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Plusvalenza Patrimoniale

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il guadagno che un'azienda ottiene dalla vendita di un bene (come un terreno o un immobile) a un prezzo superiore rispetto al suo costo di acquisto o al suo valore contabile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sottofatturazione cessione immobile: OMI e presunzioni fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la sottofatturazione cessione immobile, rideterminando il valore di un compendio immobiliare sulla base delle quotazioni OMI e di anomalie contrattuali, come la compagine sociale coincidente e l'immediata locazione del bene alla venditrice. Il Fisco ha inoltre negato la rateizzazione della plusvalenza occultata. La Corte di Cassazione ha confermato che i valori OMI, uniti a elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, dimostrano l'occultamento dei ricavi. Inoltre, la Corte ha escluso la rateizzazione quinquennale per le plusvalenze non dichiarate spontaneamente. I giudici hanno tuttavia accolto il ricorso limitatamente all'omessa pronuncia sulla neutralizzazione dell'IVA di gruppo, rinviando il giudizio tributario per tale specifico riesame.
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Accertamento plusvalenza immobiliare: il valore di registro non basta
Un Contribuente ha venduto un terreno dichiarando un prezzo. L'Amministrazione finanziaria ha poi accertato un valore superiore per l'imposta di registro, concordando con l'acquirente. Successivamente, ha usato questo valore più alto per calcolare una maggiore plusvalenza immobiliare a carico del Contribuente ai fini IRPEF. Il Contribuente ha contestato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. Ha stabilito che il valore di registro non basta da solo per l'accertamento plusvalenza immobiliare. Servono altri indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare che il Contribuente ha incassato di più.
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Plusvalenze società non residente: la Cassazione conferma la tassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società estera, senza stabile organizzazione in Italia, che ha venduto terreni edificabili. L'Agenzia delle Entrate ha tassato la plusvalenza patrimoniale derivante dalla vendita come reddito d'impresa. La società ha contestato sia la qualificazione del reddito sia la competenza dell'ufficio fiscale. La Cassazione ha stabilito che la tassazione plusvalenze società non residente è legittima, poiché anche senza stabile organizzazione, gli atti commerciali compiuti in Italia generano reddito d'impresa. Ha inoltre confermato la competenza dell'Ufficio di Padova, basandosi sull'implicita elezione di domicilio fiscale della società tramite precedenti pagamenti d'imposta.
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Cessione quote e responsabilità tributaria dell’amministratore
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un ex socio e rappresentante legale per recuperare imposte societarie derivanti dalla vendita non dichiarata di un immobile. L'ex socio eccepiva la propria assenza di legittimazione, avendo ceduto quote e carica prima della cancellazione della società. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto la tesi del contribuente. La Suprema Corte ha ribaltato la pronuncia, stabilendo che la responsabilità tributaria dell'amministratore persiste se l'atto impositivo contesta condotte personali illecite e dissipative commesse prima dell'uscita dall'azienda.
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Presunzione di distribuzione utili: quando il socio paga le tasse
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società con soli due soci il mancato inserimento in dichiarazione delle rate di una plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile. L'ufficio ha poi attribuito al socio maggioritario il relativo reddito, applicando la presunzione di distribuzione utili extracontabili. Il socio si è opposto, sostenendo che l'omissione riguardava una quota di plusvalenza già registrata in bilancio e non ricavi occultati in nero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la presunzione fiscale scatta per qualsiasi elemento positivo di reddito non dichiarato. Senza la prova che le somme siano state reinvestite o che il socio fosse in scontro aperto con la gestione sociale, i maggiori redditi si considerano incassati dai soci in proporzione alle proprie quote. L'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa.
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Ammortamento Terreni Negato: Azienda Perde Causa sulla Plusvalenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ammortamento terreni non è fiscalmente ammesso, neanche se questi sono pertinenziali a un fabbricato strumentale come un albergo. Una società aveva permutato un terreno, sostenendo che la plusvalenza tassabile fosse solo il conguaglio in denaro, in quanto bene ammortizzabile. Il Fisco ha invece applicato le regole ordinarie, tassando l'intero valore. La Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, confermando che i terreni hanno un'utilità illimitata nel tempo e non possono essere ammortizzati. Di conseguenza, il regime fiscale di favore previsto per la permuta di beni ammortizzabili non era applicabile.
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Opzione fiscale per comportamento concludente: il Fisco vince
Una società ha impugnato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo a maggiori imposte IRES e IRAP. La controversia riguardava la tassazione di plusvalenze immobiliari e la deducibilità dei costi di intermediazione. La società riteneva di aver esercitato un'opzione fiscale per comportamento concludente per beneficiare di un'imposta sostitutiva agevolata, compensando le plusvalenze con il disavanzo di una fusione inversa. Inoltre, chiedeva la deduzione integrale dei costi di un mediatore basata sull'intero progetto immobiliare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che le azioni della società risultavano contraddittorie e inidonee a configurare una valida scelta agevolata. Inoltre, la Corte ha confermato che i costi di intermediazione sono deducibili solo in proporzione alla singola vendita effettivamente conclusa dal professionista, nel rigoroso rispetto del principio di inerenza qualitativa dei costi aziendali.
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