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Precarizzazione

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione di instabilità e insicurezza lavorativa causata dall'utilizzo sistematico di contratti precari (a termine, a progetto, etc.) al posto di un'assunzione a tempo indeterminato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abuso contratti a termine: azienda condannata nonostante le pause
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda per abuso di contratti a termine. L'azienda aveva impiegato una lavoratrice per molti anni con contratti a tempo determinato di durata annuale, seppur con delle pause tra l'uno e l'altro. Secondo i giudici, questa reiterazione sistematica configura un utilizzo abusivo dello strumento contrattuale, finalizzato a coprire un'esigenza lavorativa stabile e non temporanea. Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda e ha riconosciuto alla lavoratrice il diritto a un risarcimento del danno pari a dodici mensilità dell'ultima retribuzione, pur senza la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.
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Danno comunitario e stabilizzazione nel lavoro pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato che l'immissione in ruolo di un dipendente pubblico, avvenuta a seguito di una procedura di stabilizzazione, esclude il diritto al risarcimento per il **danno comunitario**. Il caso riguardava una lavoratrice che aveva prestato servizio con molteplici contratti a termine presso una Prefettura. Sebbene il tribunale di primo grado avesse riconosciuto un indennizzo, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione poiché l'assunzione a tempo indeterminato, avvenuta in corso di causa, è stata ritenuta una misura sanzionatoria sufficiente a riparare l'abuso del precariato. La Suprema Corte ha ribadito che la stabilizzazione opera come fatto estintivo del diritto al risarcimento monetario.
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Danno comunitario e abuso contratti a termine
Un lavoratore ha agito contro un ente pubblico denunciando l'abuso di contratti a termine durato oltre diciotto anni. Nonostante l'avvenuta stabilizzazione nel 2019, il ricorrente ha richiesto il riconoscimento del danno comunitario per il lungo periodo di precariato. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha rilevato l'entrata in vigore di una nuova normativa (Legge 166/2024) che modifica profondamente il regime risarcitorio, elevando le indennità fino a ventiquattro mensilità. Il Collegio ha quindi rinviato la questione in pubblica udienza per stabilire se il nuovo regime si applichi ai processi pendenti e se la stabilizzazione possa ancora neutralizzare il diritto al risarcimento.
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Danno comunitario e precariato: le novità 2024
Una lavoratrice del settore pubblico ha agito contro un ente locale per ottenere il risarcimento del danno comunitario derivante dalla reiterazione abusiva di contratti a termine per oltre diciotto anni. Nonostante l'avvenuta stabilizzazione nel 2019, la ricorrente ha contestato la mancata liquidazione dell'indennità risarcitoria. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la necessità di chiarire l'impatto delle recenti novità normative introdotte dal D.L. 131/2024, che ha modificato il regime sanzionatorio per l'abuso dei contratti a termine nella Pubblica Amministrazione, fissando un'indennità tra 4 e 24 mensilità. Il caso è stato rinviato a pubblica udienza per stabilire se la nuova norma si applichi ai processi pendenti e se la stabilizzazione escluda ancora automaticamente il diritto al risarcimento.
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Risarcimento contratto a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore pubblico con una serie di contratti a termine illegittimi chiede il risarcimento del danno. La Cassazione, con Ordinanza n. 31652/2023, dichiara inammissibile il ricorso, confermando che il giudice ha discrezionalità nel quantificare il risarcimento contratto a termine tra un minimo e un massimo, potendo considerare anche il reperimento di una nuova occupazione non come detrazione, ma come criterio per la liquidazione.
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Danno comunitario: stabilizzazione e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30039/2023, ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico non esclude automaticamente il diritto al risarcimento del cosiddetto danno comunitario derivante dall'abuso di contratti a termine. Spetta all'amministrazione pubblica dimostrare che l'assunzione a tempo indeterminato costituisca una misura riparatoria specifica, direttamente causata dalla precedente situazione di precarietà. In assenza di tale prova, il lavoratore conserva il diritto al risarcimento. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Danno da precarizzazione: domanda implicita, dice la Corte
Una lavoratrice del settore sanitario pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, ha chiesto in giudizio la stabilizzazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di conversione del rapporto a tempo indeterminato, impossibile nel pubblico impiego, contiene implicitamente la richiesta di risarcimento per il danno da precarizzazione. Pertanto, il giudice può accordare tale risarcimento senza incorrere in una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Dirigente pubblico a termine: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un dirigente pubblico a termine ha diritto alla tutela contro l'abuso di contratti a tempo determinato, in conformità con la normativa europea. La sentenza cassa la decisione della Corte d'Appello che negava il risarcimento a una dirigente sanitaria, la cui posizione era stata reiteratamente rinnovata per anni da un'agenzia pubblica per coprire esigenze stabili. La Suprema Corte ha chiarito che il carattere fiduciario del rapporto dirigenziale pubblico non giustifica la precarizzazione e ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto 'danno comunitario'.
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Risarcimento danno precariato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una docente al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine per quasi 27 anni. La Corte ha stabilito che una procedura di assunzione straordinaria, essendo di natura selettiva e non garantendo l'impiego, non costituisce una misura adeguata a sanare l'abuso subito. Pertanto, il Ministero dell'Istruzione è stato condannato a versare il risarcimento danno precariato, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Risarcimento danno precarizzazione: no se c’è assunzione
Un gruppo di lavoratori del settore pubblico, dopo aver subito la revoca della stabilizzazione e essere stati successivamente assunti a tempo indeterminato, ha richiesto un indennizzo. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al risarcimento danno precarizzazione, stabilendo che l'assunzione definitiva, se non specificamente contestata, costituisce una misura satisfattiva che sana l'abuso pregresso dei contratti a termine, precludendo ulteriori richieste economiche.
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Risarcimento abuso precariato: la Cassazione chiarisce
Un'infermiera, dopo anni di contratti a termine con un'azienda sanitaria pubblica, veniva assunta a tempo indeterminato tramite concorso. L'azienda sosteneva che ciò annullasse il diritto a un indennizzo. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che vincere un concorso non costituisce un rimedio diretto per il passato illecito. La Corte ha quindi confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di precariato, poiché l'assunzione non aveva l'effetto sanzionatorio richiesto dalla normativa europea per la precedente condotta illegittima.
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Supplenze scolastiche: no al risarcimento danni
Un docente, dopo aver ottenuto un contratto a tempo indeterminato, ha richiesto il risarcimento per l'abuso di contratti a termine nel periodo delle supplenze scolastiche. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18614/2024, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, una volta stabilizzato, il lavoratore deve fornire la prova concreta di danni specifici per ottenere un risarcimento. Inoltre, ha dichiarato inammissibili le censure generiche e quelle che non contestavano tutte le autonome ragioni della decisione del giudice d'appello, confermando che il diritto al risarcimento non è automatico.
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