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Presunzioni

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291 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Operazioni inesistenti: l’onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate deve provare, anche tramite presunzioni, l'esistenza della frode e la conoscibilità da parte dell'acquirente. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato l'intero onere probatorio sull'Amministrazione Finanziaria.
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Operazioni inesistenti: come valuta la Cassazione?
Una società vinicola si vede contestare dall'Agenzia delle Entrate la deducibilità di costi e la detraibilità dell'IVA per operazioni inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale accoglieva le ragioni del contribuente, ritenendo insufficienti gli indizi forniti dall'Amministrazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ribalta la decisione, chiarendo che la valutazione degli elementi indiziari non deve essere atomistica ma globale. Il giudice di merito ha errato nel non considerare il quadro complessivo delle prove presuntive, che, se lette congiuntamente, avrebbero potuto dimostrare la fondatezza della pretesa fiscale. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Prova del contratto: come si dimostra un accordo verbale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che contestava l'esistenza di un contratto per la fornitura di arredi. La Corte ha stabilito che la prova del contratto può essere desunta da plurimi elementi, come il pagamento di un acconto direttamente al fornitore e le dichiarazioni testimoniali, anche in assenza di un accordo scritto. La decisione sottolinea come l'apprezzamento di tali elementi sia compito del giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Dolosa esagerazione del danno: onere della prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di presunta dolosa esagerazione del danno da parte dell'assicurato, spetta alla compagnia assicurativa dimostrare l'intento fraudolento. La sola differenza tra il valore del danno dichiarato e quello accertato non è sufficiente a provare il dolo specifico dell'assicurato di ottenere un indennizzo superiore al dovuto. Il ricorso delle compagnie è stato quindi rigettato.
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Prova del danno: la Cassazione e l’onere probatorio
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per una presunta segnalazione illegittima a una centrale rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e l'opportunità di ricorrere a presunzioni rientrano nel potere discrezionale dei giudici di merito e non sono riesaminabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente. L'onere della prova del danno non era stato assolto.
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Accertamento analitico induttivo: basta un solo indizio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19622/2025, ha stabilito che la presenza di un singolo lavoratore non regolarmente assunto è un indizio sufficiente per legittimare un accertamento analitico induttivo da parte dell'Agenzia delle Entrate. Anche un solo elemento, se grave e preciso, può fondare la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente. La Corte ha cassato la sentenza di merito che riteneva insufficiente un unico indizio, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Azione Revocatoria: la parentela è prova sufficiente?
Un debitore, gravato da un ingente debito fiscale, vende le sue quote immobiliari ai parenti, già comproprietari. L'Agenzia delle Entrate agisce con un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita, stabilendo che il vincolo di parentela, unito ad altri indizi come la preesistente comproprietà e il ruolo di garanti per un mutuo, costituiscono prove presuntive sufficienti a dimostrare la consapevolezza degli acquirenti (scientia damni) di arrecare pregiudizio ai creditori.
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Giudicato esterno tributario: limiti e autonomia periodi
Un contribuente, accertato per vendite in nero nel 2014 sulla base di discrepanze di magazzino, ha invocato l'efficacia di una sentenza a lui favorevole per il 2013, basata sugli stessi fatti (giudicato esterno tributario). La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il giudicato non si estende a fatti variabili di anno in anno, ribadendo l'autonomia dei periodi d'imposta. Parallelamente, ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo all'anno 2013.
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Simulazione assoluta: vendita fittizia e onere prova
Una banca ha ottenuto la dichiarazione di nullità di una compravendita immobiliare tra il proprio debitore e un'altra società, provando la simulazione assoluta dell'atto. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, valorizzando come prove presuntive le modalità anomale di pagamento, la sproporzione del prezzo e la rinuncia all'ipoteca legale, ponendo a carico dell'acquirente l'onere di dimostrare l'effettivo pagamento.
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Legittimazione attiva creditore: prova e cessione
Un debitore si oppone a un'esecuzione forzata, contestando la legittimazione attiva del creditore per mancata prova della cessione del credito. Il giudice di primo grado sospende la procedura. In sede di reclamo, il Tribunale di Pescara ribalta la decisione, affermando che la prova della cessione può essere fornita con ogni mezzo, anche presuntivo. La combinazione di avviso in Gazzetta Ufficiale, dichiarazione del cedente e possesso del titolo è stata ritenuta sufficiente per dimostrare la titolarità del credito e quindi la legittimazione attiva del creditore.
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Onere della prova: pagamento a terzo e compravendita
Una venditrice appella una sentenza che riconosceva un pagamento di 30.000 €, effettuato dagli acquirenti a un terzo, come valido acconto sul prezzo. La Corte d'Appello respinge l'appello, confermando la decisione di primo grado. Si è ritenuto che la venditrice non abbia assolto al proprio onere della prova per superare le forti presunzioni e le prove testimoniali che indicavano come il pagamento fosse stato eseguito su sue precise istruzioni, liberando così gli acquirenti.
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