Durante un addio al celibato, un gruppo di amici inscena un finto rapimento con armi giocattolo. Un passante, credendo a un vero sequestro, allerta le forze dell'ordine. L'organizzatore dello scherzo viene accusato di procurato allarme. Il Tribunale lo assolve perché il fatto non sussiste. La Corte di Cassazione conferma l'assoluzione, dichiarando inammissibile il ricorso del Procuratore Generale. La Suprema Corte chiarisce che il reato di procurato allarme richiede la volontà cosciente di annunciare un pericolo inesistente. Nel caso di specie, l'allarme è derivato dal fraintendimento autonomo di un terzo, senza alcuna intenzione degli organizzatori di allertare le autorità o di indurre altri a farlo. Lo scherzo goliardico, pur provocando l'intervento della polizia, non costituisce reato in assenza di dolo.
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