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Plurioffensivo

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si riferisce a un reato che lede contemporaneamente più beni giuridici (interessi protetti dalla legge), come nel caso dell'estorsione che lede sia il patrimonio che la libertà personale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata rapina: nessuna attenuante se c’è violenza
Un uomo è stato condannato per il reato di tentata rapina in seguito a un'aggressione ai danni di una persona. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti e richiedere una riqualificazione del reato, oltre alla concessione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della vittima, trovando riscontro nelle escoriazioni verificate subito dopo dai carabinieri intervenuti. La Cassazione ha inoltre escluso la lieve entità del danno, evidenziando la gravità della violenza fisica e la natura plurioffensiva del reato, che tutela sia il patrimonio sia l'incolumità personale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione aggravata: Ricorso inammissibile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore, confermando la sua condanna per plurime fattispecie di **estorsione aggravata**. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza lamentando la mancata applicazione dell'attenuante del danno patrimoniale di minima entità. La Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, ribadendo che l'estorsione è un reato plurioffensivo che comporta un danno patrimoniale complesso. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: applicazione e limiti
Due individui sono stati condannati per rapina aggravata a tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno. Uno dei condannati ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento di specifiche circostanze, tra cui l'attenuante del danno di speciale tenuità e il risarcimento del danno. L'altro ha contestato l'eccessività della pena stabilita in appello tramite concordato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Corte ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità nella rapina richiede di valutare non solo il valore del bene rubato, ma anche la violenza o minaccia inflitta alla persona. Inoltre, il risarcimento deve essere spontaneo ed effettivo, non legato a un'azione giudiziaria per la restituzione. Chi concorda la pena in appello non può poi contestarne la severità in Cassazione.
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Rapina aggravata anche se il tester rubato ha scarso valore
Un uomo si è impossessato di un tester di profumo all'interno di una farmacia ed ha estratto un coltello per garantirsi la fuga e il possesso dell'oggetto. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per il reato di rapina aggravata. La difesa dell'indagato ha impugnato il provvedimento sostenendo che un tester da esposizione non possiede un reale valore economico e non può integrare il delitto di rapina. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che anche un bene dal valore economico modestissimo integra la rapina aggravata, poiché la sottrazione priva l'esercente di un bene aziendale utile e lede la sua libertà personale attraverso la minaccia armata.
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Rapina aggravata: il valore esiguo del bottino non riduce la pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di rapina aggravata. Ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere una riduzione di pena, contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nella rapina aggravata non rileva soltanto il basso valore economico del bene sottratto. La violenza e la minaccia ledono la libertà e l'integrità della persona, rendendo il fatto grave indipendentemente dal bottino. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche risulta corretto perché motivato dai precedenti penali e dalla gravità della condotta. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione in famiglia: somme modeste ma condanna confermata
Un uomo ha impugnato la condanna per i reati di estorsione in famiglia e maltrattamenti ai danni della madre e del fratello. L'imputato pretendeva denaro con minacce e violenze fisiche per acquistare sostanze stupefacenti. La Difesa ha richiesto la riqualificazione dei fatti in violenza privata e il riconoscimento dell'attenuante del danno di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'estorsione in famiglia integra un reato plurioffensivo, teso a tutelare sia il patrimonio che la libertà morale delle vittime. Pertanto, la modesta entità delle somme estorte non attenua la gravità del fatto se accompagnata da violenze e continui soprusi. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: negato lo sconto per 400€
Il Gestore di un'agenzia di pratiche automobilistiche è stato condannato per peculato dopo essersi appropriato di 400 euro versati da un cliente per il passaggio di proprietà di un'auto. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene la valutazione di questa attenuante debba considerare solo il valore economico del danno e non la gravità complessiva del fatto, la somma di 400 euro non può essere considerata di valore irrisorio. Di conseguenza, l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità è stata legittimamente negata, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Reato di peculato: la restituzione non cancella la condanna
Il gestore di una ricevitoria, incaricato della vendita di valori bollati, si è appropriato di oltre 17.000 euro omettendo di versare all'Erario le somme riscosse. Per nascondere l'appropriazione, ha presentato falsi modelli F24 con timbri postali contraffatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del gestore, confermando la condanna per il reato di peculato. I giudici hanno chiarito che il reato di peculato si perfeziona nel momento stesso dell'appropriazione del denaro. Di conseguenza, la successiva restituzione della somma non cancella l'illecito. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'attenuante della particolare tenuità a causa della gravità della condotta, caratterizzata da ripetuti raggiri ai danni dell'amministrazione finanziaria.
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Rapina: negata l’attenuante del danno di speciale tenuità
L'Imputato, condannato per rapina consumata, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, evidenziando che la somma sottratta ammontava a soli 305 euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina è un reato plurioffensivo, poiché lede sia il patrimonio sia la libertà e l'integrità fisica della vittima. Di conseguenza, per applicare l'attenuante del danno di speciale tenuità, non basta la modesta entità del valore economico sottratto, ma occorre valutare complessivamente gli effetti lesivi della violenza o della minaccia esercitata sulla persona. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: la rapina non si valuta solo in euro
Un uomo, condannato per rapina aggravata per aver sottratto trecentodieci euro con violenza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel reato di rapina, non basta il modesto valore economico del bene sottratto per ottenere l'attenuante del danno di speciale tenuità. Essendo la rapina un reato plurioffensivo, che lede sia il patrimonio sia la libertà e l'integrità fisica e morale della vittima, è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli effetti dannosi causati dall'azione violenta o minacciosa. Di conseguenza, la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: cellulare di poco valore ma pena da ricalcolare
L'Imputato ha sottratto un telefono cellulare alla Vittima e, inseguito da quest'ultima, l'ha colpita con ripetuti pugni per assicurarsi la fuga. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di rapina impropria. La Corte di Cassazione ha confermato la qualificazione del reato come rapina impropria consumata, escludendo il tentativo, poiché la violenza successiva alla sottrazione consuma il reato. Ha inoltre confermato il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità, data la violenza fisica esercitata. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente all'applicazione della recidiva reiterata, poiché i giudici di merito non hanno motivato il nesso tra il nuovo reato e i precedenti, ordinando un nuovo giudizio sul punto per rideterminare la pena.
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Sequestro di persona a scopo di estorsione: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione anche quando il profitto ingiusto richiesto per la liberazione deriva da precedenti rapporti illeciti, come il traffico di stupefacenti. Il caso riguardava il prelievo forzato di un uomo, percosso e privato del cellulare, per ottenere il pagamento di una partita di droga. Mentre per due imputati la condanna è stata confermata, per un terzo la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla tentata estorsione, a causa di una motivazione carente sul suo specifico contributo causale.
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Attenuante danno patrimoniale: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava il mancato riconoscimento dell'**attenuante danno patrimoniale** di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che, in presenza di un reato plurioffensivo, la valutazione non può limitarsi al valore economico del bene, ma deve considerare la gravità dell'intimidazione e l'offesa complessiva. La sentenza conferma che la motivazione del giudice di merito era corretta e priva di vizi logici, portando alla condanna del ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Peculato: quando l’uso del telepass è reato
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per peculato inflitta a un alto funzionario pubblico che utilizzava dispositivi di telepedaggio di servizio su veicoli privati. Il nodo centrale della vicenda riguarda la natura del possesso dei dispositivi: per configurare il peculato, è necessario che la disponibilità del bene derivi direttamente dalle funzioni d'ufficio e non da una mera occasione o da un abuso di relazioni. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito deve accertare con precisione se il funzionario avesse un potere dispositivo qualificato sui beni o se la condotta debba essere riqualificata in reati meno gravi, come l'appropriazione indebita o il furto.
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Reato di rapina e attenuante della speciale tenuità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per il reato di rapina, confermando che l'attenuante della speciale tenuità del danno non è applicabile se la condotta ha leso l'integrità fisica o la libertà della vittima, a prescindere dal valore economico del bene sottratto.
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Risarcimento del danno: non basta restituire il maltolto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per rapina aggravata, il quale chiedeva l'attenuante per aver restituito la refurtiva. La Corte ha chiarito che, ai fini dell'attenuante, il risarcimento del danno deve essere integrale, coprendo non solo il pregiudizio patrimoniale ma anche quello morale, specialmente in reati che offendono più beni giuridici come la rapina. La sola restituzione dei beni è stata ritenuta insufficiente.
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Rapina impropria: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8944/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. La Corte ha chiarito che il reato si consuma quando, subito dopo la sottrazione, l'agente usa violenza per garantirsi il possesso della refurtiva, anche se tale possesso è solo momentaneo e non riesce a fuggire. È stata inoltre negata l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché nella valutazione occorre considerare non solo il valore economico, ma anche le lesioni fisiche e morali inflitte alla vittima.
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Attenuante danno speciale: non basta il valore esiguo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando il diniego dell'attenuante danno speciale in un caso di rapina. Nonostante il basso valore della refurtiva (circa 108 euro), la Corte ha stabilito che, data la natura plurioffensiva della rapina, la valutazione del danno deve includere anche la lesione all'integrità fisica della vittima. La presenza di lesioni personali impedisce di considerare il pregiudizio complessivo di 'speciale tenuità'.
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