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Prestanome

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429 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prestanome e bancarotta: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore unico condannato per bancarotta fraudolenta. L'imputato sosteneva di essere un semplice 'prestanome', ma la Corte ha ritenuto che i consistenti prelievi di contante e le ricariche di carte prepagate dimostrassero un suo ruolo gestorio attivo e fraudolento, rendendo le sue argomentazioni una mera e inammissibile richiesta di rivalutazione dei fatti.
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Intestazione fittizia e confisca: il ruolo del terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una legale rappresentante di una società, i cui beni erano stati sequestrati. Si riteneva che la società fosse un caso di intestazione fittizia a favore di un indagato per reati aggravati dal metodo mafioso. La Corte ha stabilito che il terzo intestatario può solo dimostrare la propria effettiva titolarità dei beni, ma non può contestare i presupposti della misura cautelare, come la sproporzione tra il valore dei beni e il reddito dell'indagato principale.
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Crediti inesistenti: la responsabilità del prestanome
La Corte di Cassazione conferma la condanna per alcuni amministratori di società cooperative, ritenuti responsabili per l'indebita compensazione di crediti inesistenti. La sentenza chiarisce che il ruolo di 'prestanome' non esclude la responsabilità penale, configurandosi un dolo eventuale quando si accettano incarichi in 'scatole vuote', palesemente prive di struttura operativa. Viene inoltre ribadita la distinzione tra crediti inesistenti, privi di presupposto costitutivo, e crediti non spettanti.
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Bancarotta fraudolenta prestanome: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 335/2025, ha rigettato il ricorso di un imprenditore, condannato per il reato di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. L'imputato agiva come prestanome di un'impresa individuale. La Corte ha confermato che per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta prestanome è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza del rischio che l'amministratore di fatto ponga in essere condotte illecite, senza che sia necessaria la conoscenza di ogni singolo atto. La denuncia di furto delle scritture contabili è stata ritenuta ininfluente ai fini della responsabilità.
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Amministratore prestanome: responsabilità e dolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice di diritto, condannata per reati tributari. La Corte ha ribadito che il ruolo di amministratore prestanome non esclude automaticamente la responsabilità penale, specialmente quando l'intento di evadere le imposte (dolo specifico) può essere desunto dalla palese illegalità delle operazioni societarie e dalla consapevolezza di tali attività, anche senza un coinvolgimento diretto nella gestione quotidiana.
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Bancarotta fraudolenta: prova del dolo specifico
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un amministratore che aveva sottratto le scritture contabili. La sentenza chiarisce che il dolo specifico, ovvero l'intento di recare pregiudizio ai creditori, può essere provato attraverso indizi gravi, precisi e concordanti, come la nomina di un prestanome, la sparizione di liquidità e l'impossibilità di ricostruire il patrimonio aziendale.
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Bancarotta documentale semplice: la colpa del prestanome
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore unico condannato per bancarotta documentale semplice. La Corte ha stabilito che anche un amministratore 'prestanome', che si disinteressa completamente della gestione e della tenuta delle scritture contabili, risponde del reato a titolo di colpa. L'accettazione della carica comporta doveri di vigilanza e controllo non delegabili, la cui omissione integra la fattispecie criminosa.
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Dolo eventuale prestanome: responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reati tributari a carico di un'amministratrice di società, qualificata come 'prestanome'. La sentenza stabilisce che, pur non essendo l'autrice materiale del reato, l'amministratrice è responsabile per dolo eventuale. La Corte ha ritenuto che l'accettazione consapevole del ruolo di facciata, a fronte di un compenso e in presenza di evidenti anomalie gestionali, equivale ad accettare il rischio che vengano commessi illeciti, integrando così la responsabilità penale del prestanome.
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Costi operazioni soggettivamente inesistenti: deducibili?
Un'azienda vinicola si è vista negare la deduzione di costi per acquisti da un fornitore fittizio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20753/2025, ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che in caso di costi da operazioni soggettivamente inesistenti, non è sufficiente che la merce sia reale. Il contribuente deve anche dimostrare la certezza e l'inerenza dei costi. La grave negligenza nei controlli sul fornitore è stata considerata prova della partecipazione alla frode, rendendo i costi indeducibili.
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