto la restituzione della somma sequestrata. Tuttavia, il Pubblico Ministero ha contestato questa decisione, sostenendo che il denaro provenisse da attività illecite. Il Giudice dell'esecuzione ha quindi ordinato la confisca. La Corte di Cassazione ha annullato tale ordinanza. Ha stabilito che la motivazione sulla provenienza del denaro era insufficiente e ipotetica. Il giudice avrebbe dovuto approfondire l'indagine sulla capacità economica del Condannato e valutare l'applicazione della confisca del profitto del reato, anche nella forma della confisca allargata, prima di decidere.
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Confisca del profitto del reato: il patteggiamento non salva il denaro illecito
Un Lavoratore ha patteggiato una pena per spaccio di stupefacenti. Il giudice ha disposto la confisca di 7.145 euro, ritenuti il profitto del reato. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che solo una piccola parte del denaro fosse il vero profitto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il denaro proveniente da attività illecite non entra mai nel patrimonio legale del reo. Non esiste un diritto a riavere la `confisca del profitto del reato`. Il Lavoratore non ha fornito prove sulla lecita provenienza della somma sequestrata.
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Confisca del denaro per spaccio: contanti presi sul fatto
L'Imputato veniva sorpreso dalle forze dell'ordine nell'atto di cedere sostanze stupefacenti in cambio di contanti. A seguito di patteggiamento per i reati di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, il Tribunale ordinava la confisca di 198 euro trovati in suo possesso. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando la mancanza di prova sul legame tra il denaro sequestrato e l'attività illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca del denaro per spaccio è del tutto legittima se gli agenti assistono direttamente allo scambio di droga in cambio di contanti, poi rinvenuti e sequestrati al momento dell'arresto. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio e confisca facoltativa: sì ai soldi, no ai telefoni
Il Tribunale ha condannato un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti mediante patteggiamento. Contestualmente il giudice ha disposto la confisca del denaro e degli smartphone trovati in suo possesso. L'imputato ha presentato ricorso contestando la legittimità della misura patrimoniale. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro del denaro quale profitto del reato, ma ha annullato il provvedimento relativo agli apparecchi telefonici. Per disporre la confisca facoltativa delle cose usate per commettere il reato serve una motivazione rigorosa. Il giudice deve dimostrare un reale nesso strumentale tra gli smartphone e l'attività illecita contestata.
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