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Prelievo Coattivo

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto con cui l'autorità giudiziaria ordina il prelievo forzato di campioni biologici (come saliva o capelli) da una persona per effettuare analisi, tipicamente del DNA, indispensabili per le indagini.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prelievo di materiale biologico: valido anche senza avvocato
Un uomo, condannato per rapina impropria e lesioni personali, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la validità del prelievo di materiale biologico (capelli e saliva) usato per il test del DNA. Secondo la difesa, l'assenza di un verbale di consenso scritto e la mancanza del difensore durante il prelievo rendevano la prova inutilizzabile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il prelievo di materiale biologico non richiede la presenza del difensore se c'è il consenso dell'indagato, trattandosi di un atto semplice e ripetibile. Inoltre, l'identificazione dell'autore è stata confermata grazie a prove schiaccianti, tra cui i tatuaggi visibili nei video e riconosciuti tramite il profilo social. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Prelievo coattivo di campioni biologici: firma o esecuzione?
Il Pubblico Ministero ha disposto d'urgenza un prelievo coattivo di campioni biologici su un soggetto indagato. Il Giudice per le indagini preliminari ha dichiarato inammissibile la richiesta di convalida ritenendola tardiva, calcolando il termine di quarantotto ore dalla data di emissione del decreto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il termine per richiedere la convalida inizia a decorrere esclusivamente dal momento dell'effettiva esecuzione del prelievo sulla persona, e non dalla firma del provvedimento. Trattandosi di un atto che incide sulla libertà personale, l'esigenza di controllo del giudice sorge solo quando la lesione del diritto si realizza concretamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata ordinando al giudice di riesaminare il caso.
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Contributo AGCM natura tributaria: Tassa, non tariffa. Decide il Fisco
Una società ha contestato la richiesta di pagamento del contributo per il funzionamento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). La questione è finita davanti alla Corte di Cassazione per decidere se la competenza fosse del giudice amministrativo o di quello tributario. La Corte ha stabilito che il contributo AGCM ha natura tributaria. Si tratta, infatti, di un prelievo obbligatorio imposto dalla legge per finanziare un servizio pubblico essenziale, come la tutela della concorrenza, e non del pagamento per un servizio diretto reso all'azienda. Di conseguenza, ogni controversia su tale contributo spetta esclusivamente alla giurisdizione del giudice tributario.
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Rinuncia al ricorso: le conseguenze in Cassazione
Un soggetto, indagato per rapina, impugna un'ordinanza per un prelievo coattivo di materiale biologico. Successivamente, deposita una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prelievo coattivo: i termini per la convalida del GIP
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui termini per la convalida di un prelievo coattivo di campioni biologici in un caso di omicidio stradale. Un indagato aveva contestato la tardività della convalida del GIP. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la legge prevede una scansione temporale precisa: 48 ore dall'esecuzione del prelievo per la richiesta del Pubblico Ministero, e ulteriori 48 ore da tale richiesta per la decisione del GIP. La Corte ha inoltre validato la motivazione 'per relationem' all'ordinanza cautelare.
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Prelievo coattivo DNA: quando è indispensabile?
Un individuo, indagato per detenzione di arma da fuoco, ha impugnato l'ordinanza che disponeva un prelievo coattivo DNA. La difesa sosteneva la superfluità dell'atto, data la presenza di altri indizi e di una confessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che il prelievo era assolutamente indispensabile per risolvere l'ambiguità derivante dalla presenza di due profili genetici misti sull'arma, rendendo necessaria una comparazione per l'accertamento dei fatti.
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