LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Presunzione Di Danno

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un principio legale secondo cui, in certe situazioni, il danno si considera avvenuto senza che la vittima debba fornire una prova specifica. L'onere di dimostrare il contrario spetta a chi ha causato il danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Equo indennizzo per durata irragionevole negato al debitore
Due debitori hanno subito un pignoramento immobiliare durato tredici anni, conclusosi con la chiusura anticipata della procedura dopo sette aste deserte. I proprietari hanno riavuto l'immobile libero da vincoli e hanno richiesto l'equo indennizzo per durata irragionevole del processo contro il Ministero della Giustizia. La Corte d'Appello ha respinto la domanda e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno stabilito che il debitore esecutato inattivo non beneficia della presunzione automatica di danno non patrimoniale. Chi subisce l'esecuzione deve provare un danno concreto o un interesse reale alla rapidità della vendita. Nel caso specifico, i proprietari hanno tratto vantaggio dal ritardo poiché hanno mantenuto il possesso dell'immobile per l'intera durata della procedura senza subire alcuna vendita forzata svantaggiosa.
Continua »
Equa riparazione processo esecutivo: nessun danno al debitore
Un pignoramento immobiliare a carico di alcuni debitori si prolunga per ben venticinque anni prima di concludersi con l'estinzione parziale della procedura. I debitori chiedono l'indennizzo per equa riparazione processo esecutivo lamentando il ritardo sproporzionato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei debitori, confermando che la presunzione di danno da irragionevole durata non opera automaticamente in favore del debitore esecutato rimasto inattivo. Il debitore che subisce l'espropriazione riceve un danno considerato giusto dall'ordinamento, a meno che non provi uno specifico e concreto interesse alla celerità della vendita, dimostrando che l'attivo iniziale era sufficiente a soddisfare i crediti e che i ritardi ne hanno ridotto l'eventuale residuo attivo.
Continua »
Abuso del contratto a termine: risarcimento sì, posto fisso no
Un lavoratore ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la trasformazione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha accertato l'illegittimità dei contratti ma ha negato la stabilizzazione, concedendo solo un risarcimento di dodici mensilità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che per questi enti regionali vige un divieto assoluto di assunzione senza concorso, impedendo la conversione del rapporto. L'ordinamento sanziona adeguatamente l'abuso del contratto a termine attraverso un'indennità economica predeterminata dalla legge, una misura ritenuta pienamente conforme ai principi europei di tutela del lavoratore.
Continua »
Contratto a termine nel pubblico impiego: il danno è presunto
Un dipendente pubblico ha contestato l'illegittimità del suo secondo contratto a termine nel pubblico impiego, stipulato con un Comune, per il superamento del limite massimo di trentasei mesi. Il Comune sosteneva che il superamento fosse legittimo in base all'accordo collettivo, ritenendo che la programmazione del fabbisogno di personale equivalesse all'avvio delle procedure di assunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che solo la pubblicazione del bando di concorso segna l'effettivo avvio della procedura di copertura dei posti. Di conseguenza, il superamento del limite temporale rende il contratto illegittimo. Inoltre, la Corte ha ribadito che in caso di abuso di contratti a termine nella pubblica amministrazione, il danno subito dal lavoratore è presunto per legge, confermando il diritto al risarcimento stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
Continua »
Risarcimento danno contratto a termine: sì anche se poi assunti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento danno contratto a termine per alcuni agenti di polizia municipale, assunti da un Ente Pubblico con una successione illegittima di contratti a tempo determinato. L'Ente sosteneva che la successiva assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori annullasse qualsiasi danno. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che la stabilizzazione non cancella il danno subito in precedenza (la perdita di altre opportunità lavorative), a meno che l'Ente non dimostri un collegamento causale diretto tra l'abuso dei contratti e la successiva assunzione, come nel caso di percorsi di stabilizzazione riservati. In assenza di tale prova, il risarcimento è dovuto. I Lavoratori vincono la causa.
Continua »