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Possesso Di Arnesi Da Scasso

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Possesso di arnesi da scasso e ricettazione: condanna confermata
L'Imputato è stato ritenuto responsabile dei reati di ricettazione di due macchine fotografiche e possesso di arnesi da scasso, in quanto trovato in possesso di due piedi di porco e di un attrezzo a forma di T. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. I giudici hanno confermato la qualificazione degli strumenti quali arnesi da scasso per definizione. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretto il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Tale decisione si fonda sui precedenti penali dell'imputato e sulla mancanza di elementi positivi di ravvedimento. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Auto altrui e possesso di arnesi da scasso: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per due individui sorpresi di notte a bordo di un'autovettura contenente strumenti da effrazione. La difesa sosteneva che il veicolo appartenesse a terzi e che gli occupanti ignorassero il materiale a bordo, eccependo inoltre la prescrizione del reato e la presunta assenza di precedenti penali. I giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi evidenziando che l'orario notturno e la distanza dal comune di residenza provano la consapevolezza del trasporto. Di conseguenza, il possesso di arnesi da scasso integra pienamente la responsabilità penale a carico di tutti i passeggeri. La dichiarata inammissibilità delle impugnazioni ha inoltre precluso la possibilità di beneficiare della prescrizione maturata successivamente alla sentenza di appello, determinando anche la condanna alle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Possesso di arnesi da scasso: ricorso inammissibile per argomenti generici
La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il Possesso di arnesi da scasso. L'imputato aveva impugnato la sentenza di condanna, ma i suoi argomenti sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto a quelli già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello. La condanna si fondava principalmente sulla concreta disponibilità di chiavi alterate e grimaldelli. La Corte Suprema ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Possesso di arnesi da scasso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39119/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per possesso di arnesi da scasso. L'uomo era stato trovato alla guida di un'auto con numerosi attrezzi occultati nel vano motore. La Corte ha stabilito che la mera disponibilità degli strumenti, unita alla mancata fornitura di una valida giustificazione da parte dell'imputato (già gravato da precedenti specifici), è sufficiente per configurare il reato previsto dall'art. 707 del codice penale.
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Possesso di arnesi da scasso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza 7129/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per il possesso di arnesi da scasso. Ha confermato che la consapevolezza della presenza degli attrezzi può essere desunta da indizi, come un vano portaoggetti socchiuso, e che la valutazione del giudice di merito sulla gravità del fatto, se logica, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Possesso arnesi da scasso: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di possesso di arnesi da scasso. Gli strumenti erano stati trovati nel veicolo che guidava, non di sua proprietà. La Corte ha stabilito che per la configurazione del reato è sufficiente l'immediata disponibilità degli oggetti, non essendo necessario il possesso formale. Il ricorso è stato respinto anche perché tendeva a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e perché la mancata sostituzione della pena detentiva era stata adeguatamente motivata dal giudice di merito in base ai precedenti penali dell'imputato.
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