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Prescrizione — Anno 2022

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2912 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Prescrizione

Provvedimenti

Regolarizzazione contributiva INPS: no all’azione diretta
Un lavoratore ha chiesto all'INPS la regolarizzazione contributiva INPS per un periodo lavorativo svolto negli anni Ottanta presso un Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'ordinamento non permette al lavoratore di agire direttamente contro l'INPS per costringerlo a ricostruire la posizione contributiva non versata dal datore di lavoro. L'INPS riveste soltanto il ruolo di destinatario dei versamenti. In caso di omissione dei contributi, le uniche tutele per il lavoratore sono l'azione di risarcimento danni contro il datore di lavoro o la richiesta di costituzione di una rendita vitalizia qualora i contributi siano ormai prescritti. Il ricorso del lavoratore è stato respinto con condanna al pagamento delle spese di lite.
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Gestione separata INPS: basta il reddito sotto i 5000 euro?
Un libero professionista ha impugnato la richiesta di pagamento notificata dall'ente di previdenza per l'anno d'imposta 2009. Il contribuente contestava la pretesa contributiva eccependo la prescrizione del credito e l'insussistenza dei presupposti di legge, avendo prodotto un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha escluso la prescrizione, considerando tempestiva l'azione dell'ente rispetto alla scadenza dei versamenti. I giudici hanno invece accolto il ricorso sul tema dei requisiti. La Corte ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata per i professionisti iscritti ad albi dipende dall'esercizio abituale dell'attività e non dal mero superamento della soglia economica. Il giudice di merito deve accertare in concreto l'abitualità del lavoro svolto prima di imporre i contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop all’INPS tardivo
L'Istituto previdenziale ha richiesto il pagamento di quote previdenziali per l'anno 2011 a una professionista legale tramite avviso di addebito notificato ad agosto 2017. I giudici di merito hanno ritenuto tempestiva la richiesta, fissando la decorrenza dei termini alla presentazione della dichiarazione fiscale nel settembre 2012 e ipotizzando un doloso occultamento per l'omessa compilazione del quadro contributivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso della lavoratrice. Il termine di prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza prevista per il versamento del saldo e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. La semplice omissione del quadro dichiarativo non costituisce occultamento doloso del debito. I giudici supremi hanno cancellato definitivamente il debito contributivo per intervenuta estinzione quinquennale.
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Prescrizione del Diritto Bancario: Società Perde Contro Banca per Addebiti
Una Società ha citato in giudizio una Banca per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate e il risarcimento danni, a causa di interessi ultralegali, anatocismo e segnalazioni illegittime alla Centrale Rischi. La Banca ha eccepito la *prescrizione del diritto bancario*. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il diritto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della Società, ribadendo che l'interruzione della prescrizione decorre dalla ricezione dell'atto e che le domande erano state correttamente rigettate per difetto di prova e allegazione. La Società ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Prescrizione contributi INPS tra richieste e prove carenti
L'Agente della Riscossione notificava a un cittadino un'intimazione di pagamento per oltre 174.000 euro legata a numerose cartelle e avvisi di addebito. Il debitore contestava la mancata notifica degli atti e la maturata prescrizione contributi INPS di durata quinquennale. I giudici di merito accoglievano parzialmente l'opposizione, dichiarando prescritte gran parte delle cartelle: le ricevute postali prodotte dall'ente non indicavano i numeri corretti degli atti e mancavano le copie delle missive. L'Agente proponeva quindi ricorso per cassazione lamentando un errato esame delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'ente creditore ha omesso di trascrivere correttamente i documenti processuali e ha richiesto un inammissibile riesame del merito, confermando la definitiva estinzione del debito per intervenuta prescrizione dei crediti previdenziali contestati.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha notificato un avviso di addebito a una professionista per omessi versamenti previdenziali relativi all'anno d'imposta 2009. La Corte d'Appello ha inizialmente accolto la richiesta del debitore, dichiarando l'estinzione del credito per decorso del termine quinquennale calcolato dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010, rispetto all'atto interruttivo del 30 giugno 2015. L'istituto pubblico ha impugnato la decisione in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato l'esito: il termine iniziale per la prescrizione contributi Gestione Separata decorreva dalla data prorogata dal decreto ministeriale al 6 luglio 2010 per i soggetti con studi di settore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata prima del 6 luglio 2015 ha validamente interrotto il termine quinquennale. Il credito previdenziale rimane valido ed esigibile.
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Prescrizione crediti retributivi: 5 o 10 anni? La Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice ha chiesto il pagamento di differenze retributive per servizi prestati prima dell'assunzione a tempo indeterminato, invocando il principio di non discriminazione. La Corte d'Appello ha riconosciuto il suo diritto, applicando la prescrizione decennale, ritenendo che si trattasse di un illecito. Il Ministero ha fatto ricorso. La Cassazione ha stabilito che il credito ha natura retributiva e quindi è soggetto alla prescrizione quinquennale, anche se deriva da una violazione del principio di non discriminazione. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione sulla prescrizione crediti retributivi.
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Opposizione Cartella Esattoriale INPS: Decadenza vs. Prescrizione
Una Professionista ha contestato un preavviso di fermo amministrativo basato su un avviso di addebito INPS per contributi previdenziali non pagati del 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'opposizione, ritenendo che la Professionista fosse decaduta dal diritto di contestare la prescrizione del debito, non avendo presentato opposizione all'avviso di addebito entro il termine perentorio di 40 giorni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'onere di dimostrare la tempestività dell'Opposizione cartella esattoriale INPS spetta al debitore. Il ricorso della Professionista è stato quindi rigettato.
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Garanzia per vizi della compravendita: stop ai ricorsi tardivi
Un compratore acquista tra il 2002 e il 2005 sette volumi e un quadro presentati come pezzi esclusivi e di pregio artistico. Anni dopo, scopre tramite perizie e notizie di stampa che le opere sono prive del valore promesso. Nel settembre 2011 invia la prima contestazione formale alla società venditrice e promuove una causa per ottenere lo scioglimento degli acquisti e la restituzione delle somme versate. La Corte di Cassazione respinge integralmente le richieste dell'acquirente. I giudici evidenziano che la garanzia per vizi della compravendita impone la denuncia entro otto giorni dalla scoperta e stabilisce la prescrizione dell'azione entro un anno dalla consegna materiale dei beni. Il ritardo pluriennale preclude ogni tutela legale, lasciando a carico dell'acquirente le spese di giudizio.
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Notifica Cartella Esattoriale: Consegna al Portiere Valida, Crediti Non Prescritti
Un Contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria per crediti IRPEF e INPS, sostenendo l'irregolarità della notifica cartella esattoriale e la prescrizione dei debiti. Il giudice del lavoro aveva già annullato l'iscrizione solo per le somme previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente. Ha confermato che la notifica diretta per posta, anche al portiere, è valida e non richiede una successiva raccomandata informativa. Ha inoltre escluso la prescrizione dei crediti, dato che vi erano stati atti interruttivi.
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Sospensione Pagamenti vs. Prescrizione Contributi Previdenziali: La Cassazione Fa Chiarezza
Un'azienda edile ha contestato il mancato riconoscimento della sospensione dei pagamenti dei contributi previdenziali, disposta da un'Ordinanza di Protezione Civile, sostenendo che questa sospensione dovesse interrompere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. Ha stabilito che la sospensione dei pagamenti dei contributi previdenziali, disposta da una norma eccezionale, non interrompe il termine di prescrizione se i rapporti di lavoro da cui derivano i contributi non esistevano già al momento della sospensione. Le norme eccezionali non si interpretano estensivamente.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
Un professionista contestava la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per somme dovute a titolo di contributi, eccependo l'intervenuta prescrizione quinquennale del debito. La Corte d'Appello accoglieva la tesi del lavoratore, fissando il termine iniziale del calcolo al 16 giugno 2010 e dichiarando tardiva la richiesta notificata il 24 giugno 2015. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'efficacia della proroga dei versamenti al 6 luglio 2010 disposta tramite decreto ministeriale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'istituto, stabilendo che la proroga si applica anche ai contribuenti in regime agevolato. Di conseguenza, il termine di prescrizione contributi Gestione Separata decorreva dal 6 luglio 2010 e la richiesta di pagamento del 24 giugno 2015 risulta pienamente tempestiva e valida.
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Prescrizione Crediti Retributivi: La Cassazione chiarisce per i Docenti
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di prescrizione crediti retributivi per una lavoratrice della scuola. La lavoratrice chiedeva il riconoscimento di differenze salariali per servizi prestati prima dell'assunzione a tempo indeterminato, invocando il principio di non discriminazione. La Corte d'Appello aveva applicato una prescrizione decennale, qualificando la richiesta come risarcimento per illecito. La Cassazione ha invece stabilito che si tratta di un credito retributivo, soggetto alla prescrizione quinquennale. Ha quindi accolto il ricorso del Ministero, cassando la sentenza e rinviando alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Prescrizione indebito bancario: chi prova la natura dei versamenti?
Un Cliente ha citato in giudizio una Banca per ottenere la restituzione di interessi non dovuti (anatocismo) su conti correnti. I giudici di merito avevano inizialmente riconosciuto al Cliente il diritto alla restituzione. La Banca ha poi sollevato l'eccezione di **prescrizione indebito bancario** per alcune somme, ma la Corte d'Appello ha respinto la sua difesa, ritenendo che la Banca dovesse provare la natura "solutoria" dei versamenti. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'onere di dimostrare che le rimesse erano "ripristinatorie" (e quindi non soggette a prescrizione immediata) spetta al Cliente che chiede la restituzione.
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Decadenza Accertamento TARSU: La Cassazione annulla la pretesa del Comune
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per la TARSU del 2005, notificato nel 2011. I giudici di merito avevano confermato la legittimità dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che il termine di decadenza accertamento TARSU era scaduto. Per i tributi locali come la TARSU, il termine per la notifica dell'avviso di accertamento è di cinque anni dalla fine dell'anno d'imposta, se l'occupazione era già in corso. La notifica tardiva ha reso l'accertamento illegittimo, annullando la pretesa del Comune.
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Responsabilità solidale negli appalti: stop decadenza INPS
L'Istituto Previdenziale ha intimato a un'azienda committente il versamento dei contributi non versati dall'impresa appaltatrice a favore dei propri dipendenti. L'azienda committente ha fatto opposizione, sostenendo di non dover pagare nulla poiché l'Istituto aveva agito oltre il termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che il limite biennale di decadenza fissato dalla legge tutela esclusivamente i crediti retributivi dei lavoratori e non si applica agli enti di previdenza. Il recupero dei contributi obbligatori segue soltanto l'ordinario regime della prescrizione quinquennale. L'azienda committente resta quindi obbligata a versare le somme dovute, con integrale addebito delle spese legali.
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Vizi Immobiliari: Prescrizione Azione Danni Confermata, ma Spese Legali Revocate
Un gruppo di acquirenti ha citato in giudizio un'impresa edile per gravi vizi e difformità riscontrati nelle loro villette. L'impresa ha eccepito la prescrizione dell'azione di risarcimento danni per vizi immobiliari. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda degli acquirenti, ritenendo l'azione prescritta. La Cassazione ha confermato la prescrizione, ribadendo che l'interruzione della prescrizione per atti stragiudiziali si verifica solo quando l'atto perviene al destinatario. Ha però accolto parzialmente il ricorso riguardo alle spese legali, eliminando la condanna al rimborso delle spese di primo grado e di accertamento tecnico preventivo.
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Travisamento della prova: errore materiale o vizio?
L'Ente di Riscossione ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per crediti previdenziali non versati da una società. Il Tribunale ha respinto la domanda perché ha ritenuto prescritti i crediti per decorso del termine quinquennale. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione delle regole probatorie e un evidente travisamento della prova. Secondo l'ente pubblico, il giudice di merito avrebbe ignorato diversi atti interruttivi ritualmente depositati, tra cui preavvisi di ipoteca e pignoramenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che l'eventuale svista percettiva del magistrato sui documenti di causa costituisce errore revocatorio e non può essere denunciata come violazione di legge in sede di legittimità. Di conseguenza, il credito rimane definitivamente escluso dal fallimento.
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Fondo di Garanzia INPS: La Prescrizione dei Crediti di Lavoro non Aspetta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **prescrizione Fondo di Garanzia INPS**. Una lavoratrice chiedeva all'INPS il pagamento del TFR e di altri crediti dopo il fallimento della sua ex azienda. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta, ritenendo i diritti prescritti. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il termine di prescrizione per richiedere l'intervento del Fondo di Garanzia decorre dalla pubblicazione della sentenza che ammette i crediti del lavoratore al passivo fallimentare, e non dal suo passaggio in giudicato. La lavoratrice ha perso, dovendo anche pagare le spese legali.
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Responsabilità Amministratore: Vendita Sottocosto e Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore per la sua responsabilità amministratore. L'ex amministratore aveva venduto i beni dell'azienda fallita a un prezzo molto basso, favorendo società e familiari, causando un grave danno patrimoniale. I giudici hanno ritenuto infondate e inammissibili le sue contestazioni sulla prescrizione e sulla valutazione dei beni, ribadendo che la vendita sottocosto e la mancanza di prove sulle presunte cattive condizioni dei beni giustificavano la condanna al risarcimento.
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