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Procedibilità A Querela — Anno 2023

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347 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Procedibilità A Querela

Provvedimenti

Furto in gioielleria: la remissione della querela cancella la pena
L'Imputata era stata condannata per il furto di un rotolo di collane d'oro in una gioielleria, commesso distraendo il negoziante con richieste di informazioni. Successivamente, la riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità per questo tipo di reato, trasformandolo da perseguibile d'ufficio a perseguibile solo dietro querela della vittima. Poiché la vittima ha presentato la remissione della querela e l'Imputata non si è opposta, la Corte di Cassazione ha applicato la legge più favorevole. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Remissione di querela: addio condanna per furto aggravato
L'Imputata era stata condannata per furto aggravato. Successivamente, la vittima ha accettato il risarcimento del danno e ha formalizzato la remissione di querela. Nel frattempo, la Riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità per il furto aggravato, rendendolo procedibile solo a querela di parte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputata, stabilendo che la nuova norma favorevole si applica retroattivamente. Di conseguenza, la tempestiva remissione di querela estingue il reato, prevalendo sulle precedenti cause di inammissibilità. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Violazione di domicilio: la Riforma Cartabia cancella la condanna
Il Giovane veniva sorpreso dalle forze dell'ordine mentre tentava di scassinare la porta di un villino. Condannato in appello per tentata violazione di domicilio aggravata, proponeva ricorso in Cassazione. Nel frattempo, l'entrata in vigore della Riforma Cartabia ha modificato il regime di procedibilità per questo reato, rendendolo procedibile a querela di parte anziché d'ufficio. Poiché la persona offesa aveva formalizzato la remissione della querela, ritualmente accettata dal ricorrente, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto per remissione di querela, con spese del procedimento a carico del querelato.
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Furto di energia elettrica: il ricorso generico nega la riforma
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto di energia elettrica aggravato da violenza sulle cose. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti in modo generico. Nel frattempo, la Riforma Cartabia ha introdotto la procedibilità a querela per questo reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità dei motivi. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di applicare il nuovo regime di procedibilità a querela, poiché la sopravvenuta improcedibilità non equivale a un'abolizione del reato e non può scalfire il giudicato sostanziale. L'Imputata perde la causa ed è condannata alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Procedibilità a querela: come un errore di calcolo salva dal furto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello per tardività, calcolando male la scadenza a causa di un errore materiale sulla data della sentenza di primo grado. Riconosciuta la tempestività dell'impugnazione, la Cassazione ha rilevato che, per effetto della riforma Cartabia, il reato in questione è ora soggetto al regime di procedibilità a querela. Poiché la persona offesa non ha mai presentato querela, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ponendo fine al processo per difetto di questa condizione di procedibilità.
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Procedibilità a querela: ricorso inammissibile salva la condanna
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto aggravato. Gli stessi hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e l'eccessività della pena. Successivamente, la difesa ha chiesto l'annullamento della sentenza per mancanza di querela, invocando la riforma Cartabia che ha modificato il regime di procedibilità per il furto aggravato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché generici e manifestamente infondati. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la sopravvenuta procedibilità a querela, poiché questa non incide sul giudicato sostanziale a differenza dell'abolizione del reato. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Procedibilità a querela: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato da violenza sulle cose e dall'esposizione alla pubblica fede. A seguito della Riforma Cartabia, la disciplina del reato è mutata, introducendo la procedibilità a querela per questa specifica fattispecie. Poiché la persona offesa non ha presentato alcuna querela nei termini previsti dalla legge transitoria, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, stabilendo che l'azione penale non poteva essere proseguita per mancanza della necessaria condizione di procedibilità.
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Particolare tenuità del fatto: negata per lo specchietto rotto
Il caso riguarda il danneggiamento intenzionale di un'autovettura, in particolare dello specchietto retrovisore, compiuto da due soggetti. La Corte d'Appello aveva condannato l'imputato, il quale ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la gravità della condotta e l'intensità del dolo escludono la particolare tenuità del fatto. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso ha impedito di valutare la mancanza di querela, novità introdotta dalla riforma Cartabia. L'imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione fraudolenta: assolti i fornitori, condannato l’ex
La Cassazione ha esaminato il caso di una truffa e di una connessa dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'ex Amministratore di una società ha indotto con l'inganno il Nuovo Amministratore a pagare fatture false e a inserirle in contabilità, presentando così una dichiarazione fraudolenta. La Corte d'Appello aveva assolto l'ex Amministratore per il reato fiscale e i gestori delle ditte emittenti. La Cassazione ha confermato la condanna dell'ex Amministratore per truffa e l'assoluzione degli emittenti per mancanza di dolo specifico di evasione. Tuttavia, ha annullato con rinvio l'assoluzione dell'ex Amministratore per il reato di dichiarazione fraudolenta. La Corte ha stabilito che l'autore mediato risponde del reato tributario anche se si serve di un amministratore in buona fede per presentare la dichiarazione fiscale falsa.
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Disturbo della quiete pubblica: condanna per i rumori notturni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di due coniugi per il reato di disturbo della quiete pubblica. I due residenti disturbavano costantemente il vicinato con rumori notturni, tra cui lo spostamento di mobili, colpi di scopa e tapparelle sbattute. La difesa sosteneva che solo una vicina si fosse lamentata formalmente. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che il reato in questione è un illecito di pericolo presunto. Per la sua configurazione non serve dimostrare il disturbo effettivo di più persone, ma basta l'idoneità della condotta a disturbare un numero indeterminato di soggetti. Di conseguenza, la richiesta di particolare tenuità del fatto è stata rigettata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Remissione di querela: il furto si estingue ma restano le spese
L'Imputata era stata condannata per furto aggravato dall'esposizione alla pubblica fede. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, questo reato è diventato procedibile solo a querela di parte. Poiché la Persona Offesa aveva precedentemente presentato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'Imputata, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto, ma le spese del procedimento sono state poste a carico dell'Imputata.
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Procedibilità a querela: la denuncia non basta per condannare
L'Imputato era stato condannato nei gradi di merito per tentato furto aggravato. Successivamente, l'entrata in vigore della riforma Cartabia ha modificato il regime di punibilità per questo reato, introducendo la procedibilità a querela della persona offesa. Nel caso di specie, la vittima aveva presentato soltanto una denuncia orale, senza manifestare alcuna esplicita volontà punitiva nei confronti dell'autore del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando l'assenza della necessaria condizione di procedibilità. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata, poiché l'azione penale non poteva essere iniziata per difetto di querela.
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Procedibilità a querela: addio condanna per furto elettrico
L'Imputata era stata condannata per il reato di furto aggravato di energia elettrica. Successivamente, la Riforma Cartabia ha modificato il regime del reato, introducendo la procedibilità a querela anziché d'ufficio. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa novità, essendo più favorevole per il reo, si applica retroattivamente anche ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore della riforma. Poiché dagli atti è emersa la totale assenza di una querela da parte della persona offesa, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente a favore dell'Imputata, poiché l'azione penale non poteva essere proseguita.
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Procedibilità a querela: il tentato furto senza condanna
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato. Successivamente, la Riforma Cartabia ha modificato il regime del reato, introducendo la procedibilità a querela al posto di quella d'ufficio. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa novità, essendo più favorevole per il reo, si applica retroattivamente anche ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore della riforma. Poiché nel caso specifico la persona offesa non aveva presentato alcuna formale richiesta di punizione, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna. L'assenza della querela impedisce infatti la prosecuzione del processo penale, determinando la piena vittoria dell'imputato.
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Remissione di querela: cancellata la condanna per tentato furto
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, accettata dall'Imputato. A seguito della riforma Cartabia, il reato in questione è diventato procedibile solo su querela di parte. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, se ritualmente accettata, estingue il reato e prevale su altre cause di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per sopravvenuta estinzione del reato, ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato in mancanza di accordo contrario.
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Condanna per percosse annullata: vince la remissione di querela
L'Imputato era stato condannato per il reato di percosse. Durante il giudizio di Cassazione, la Persona Offesa ha deciso di ritirare la denuncia. L'Imputato ha accettato questa decisione, formalizzando la remissione di querela. La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta e accettata durante il ricorso, estingue il reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto e ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato.
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Remissione di querela: la pace cancella la condanna penale
L'Imputato era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di violenza privata. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la Persona Offesa ha effettuato la remissione di querela, formalmente accettata dall'Imputato. A seguito della riforma Cartabia, tale reato è diventato procedibile solo su querela di parte. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta prima della decisione definitiva, estingue il reato e prevale sulle cause di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto e ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato in mancanza di un accordo contrario.
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Remissione di querela: truffa cancellata ma resta la condanna
L'Imputato era stato condannato per truffa aggravata e sostituzione di persona. Durante il processo di primo grado, la persona offesa aveva dichiarato di voler ritirare la denuncia. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il reato di truffa aggravata è diventato procedibile solo su querela di parte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la precedente remissione di querela estingue il reato di truffa. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per truffa aggravata. Al contrario, la condanna per il reato di sostituzione di persona, procedibile d'ufficio, è diventata definitiva. La Suprema Corte ha quindi rinviato gli atti alla Corte d'appello esclusivamente per ricalcolare la pena complessiva, confermando l'importanza della remissione di querela per i reati resi procedibili a querela dalla recente riforma.
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Procedibilità a querela: annullata la condanna per furto
L'Imputata era stata condannata per furto aggravato di energia elettrica, avendo realizzato un allaccio abusivo alla rete pubblica per alimentare la propria abitazione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il reato di furto è diventato punibile solo su querela della persona offesa. Poiché la società erogatrice del servizio non ha presentato alcuna querela formale nei termini previsti dalla legge, è venuta a mancare la procedibilità a querela. Di conseguenza, l'azione penale non poteva essere proseguita, determinando l'annullamento della sentenza di condanna.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione nega la prescrizione
Due soggetti sono stati condannati per furto di energia elettrica aggravato dall'uso di mezzi fraudolenti. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione e che la sentenza d'appello fosse stata depositata in ritardo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa delle circostanze aggravanti, il termine di prescrizione scadrà solo nel 2027. Inoltre, il deposito della sentenza è avvenuto regolarmente entro i novanta giorni stabiliti. Infine, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla Riforma Cartabia. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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