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Art. 359-bis Codice di Procedura Penale

10 provvedimenti

Prelievo ematico senza consenso: la Cassazione ne conferma la validità
Un conducente, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata da incidente, ha impugnato la sentenza sostenendo l'inutilizzabilità del prelievo ematico senza consenso e la mancanza di motivazione sul diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il prelievo ematico senza consenso, eseguito su richiesta della polizia giudiziaria per accertare il tasso alcolemico, è pienamente utilizzabile come prova. Ha inoltre ritenuto adeguata la motivazione del giudice d'appello sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il conducente ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Prelievo di materiale biologico: valido anche senza avvocato
Un uomo, condannato per rapina impropria e lesioni personali, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la validità del prelievo di materiale biologico (capelli e saliva) usato per il test del DNA. Secondo la difesa, l'assenza di un verbale di consenso scritto e la mancanza del difensore durante il prelievo rendevano la prova inutilizzabile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il prelievo di materiale biologico non richiede la presenza del difensore se c'è il consenso dell'indagato, trattandosi di un atto semplice e ripetibile. Inoltre, l'identificazione dell'autore è stata confermata grazie a prove schiaccianti, tra cui i tatuaggi visibili nei video e riconosciuti tramite il profilo social. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Prelievo coattivo di campioni biologici: firma o esecuzione?
Il Pubblico Ministero ha disposto d'urgenza un prelievo coattivo di campioni biologici su un soggetto indagato. Il Giudice per le indagini preliminari ha dichiarato inammissibile la richiesta di convalida ritenendola tardiva, calcolando il termine di quarantotto ore dalla data di emissione del decreto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il termine per richiedere la convalida inizia a decorrere esclusivamente dal momento dell'effettiva esecuzione del prelievo sulla persona, e non dalla firma del provvedimento. Trattandosi di un atto che incide sulla libertà personale, l'esigenza di controllo del giudice sorge solo quando la lesione del diritto si realizza concretamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata ordinando al giudice di riesaminare il caso.
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Rinuncia al ricorso: le conseguenze in Cassazione
Un soggetto, indagato per rapina, impugna un'ordinanza per un prelievo coattivo di materiale biologico. Successivamente, deposita una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prelievo ematico incosciente: valido senza consenso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38109/2024, ha confermato la validità del prelievo ematico effettuato su un conducente in stato di incoscienza a seguito di un incidente stradale. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, stabilendo che lo stato di incoscienza rende impossibile l'avviso al difensore e irrilevante la mancanza di consenso, poiché il test rientra nei protocolli sanitari volti a tutelare la salute del paziente stesso. I risultati sono quindi pienamente utilizzabili nel processo penale per guida in stato di ebbrezza.
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Consenso tutore prelievo biologico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17962/2024, ha stabilito la piena validità del consenso prestato dal tutore temporaneo di un minore per il prelievo di campioni biologici a fini investigativi. Il caso riguardava un giovane condannato per furto aggravato, la cui difesa contestava la legittimità del consenso dato dal responsabile della comunità in cui era ospitato. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la legge non pone limiti ai poteri del tutore in questo ambito, e ha inoltre confermato che la valutazione del danno per l'attenuante della speciale tenuità deve basarsi solo sui beni effettivamente sottratti.
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Prelievo coattivo: i termini per la convalida del GIP
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui termini per la convalida di un prelievo coattivo di campioni biologici in un caso di omicidio stradale. Un indagato aveva contestato la tardività della convalida del GIP. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la legge prevede una scansione temporale precisa: 48 ore dall'esecuzione del prelievo per la richiesta del Pubblico Ministero, e ulteriori 48 ore da tale richiesta per la decisione del GIP. La Corte ha inoltre validato la motivazione 'per relationem' all'ordinanza cautelare.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza per un prelievo biologico coattivo, decide di ritirarlo. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile a causa della rinuncia al ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro, non potendo valutare nel merito la questione.
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Prova del DNA: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo, condannato per furto aggravato grazie alla corrispondenza del suo profilo genetico con tracce ematiche sulla scena del crimine, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sollevato dubbi sulla regolarità delle procedure di acquisizione e comparazione del campione biologico. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che la prova del DNA, data l'altissima affidabilità statistica, costituisce una prova piena e non un semplice indizio. Ha inoltre stabilito che le contestazioni generiche sulle procedure non sono sufficienti a invalidare l'esito, se non viene dimostrata una concreta incidenza sul risultato.
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Prelievo coattivo DNA: quando è indispensabile?
Un individuo, indagato per detenzione di arma da fuoco, ha impugnato l'ordinanza che disponeva un prelievo coattivo DNA. La difesa sosteneva la superfluità dell'atto, data la presenza di altri indizi e di una confessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che il prelievo era assolutamente indispensabile per risolvere l'ambiguità derivante dalla presenza di due profili genetici misti sull'arma, rendendo necessaria una comparazione per l'accertamento dei fatti.
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