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Presupposti Processuali

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nell'Ordinamento giuridico italiano un processo viene instaurato con la proposizione di una domanda, a norma dell’art. 24 Cost. alla domanda consegue necessariamente il diritto dell’attore ad una tutela giurisdizionale, ovvero ad una risposta. Tale risposta però entrerà nel merito solo se sussistono determinate condizioni di decidibilità della domanda ovvero i Presupposti processuali. La categoria dei presupposti processuali nasce a metà del XIX secolo ad opera di Oskar Bülow che li individuò come elementi costitutivi del rapporto processuale da tenere distinti rispetto agli elementi costitutivi del rapporto giuridico sostanziale oggetto del giudizio. I presupposti processuali sono: positivi: condizioni che devono esistere perché il giudice possa decidere nel merito la causa giurisdizione competenza capacità delle parti legittimazione ad agire interesse ad agire rappresentanza tecnica integrità del contraddittorio negativi: condizioni che non devono sussistere affinché il giudice possa decidere nel merito la causa litispendenza patto compromissorio rituale precedente giudicato La mancanza o la sussistenza di un presupposto processuale può essere fatta valere nel processo solo se viene rilevata dai soggetti legittimati la relativa eccezione nei tempi previsti dalla legge. La norma generale prevede che i presupposti processuali possano essere rilevati anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo, tuttavia nella maggior parte dei casi la legge prevede dei modi e tempi diversi. Inoltre vige il principio generale per cui il vizio non è rilevabile da chi vi ha dato causa, per cui è comunque esclusa la rilevabilità da parte dell’attore. A seconda della natura del presupposto, il legislatore ha anche previsto la sanatoria di determinati vizi di procedibilità. La sentenza con la quale si decide la questione processuale è una sentenza di rito la quale non ha nel nostro ordinamento rilevanza esterna al processo. Il presupposto processuale è un requisito che deve esistere "prima" della domanda di tutela giurisdizionale e proprio per questo motivo che il presupposto si distingue nettamente dalle condizioni dell'azione che sono invece requisiti intrinseci alla domanda. I presupposti processuali si possono distinguere in "Presupposti per l'esistenza del processo" e "Presupposti di validità e procedibilità". I "presupposti per l'esistenza del processo" sono quei requisiti che devono sussistere perché possa venire in essere un processo anche se, per ipotesi, destinato ad arrestarsi subito. Il requisito che deve sussistere perché venga in essere un processo è uno solo, ovvero che la domanda sia rivolta ad un giudice ovvero di un soggetto che abbia potere giurisdizionale. I "presupposti per la validità e procedibilità" sono requisiti che devono esistere prima della proposizione della domanda perché il processo possa anziché arrestarsi subito procedere fino ad una decisione sul merito. Questi presupposti sono -la competenza del giudice; -la capacità o la rappresentanza processuale (legittimazione processuale) Vi sono altri requisiti che sono necessari perché la domanda anziché arrestarsi subito giunga ad una decisione nel merito ma non possono essere definiti come presupposto processuale, bensì come condizioni dell'azione, tali sono: -Possibilità giuridica -Interesse ad agire -Legittimazione ad agire (diritto affermato nella domanda appartiene a colui che la propone)

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lavoratore vs INPS: Beneficio contributivo amianto negato senza domanda
Un Lavoratore ha chiesto il riconoscimento del beneficio contributivo amianto per esposizione, ma l'INPS ha contestato la mancanza di una preventiva domanda amministrativa. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile, ritenendo che il Lavoratore non avesse provato di aver presentato tale istanza. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la domanda fosse stata presentata e non contestata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la necessità della prova della preventiva domanda amministrativa e condannando il Lavoratore alle spese.
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Venditore condannato: la Cassazione conferma la restituzione somme
Un venditore di quote societarie ha ricevuto 8.000 euro dall'acquirente. Dopo la risoluzione del contratto, il venditore ha restituito solo 3.000 euro. L'acquirente ha chiesto la restituzione somme dei restanti 5.000 euro. Il venditore ha sostenuto di aver già versato l'importo mancante in contanti, basandosi su una presunta "confessione stragiudiziale" dell'acquirente. La Corte d'Appello ha condannato il venditore alla restituzione somme. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del venditore, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese legali.
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Protezione Internazionale: Nuovi Fatti non bastano per la Revocazione
Un Richiedente Protezione ha visto respinta la sua domanda di protezione internazionale. Dopo l'inammissibilità del suo ricorso in Cassazione, ha chiesto la revocazione dell'ordinanza, allegando nuovi documenti che attestavano un peggioramento della situazione nel suo paese d'origine. La Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di revocazione ordinanza protezione internazionale. Ha chiarito che la revocazione per errore di fatto non si applica a nuove prove o fatti successivi alla sentenza, ma solo a errori evidenti negli atti già esaminati. Il Richiedente Protezione ha perso e dovrà pagare il contributo unificato.
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Indennità di servizio estero: non è un diritto automatico per il Lavoratore
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che chiedeva il riconoscimento dell'Indennità di servizio estero per il suo impiego in Belgio presso un Ente Pubblico. Il Lavoratore sosteneva di avere diritto a tale compenso per il periodo di lavoro all'estero. La Corte ha stabilito che l'Indennità di servizio estero non è un diritto automatico. Essa dipende da specifiche norme contrattuali o legali che ne prevedano l'erogazione, e non dalla sola residenza formale o dai dati fiscali. Il Lavoratore non ha dimostrato la sussistenza dei requisiti necessari. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del Lavoratore, condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Inammissibilità ricorso per Cassazione: Ente Locale perde per vizi formali
L'Ente Locale ha emesso un avviso di accertamento per la TOSAP del 2014 contro l'Azienda Contribuente. Dopo vari gradi di giudizio, la Commissione Tributaria Regionale ha annullato le sanzioni. L'Ente Locale ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. L'Ente Locale non aveva specificato chiaramente i motivi di impugnazione, violando i principi di chiarezza e specificità richiesti dalla legge. L'Ente Locale è stato condannato a pagare le spese legali all'Azienda Contribuente.
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Rinuncia al Ricorso: Estinzione del Giudizio e Contributo Unificato
Diverse aziende (Le Società Ricorrenti) hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. Il Curatore Fallimentare, parte avversa, ha accettato questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Non è stato necessario pagare un ulteriore contributo unificato, poiché la rinuncia ha fatto venir meno i presupposti per tale versamento. Questo caso chiarisce le conseguenze procedurali della rinuncia al ricorso e l'importanza dell'estinzione del giudizio.
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Smarrimento fascicolo di parte: onere della prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società di trasporti che ha visto rigettare il proprio appello a causa dello smarrimento fascicolo di parte. I giudici hanno stabilito che l'onere di vigilare sulla presenza dei documenti probatori e di richiederne l'eventuale ricostruzione spetta alla parte interessata, non potendo quest'ultima imputare genericamente la mancanza alla cancelleria o all'emergenza pandemica senza fornire prove concrete.
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Opposizione tardiva: notifica e termini perentori
Una società sanitaria ha presentato opposizione a un'ordinanza ingiunzione per contributi omessi. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dichiarando il ricorso inammissibile a causa di un'opposizione tardiva. La sentenza chiarisce i criteri per il calcolo dei termini perentori in caso di notifica a mezzo posta, sottolineando che il mancato rispetto delle scadenze procedurali impedisce l'esame del merito della controversia.
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