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Prezzo Vile

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un prezzo di vendita all'asta considerato ingiustamente basso. La legge non lo identifica con un prezzo semplicemente inferiore al valore di mercato, ma con un importo frutto di anomalie o interferenze illecite nella procedura di vendita.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico dell'amministratore di una società fallita. L'imputato aveva disposto bonifici per quasi un milione di euro verso un'altra impresa del medesimo gruppo societario, già in grave crisi finanziaria, mascherando le uscite con fatture fittizie. Inoltre, l'amministratore aveva venduto macchinari industriali a un prezzo irrisorio a una terza azienda, la quale li aveva subito rivenduti a prezzo di mercato realizzando una forte plusvalenza. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva dei presunti vantaggi di gruppo, poiché mancava la prova di un ritorno economico positivo per l'impresa fallita, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Cessione balneare sottocosto: è bancarotta per distrazione
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare ceduto tramite passaggi societari a catena prima del fallimento della società originaria. L'operazione prevedeva inizialmente la cessione gratuita della concessione demaniale e dell'azienda a una seconda società, la quale ha poi rivenduto l'intero compendio a una terza impresa a un prezzo vile. Gli inquirenti hanno contestato il delitto di bancarotta per distrazione a tutti gli amministratori coinvolti nel disegno di spoliazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il subingresso nella concessione demaniale non maschera la natura economica della cessione d'azienda e non esclude la bancarotta per distrazione se mancano corrispettivi congrui. Il ricorso della società acquirente è stato quindi integralmente rigettato con condanna alle spese.
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Liquidazione beni fallimento: la vendita sotto stima è valida
Una società fallita ha contestato il rendiconto del curatore, lamentando la svendita a prezzo vile del proprio compendio immobiliare e contestando l'applicazione delle riforme normative a una procedura risalente nel tempo. I giudici di merito hanno convalidato la gestione, respingendo le censure e sanzionando la debitrice per lite temeraria. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della società. I Supremi Giudici hanno chiarito che le nuove regole sulla liquidazione beni fallimento si applicano anche alle vecchie procedure concorsuali pendenti, legittimando sia le gare competitive sia le modalità dell'esecuzione civile. I molteplici tentativi d'asta andati deserti giustificano il progressivo ribasso del prezzo, escludendo qualsiasi profilo di colpa o negligenza a carico della curatela fallimentare.
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Ricettazione di merce contraffatta: scarpe griffate a 12 euro
Il Commerciante è stato condannato per il reato di ricettazione di merce contraffatta per aver acquistato 141 paia di scarpe di marca contraffatte al prezzo irrisorio di 12 euro al paio. La transazione è avvenuta senza documenti fiscali e tramite intermediari non qualificati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Commerciante, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato che il prezzo eccessivamente basso, l'assenza di fatture e i canali di vendita irregolari dimostrano la piena consapevolezza dell'origine illecita della merce. Di conseguenza, la condotta non può essere derubricata in incauto acquisto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Incauto acquisto: stock da 30mila euro pagato solo 4.500
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 5 mesi di arresto nei confronti di un commerciante per il reato di incauto acquisto. L'uomo aveva acquistato uno stock di abbigliamento di marca dal valore di circa 30.000 euro pagandolo soltanto 4.500 euro. La merce era stata rubata lo stesso giorno da un negozio. La difesa sosteneva che il prezzo basso fosse dovuto a difetti o vecchie collezioni, ma non ha fornito prove specifiche per quel lotto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'enorme sproporzione di prezzo e la mancanza della bolla di accompagnamento al momento del controllo stradale costituivano indizi evidenti della provenienza illecita, che avrebbero dovuto indurre il compratore al sospetto.
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Prezzo vile e vizi di forma: opposizione al decreto respinta
La Cassazione ha respinto l'opposizione al decreto di trasferimento presentata da due debitori la cui villa era stata venduta all'asta. I debitori lamentavano la vendita separata dell'immobile dai terreni pertinenziali e un prezzo vile. I giudici hanno stabilito che i vizi relativi alla composizione del lotto in vendita dovevano essere contestati impugnando la precedente ordinanza di vendita, non il decreto finale. Inoltre, hanno ribadito che un prezzo basso, derivante dai normali ribassi d'asta, non costituisce 'prezzo vile' in assenza di prove su specifiche anomalie che abbiano turbato la gara. L'opposizione è stata quindi giudicata tardiva e infondata.
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Prezzo di aggiudicazione: quando è considerato ingiusto?
Una debitrice ha impugnato l'esito di un'asta immobiliare sostenendo che il prezzo di aggiudicazione fosse inadeguato rispetto al valore reale del bene. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, rilevando che il prezzo era conforme all'offerta minima stabilita dal giudice dell'esecuzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, precisando che un prezzo sensibilmente inferiore al valore base non costituisce di per sé un'ingiustizia se la procedura è stata regolare e non vi sono stati elementi perturbatori esterni o condotte illecite.
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Bancarotta fraudolenta: vendita a prezzo vile alla moglie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale nei confronti di un amministratore unico. L'imputato aveva ceduto un immobile aziendale alla propria coniuge a un prezzo vile, circa la metà del valore reale, per poi locarlo nuovamente alla stessa società a un canone fuori mercato. La Suprema Corte ha stabilito che la sproporzione economica e il legame familiare tra le parti costituiscono indici certi di una volontà distrattiva volta a danneggiare i creditori sociali.
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Bancarotta fraudolenta: cessione beni a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta nei confronti di due amministratori di una società fallita. Il primo imputato è stato ritenuto colpevole di omessa tenuta delle scritture contabili con il dolo specifico di impedire la ricostruzione del patrimonio sociale, facilitando il trasferimento di beni a una nuova entità. Il secondo imputato è stato condannato per distrazione patrimoniale a seguito della vendita di un macchinario industriale a un prezzo vile, circa un decimo del valore reale. La Corte ha stabilito che la fattura commerciale, essendo un atto unilaterale, non prova lo stato di degrado del bene e che anche beni obsoleti rappresentano una garanzia per i creditori.
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Prezzo vile: quando è legittima la vendita all’asta?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore che lamentava un prezzo vile per un immobile venduto all'asta dopo otto tentativi. La Corte ha stabilito che una notevole sproporzione tra il prezzo di stima e quello di aggiudicazione non configura un prezzo vile se è il risultato delle effettive condizioni di mercato, dimostrate proprio dai molteplici tentativi di vendita andati deserti. È stato inoltre respinto un motivo di ricorso relativo alla presunta inadeguata pubblicità, poiché sollevato tardivamente.
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Vendita a prezzo vile: la Cassazione e la prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare tra un imprenditore, poi fallito, e i suoi familiari. L'operazione, pur non essendo simulata, è stata ritenuta una vendita a prezzo vile, in quanto l'immobile è stato ceduto a circa metà del suo valore di mercato. La Corte ha stabilito che tale atto è pregiudizievole per i creditori, in quanto sostituisce un bene immobile facilmente aggredibile con una somma di denaro inferiore al valore reale e più difficile da recuperare. È stata inoltre confermata l'inammissibilità della prova testimoniale volta a dimostrare un pagamento superiore a quello risultante dall'atto pubblico.
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