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Prescrizione Decennale

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione COSAP: 10 anni se l’occupazione è senza concessione
Una società autostradale occupava suolo pubblico con dei cavalcavia senza una concessione comunale. Quando la società di riscossione del Comune ha richiesto il pagamento del canone (COSAP), la società autostradale ha eccepito la prescrizione di cinque anni. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione COSAP: in caso di occupazione senza titolo, il canone ha natura di indennità e non di prestazione periodica. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni, non quella breve di cinque. La richiesta del Comune è stata quindi ritenuta valida e non prescritta.
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Canone Occupazione Suolo Pubblico: prescrizione di 10 anni
Un commerciante ambulante si oppone a un avviso di conguaglio per il Canone Occupazione Suolo Pubblico (COSAP) relativo all'anno 2000, notificato dal Comune nel 2008 a seguito di un errore di calcolo. Il commerciante sosteneva che il diritto del Comune fosse estinto per prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale: il COSAP non è una prestazione periodica come un affitto, ma un corrispettivo unitario per la concessione. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni. Poiché il termine non era scaduto, la richiesta di pagamento del Comune è stata ritenuta legittima e il ricorso del commerciante è stato respinto.
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Trattenute sulla pensione: la Cassazione sceglie la prescrizione decennale
Una Cassa di Previdenza effettua per anni delle trattenute su una pensione, qualificandole come 'contributo di solidarietà'. L'erede del pensionato agisce per ottenere la restituzione delle somme, ritenute illegittime. La Cassa si difende sostenendo che il diritto al rimborso sia prescritto in 5 anni. La Corte di Cassazione, invece, dà ragione all'erede, stabilendo che il diritto a recuperare trattenute illegittime non è soggetto alla prescrizione breve di 5 anni, ma alla prescrizione decennale pensione. La Cassa viene quindi condannata a restituire gli importi indebitamente prelevati.
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Riconoscimento Vizi Costruttore: Ammissione Scritta Annulla Scadenze
Un condominio cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti all'edificio. L'impresa si difende sostenendo che i termini per la denuncia e l'azione legale sono scaduti. La Cassazione, però, chiarisce un punto fondamentale: il riconoscimento vizi costruttore, avvenuto tramite una comunicazione scritta in cui si dava disponibilità a intervenire, fa nascere una nuova e autonoma obbligazione di riparazione. Questa nuova obbligazione non è più soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione della garanzia per vizi, ma al termine ordinario di dieci anni. La Corte ha quindi dato ragione al Condominio su questo principio, ma ha rinviato il caso a un nuovo giudice per calcolare correttamente i danni, criticando la motivazione della sentenza precedente perché troppo sbrigativa e non sufficientemente argomentata.
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Responsabilità Gruppo Parlamentare: Presidente paga per il dipendente
La Corte di Cassazione ha chiarito la natura e la responsabilità del gruppo parlamentare. Un'Università aveva chiesto al Presidente di un Gruppo parlamentare il rimborso dello stipendio di un proprio dipendente, temporaneamente assegnato al Gruppo. Il Presidente si opponeva, sostenendo che il Gruppo fosse assimilabile a un partito politico e che quindi lui non fosse personalmente responsabile. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che i Gruppi parlamentari sono associazioni non riconosciute, distinte dai partiti. Di conseguenza, chi agisce in loro nome e per loro conto risponde personalmente e solidalmente delle obbligazioni assunte. L'Università ha quindi vinto la causa, ottenendo il diritto al rimborso.
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Notifica PEC da indirizzo non ufficiale: è valida se efficace
Una società contesta un'intimazione di pagamento ricevuta dall'Agente della Riscossione, sostenendo che la notifica PEC da indirizzo non ufficiale fosse nulla. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la notifica è valida se, nonostante il vizio formale, ha raggiunto il suo scopo. Questo significa che se il destinatario ha ricevuto l'atto e ha potuto esercitare il proprio diritto di difesa, l'irregolarità dell'indirizzo del mittente non invalida la comunicazione. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione decennale per i tributi diretti. L'Agente della Riscossione ha quindi vinto la causa.
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Contributo di solidarietà: la Cassa non può tagliare la pensione
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dalla propria Cassa di previdenza a titolo di contributo di solidarietà tra il 2009 e il 2014. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tali prelievi, stabilendo che gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere autonomo di ridurre le pensioni già maturate. Solo il legislatore statale può imporre sacrifici economici di questo tipo. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni e che la Cassa deve restituire le somme con interessi e rivalutazione calcolati dal momento di ogni singola trattenuta. La decisione protegge il trattamento pensionistico dei professionisti da tagli arbitrari decisi unilateralmente dagli enti di categoria.
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Contributo di solidarietà: rimborso possibile entro 10 anni
Un professionista in pensione ha contestato la legittimità di un contributo di solidarietà applicato dal proprio ente previdenziale sul trattamento pensionistico dopo il 2009. L'ente sosteneva che il diritto al rimborso fosse soggetto alla prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre autonomamente prelievi forzosi su pensioni già liquidate, violando il principio del pro rata e la riserva di legge prevista dalla Costituzione. Inoltre, la Corte ha chiarito che il termine per richiedere la restituzione delle somme è quello ordinario di dieci anni. La trattenuta non è infatti una semplice voce del calcolo pensionistico, ma un prelievo patrimoniale illegittimo. Il pensionato vince la causa e ottiene il diritto alla restituzione delle somme trattenute indebitamente negli ultimi dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il prelievo sulla pensione
Un Pensionato ha citato in giudizio l'Ente Previdenziale per contestare il calcolo della propria pensione e l'applicazione di un contributo di solidarietà. L'Ente aveva ridotto l'assegno mensile applicando trattenute non previste dalla legge nazionale ma decise autonomamente dai propri organi interni. La Corte di Cassazione ha confermato che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre prelievi forzosi sulle pensioni già maturate senza una specifica autorizzazione del legislatore. Inoltre, la Corte ha stabilito che il diritto del Pensionato a recuperare le somme indebitamente sottratte non scade dopo cinque anni, ma segue il termine ordinario di dieci anni. L'Ente è stato quindi condannato a restituire le somme trattenute e a pagare le spese del giudizio, poiché il prelievo è stato giudicato illegittimo e lesivo dei diritti acquisiti dal lavoratore.
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Contributo di solidarietà: la Cassa deve restituire i soldi
Alcuni professionisti in pensione hanno contestato alla propria Cassa di previdenza l'applicazione di un contributo di solidarietà sulle loro pensioni dopo il 2009. La Cassa sosteneva che tali trattenute servissero a garantire l'equilibrio del bilancio interno. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privati non possono imporre prelievi forzosi su pensioni già maturate, poiché tali decisioni spettano esclusivamente al legislatore nazionale. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto a chiedere la restituzione di queste somme non scade dopo cinque anni, ma segue la prescrizione ordinaria di dieci anni. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme illegittimamente trattenute ai pensionati, confermando l'illegittimità del prelievo patrimoniale non autorizzato dalla legge.
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Contributo di solidarietà: la Cassa deve restituire i soldi
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dal proprio ente previdenziale sulla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà. L'ente aveva applicato tale prelievo per garantire l'equilibrio del proprio bilancio. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre trattenute su pensioni già determinate, poiché tale potere spetta solo al legislatore nazionale. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto del pensionato a recuperare le somme indebitamente trattenute non scade dopo cinque anni, ma segue la prescrizione ordinaria di dieci anni. Il professionista ha quindi ottenuto il diritto al rimborso integrale delle somme sottratte illegittimamente dopo il 2009.
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Contributo di solidarietà pensioni: Cassa condannata al rimborso
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la sua Cassa di Previdenza privata per ottenere la restituzione del contributo di solidarietà trattenuto sulla sua pensione. La Cassa sosteneva la legittimità del prelievo per garantire l'equilibrio finanziario e che il diritto al rimborso fosse prescritto in cinque anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che le Casse private non possono imporre autonomamente un contributo di solidarietà pensioni, poiché tale potere spetta solo alla legge dello Stato. Inoltre, ha chiarito che l'azione per il rimborso di queste somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque. Di conseguenza, la Cassa di Previdenza è stata condannata a restituire le somme al pensionato.
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Contributo di solidarietà illegittimo: Cassa condannata al rimborso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contributo di solidarietà illegittimo non può essere imposto autonomamente dalle Casse di previdenza private. Un pensionato si era opposto alla trattenuta sulla sua pensione, operata dalla Cassa di appartenenza per garantire l'equilibrio di bilancio. I giudici hanno confermato che un simile prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, richiede una legge dello Stato e non può derivare da una delibera interna dell'ente. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire al pensionato tutte le somme indebitamente trattenute, con gli interessi. La Corte ha anche chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà illegittimo: Cassa perde e rimborsa
La Corte di Cassazione ha stabilito che il prelievo operato da una Cassa di previdenza privata sulla pensione dei suoi iscritti è un contributo di solidarietà illegittimo. Gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre nuove trattenute su pensioni già liquidate, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente alla legge dello Stato. Questa imposizione, infatti, rientra tra le prestazioni patrimoniali che solo il legislatore può introdurre. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire ai pensionati tutte le somme indebitamente trattenute, confermando il loro diritto al rimborso.
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Contributo di solidarietà pensione: Cassa condannata al rimborso
Un professionista in pensione ha fatto causa alla sua Cassa di Previdenza per riavere le somme trattenute dal suo assegno a titolo di 'contributo di solidarietà pensione'. L'ente aveva introdotto questo prelievo in autonomia per garantire la stabilità dei propri conti. La Corte di Cassazione ha dato ragione al pensionato, stabilendo che le Casse private non hanno il potere di imporre tasse o prelievi simili. Questo potere spetta solo allo Stato tramite una legge. Di conseguenza, il prelievo è illegittimo e le somme devono essere restituite. La Corte ha anche precisato che il pensionato ha dieci anni di tempo, e non cinque, per chiedere il rimborso.
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Contributo di solidarietà illegittimo: Cassa condannata al rimborso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. Questo tipo di prelievo, assimilabile a una prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato. La Corte ha quindi condannato la Cassa a restituire le somme indebitamente trattenute. Inoltre, ha chiarito che il diritto dei pensionati al rimborso si prescrive in dieci anni e non nel termine più breve di cinque. La decisione protegge i pensionati da prelievi non autorizzati per legge, riaffermando un principio costituzionale fondamentale.
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Contributo di solidarietà: Cassa Previdenza perde, vince il pensionato
Un professionista in pensione ha citato in giudizio la sua Cassa di Previdenza per avergli trattenuto un contributo di solidarietà sulla pensione. La Cassa sosteneva di agire per garantire l'equilibrio finanziario dell'ente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al pensionato, stabilendo un principio fondamentale: le Casse di previdenza privatizzate non hanno il potere di imporre un contributo di solidarietà. Questo tipo di prelievo è una prestazione patrimoniale che solo lo Stato può istituire con una legge. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e le somme devono essere restituite. La Corte ha anche chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassa deve rimborsare
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. I giudici hanno chiarito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un atto autonomo dell'ente previdenziale. Le Casse private possono modificare i criteri di calcolo delle pensioni future per garantire l'equilibrio di bilancio, ma non possono imporre trattenute su trattamenti già liquidati. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente prelevate. La Corte ha inoltre precisato che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il prelievo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza professionale sui trattamenti pensionistici già determinati. I giudici hanno stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre prelievi patrimoniali senza una specifica autorizzazione legislativa, poiché ciò violerebbe la riserva di legge prevista dalla Costituzione. Inoltre, è stato chiarito che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni, in quanto l'obbligo di restituzione non ha natura periodica.
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Contributo di solidarietà: stop della Cassazione ai tagli sulle pensioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza professionale privatizzata sulle pensioni già in essere. Un professionista aveva contestato i prelievi effettuati sul proprio trattamento pensionistico, chiedendo la restituzione delle somme e il ricalcolo secondo il principio del pro rata. I giudici di legittimità hanno ribadito che gli enti previdenziali privatizzati non possiedono il potere legislativo necessario per introdurre prestazioni patrimoniali imposte, le quali sono riservate esclusivamente allo Stato ai sensi dell'articolo 23 della Costituzione. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto alla riliquidazione della pensione non è soggetto alla prescrizione breve quinquennale, bensì a quella ordinaria decennale, poiché riguarda la determinazione stessa del trattamento e non i singoli ratei già liquidati.
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