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Presunzioni

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291 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatture inesistenti: onere della prova e difesa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5189/2024, ha rigettato il ricorso di un agente di commercio contro un avviso di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture inesistenti. La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire prove presuntive della fittizietà delle operazioni, dopodiché l'onere di dimostrare l'effettività della prestazione si sposta sul contribuente. La sola esibizione di fatture e pagamenti non è sufficiente a superare un quadro indiziario grave, preciso e concordante.
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Onere della prova: Fisco sconfitto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un imprenditore, stabilendo che l'onere della prova per dimostrare l'inesistenza di operazioni fatturate non era stato soddisfatto. Le sole dichiarazioni del fornitore, non supportate da altri elementi gravi, precisi e concordanti, sono state ritenute insufficienti, soprattutto a fronte di una sentenza penale di assoluzione che ne minava l'attendibilità. La decisione sottolinea l'importanza di un quadro probatorio solido da parte dell'Amministrazione finanziaria.
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Onere della prova: Fisco bocciato su fatture false
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che l'onere della prova per operazioni inesistenti non può basarsi esclusivamente sulle dichiarazioni generiche del fornitore. La Corte ha sottolineato la necessità di un quadro indiziario fondato su elementi gravi, precisi e concordanti, che l'amministrazione finanziaria non era riuscita a fornire nel caso di specie.
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Danno da diffamazione: onere della prova e risarcimento
Un professionista ha citato in giudizio una società editrice e la direttrice responsabile di un quotidiano per un articolo ritenuto diffamatorio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. L'ordinanza chiarisce che il danno da diffamazione non è 'in re ipsa' (automatico), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. La richiesta di risarcimento è stata respinta perché il ricorrente non ha dimostrato il pregiudizio specifico derivante dall'unica affermazione ritenuta lesiva, limitandosi a denunciare un danno generico derivante dall'intero articolo.
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Revoca patrocinio a spese dello Stato: i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di revoca del patrocinio a spese dello Stato a un imputato. La decisione del giudice di merito si basava su procedimenti penali non definitivi per spaccio, da cui si presumeva un reddito illecito superiore ai limiti di legge. La Suprema Corte ha ribadito che la revoca del patrocinio a spese dello Stato non può fondarsi su mere presunzioni non supportate da accertamenti concreti sul reddito, violando i principi già stabiliti in una precedente pronuncia di annullamento.
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Operazioni inesistenti: come si prova la frode fiscale?
Una società si è vista negare la deducibilità di costi a seguito di un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2160/2024, ha confermato la decisione, ribadendo che, a fronte di gravi indizi di frode forniti dall'Amministrazione Finanziaria, non sono sufficienti per il contribuente la mera esibizione delle fatture, la loro registrazione contabile e la prova dei pagamenti per dimostrare l'effettività delle prestazioni. La Corte ha sottolineato che tali elementi formali sono spesso parte integrante del meccanismo fraudolento.
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Fatture inesistenti: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1870/2024, ha stabilito che, in presenza di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da una società 'cartiera', l'Amministrazione Finanziaria può basarsi su presunzioni. Spetta poi al contribuente assolvere l'onere della prova, dimostrando l'effettività dell'operazione per poter detrarre l'IVA. Il ricorso della società è stato rigettato, confermando che il contribuente deve provare la realtà della prestazione ricevuta.
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Accertamento fiscale: quando è legittimo?
Una società del settore calzaturiero ha impugnato un accertamento fiscale per IRES, IVA e IRAP relativo a presunti ricavi occultati e costi indeducibili. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la fittizietà di alcune operazioni di cessione merci e la natura di finanziamenti soci, riqualificandoli come ricavi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. Ha stabilito che l'accertamento fiscale può basarsi validamente su presunzioni gravi, precise e concordanti e che il giudice di merito ha correttamente valutato le prove, ritenendo le operazioni simulate per ottenere vantaggi fiscali indebiti. La Corte ha inoltre ribadito che il suo giudizio non può estendersi a una nuova valutazione dei fatti.
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Interposizione fittizia: la Cassazione chiarisce
Un professionista utilizzava una società per fatturare le proprie prestazioni. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato tale schema come un caso di interposizione fittizia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, annullando la sentenza di merito che aveva dato ragione al contribuente. Secondo la Corte, i giudici di secondo grado hanno errato nel non valutare adeguatamente le prove presuntive fornite dall'Ufficio per dimostrare che il reale possessore del reddito era il professionista e non la società. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Frode carosello: onere della prova e diligenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello. La decisione conferma che, una volta forniti dall'Agenzia delle Entrate elementi oggettivi che indicano la frode e il coinvolgimento dell'impresa, spetta a quest'ultima dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare di essere partecipe dello schema illecito. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso basati sull'omesso esame di fatti, applicando il principio della "doppia conforme", e ha confermato la legittimità della riscossione immediata dell'intero importo a causa del fondato pericolo per le casse dello Stato.
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Accertamento analitico-induttivo: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento analitico-induttivo a carico di un'impresa di confezioni. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato una percentuale di ricarico media del 68% sui costi di lavorazione subappaltata, determinando maggiori ricavi. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, chiarendo che la contestazione del metodo di calcolo del ricarico costituisce un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità, e che la motivazione della sentenza d'appello era sufficiente.
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Nullità CTU: quando va eccepita secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice di gas, condannata a risarcire un'azienda metalmeccanica per i danni derivanti da un ritardo nell'allacciamento alla rete del metano. Il punto centrale della decisione riguarda la nullità della CTU. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di documenti da parte del consulente tecnico, che la parte attrice avrebbe dovuto produrre, costituisce una nullità relativa. Tale nullità deve essere eccepita nella prima difesa utile, altrimenti si considera sanata. Poiché la società ricorrente era rimasta contumace in primo grado, ha perso il diritto di sollevare la questione in appello, rendendo le risultanze della consulenza pienamente utilizzabili.
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Attività professionale abituale: quando scatta l’IVA
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA nei confronti di un professionista. I giudici hanno stabilito che la sua attività di responsabile della sicurezza per diversi committenti non era occasionale, bensì un'attività professionale abituale soggetta a IVA. La decisione si basa su una serie di elementi presuntivi, come la pluralità degli incarichi, la loro ripetitività e la natura complessa delle prestazioni, considerati sufficienti a dimostrare il carattere sistematico e non sporadico del lavoro svolto.
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Fatture false: prova e presunzioni in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per fatture false. La Corte ha stabilito che la prova dell'inesistenza delle operazioni può essere fornita dall'Agenzia delle Entrate tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'assenza di un contratto scritto e la non conformità fiscale dei fornitori, confermando così la non deducibilità dei costi.
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Simulazione assoluta: vendita tra società collegate
La Corte di Cassazione conferma la nullità di una compravendita immobiliare tra due società collegate, ritenendola una simulazione assoluta finalizzata a sottrarre beni alla garanzia di un creditore. La decisione si basa su una serie di presunzioni, come i legami societari e la mancanza di prova del pagamento del prezzo, ritenute sufficienti a dimostrare l'intento simulatorio. L'ordinanza chiarisce i requisiti per l'azione del creditore e la specificità necessaria per un atto di appello.
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Detrazione IVA e frode: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la detrazione IVA a una società, sostenendo il suo coinvolgimento in una complessa operazione immobiliare fraudolenta. Dopo due decisioni favorevoli al contribuente nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d'appello. Il principio chiave affermato è che il diritto alla detrazione IVA viene meno non solo con la partecipazione attiva alla frode, ma anche quando il contribuente, usando la normale diligenza professionale, avrebbe dovuto sapere che l'operazione era viziata da evasione fiscale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame basato sulla corretta valutazione degli indizi.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per l'utilizzo di crediti IVA derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può basarsi su prove presuntive per dimostrare la consapevolezza della frode da parte del contribuente, il quale ha poi l'onere di provare la propria buona fede e l'adozione della massima diligenza. In questo caso, gli elementi indiziari, come la natura di 'cartiera' della società fornitrice e la commistione operativa tra le aziende del gruppo, sono stati ritenuti sufficienti a fondare la pretesa fiscale.
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Onere della prova: Cassazione su fatture e IVA
Una società si è vista negare la detrazione IVA per fatture relative a operazioni ritenute soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, chiarendo l'onere della prova: spetta al Fisco dimostrare con presunzioni che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode. A quel punto, l'onere di provare la propria massima diligenza e buona fede passa al contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Operazioni inesistenti: la prova per presunzioni
Una società di analisi cliniche ha dedotto costi per servizi ritenuti fittizi dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato l'accertamento, stabilendo che in caso di sospette operazioni inesistenti, l'amministrazione finanziaria può basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti (come pagamenti anomali o assenza di logica economica). L'onere della prova si sposta quindi sul contribuente, che deve dimostrare l'effettiva esecuzione delle prestazioni con prove concrete, non essendo sufficienti documenti formali come fatture e registrazioni contabili.
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Detrazione IVA e frode: quando si perde il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA viene meno se l'acquirente sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che il fornitore non avrebbe versato l'imposta. Nel caso specifico, il contribuente era anche legale rappresentante e socio della società fornitrice, un elemento considerato decisivo per provare la sua conoscenza della frode fiscale. La sentenza di secondo grado, che aveva erroneamente concesso la detrazione, è stata annullata con rinvio, sottolineando l'importanza di valutare tutti gli indizi, specialmente i legami tra le parti, per negare la detrazione IVA in caso di frode.
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