LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Placca Antitaccheggio

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Dispositivo di sicurezza applicato alla merce che, se non rimosso alla cassa, fa scattare un allarme acustico ai varchi di uscita del negozio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto aggravato: rompere l’antitaccheggio costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per furto aggravato. I ricorrenti contestavano la sussistenza dell'aggravante della violenza sulle cose, consistita nella rimozione forzata della placca antitaccheggio, e l'eccessività della pena inflitta. La Suprema Corte ha stabilito che la contestazione sull'aggravante era generica e ripetitiva, mentre la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato in negozio: la placca antitaccheggio non salva
Una donna è stata condannata per il reato di furto aggravato commesso all'interno di un negozio di abbigliamento. L'imputata aveva sottratto alcuni capi dotati di placca antitaccheggio. La difesa ha sostenuto che la presenza del dispositivo di sicurezza escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché la merce era protetta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la placca antitaccheggio non impedisce il furto ma rileva solo il passaggio al varco, non garantendo un controllo costante a distanza. Di conseguenza, si configura pienamente il furto aggravato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: telecamere e antitaccheggio non salvano il ladro
Una donna è stata condannata per tentato furto aggravato all'interno di un esercizio commerciale. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la presenza di telecamere di videosorveglianza e di placche antitaccheggio sui prodotti escludesse l'aggravante dell'esposizione della merce alla pubblica fede. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di furto aggravato non viene meno con la videosorveglianza, che serve solo a identificare i colpevoli a posteriori e non a impedire il reato in tempo reale. Anche i dispositivi antitaccheggio non escludono l'aggravante, poiché segnalano acusticamente il passaggio ma non garantiscono un controllo costante a distanza. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuante del danno di speciale tenuità: pesa anche il tag rotto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto aggravato in un negozio. L'imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della merce sottratta fosse minimo. I giudici hanno chiarito che, nel calcolo del danno economico complessivo, non si deve considerare solo il valore dei beni rubati, ma anche il costo dei danni collaterali, come la rottura della placca antitaccheggio. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto generico poiché si limitava a richiamare i motivi del precedente appello senza contestare in modo specifico la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto con placca antitaccheggio: perché è reato consumato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto all'interno di un negozio. L'imputato contestava la mancata qualificazione del fatto come semplice tentativo e l'applicazione dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la presenza di una placca antitaccheggio escludesse tale aggravante. I giudici hanno chiarito che il reato è consumato poiché l'autore ha acquisito l'autonoma disponibilità della merce. Inoltre, hanno confermato che il furto con placca antitaccheggio integra l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché il dispositivo rileva solo acusticamente il passaggio al varco ma non garantisce un controllo continuo e a distanza in grado di impedire la sottrazione dei beni.
Continua »
Placca antitaccheggio e furto: c’è esposizione alla pubblica fede
L'Imputata è stata condannata per tentato furto pluriaggravato in un esercizio commerciale. La difesa ha contestato la sussistenza della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la presenza di una placca antitaccheggio e la sorveglianza della proprietaria escludessero tale condizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una sorveglianza solo casuale non equivale a un controllo continuo e che la placca antitaccheggio rileva la merce solo al passaggio ma non ne impedisce la sottrazione a monte. Pertanto, l'esposizione alla pubblica fede rimane configurata anche in presenza di sistemi di sicurezza passivi. L'Imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Esposizione alla pubblica fede: l’allarme non esclude il reato
Due donne sono state sottoposte a misura cautelare per aver rubato merce in un negozio, nascondendola in borsa e superando le casse senza pagare, facendo scattare l'allarme. La difesa ha sostenuto che la presenza delle placche antitaccheggio escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché i beni erano protetti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che i dispositivi antitaccheggio non garantiscono un controllo costante e a distanza sulla merce, ma rilevano solo il passaggio abusivo alle casse. Di conseguenza, l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede è pienamente configurabile. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Elezione di domicilio: il nuovo atto cancella la vecchia casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato condannato per furto aggravato di un giubbotto. La difesa contestava la validità della notifica, sostenendo che l'atto andasse inviato presso la casa materna. La Suprema Corte ha chiarito che l'ultima elezione di domicilio, effettuata dall'indagato al momento della scarcerazione presso lo studio del proprio difensore, prevale su qualsiasi indicazione precedente, anche se non espressamente revocata. Inoltre, i giudici hanno confermato la responsabilità per furto aggravato a causa della rimozione della placca antitaccheggio, rinvenuta danneggiata vicino alla gruccia vuota. Infine, l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale mancanza di querela prevista dalla riforma Cartabia. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto con placca antitaccheggio: non salva dal reato aggravato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di furto in un negozio. L'imputato aveva sottratto merce dotata di placca antitaccheggio, sostenendo che tale dispositivo, insieme alla videosorveglianza, escludesse l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la placca antitaccheggio non costituisce un controllo costante e diretto sulla merce. Essa si limita a segnalare il furto solo dopo che è già avvenuto, al passaggio alle casse. Di conseguenza, la merce sugli scaffali resta esposta alla fiducia del pubblico e il reato commesso è un **furto aggravato da esposizione a pubblica fede**. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
Continua »
Furto aggravato e placche antitaccheggio: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del reato di furto aggravato dall'esposizione alla pubblica fede anche in presenza di sistemi di sicurezza elettronici. Il caso riguardava la sottrazione di merce dotata di placca antitaccheggio all'interno di un esercizio commerciale. Secondo i giudici, tali dispositivi non garantiscono un controllo costante e a distanza tale da escludere l'affidamento del bene alla pubblica fede, limitandosi a una segnalazione acustica al momento del passaggio dai varchi di uscita.
Continua »
Furto aggravato: l’uso della calamita è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di due soggetti che avevano utilizzato una calamita per rimuovere le placche antitaccheggio dalla merce. La difesa sosteneva che l'aggravante del mezzo fraudolento non fosse stata correttamente contestata. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la descrizione della condotta nel capo d'imputazione, inclusa la menzione esplicita dell'uso del magnete, rende la contestazione valida sia in fatto che in diritto, dichiarando i ricorsi inammissibili.
Continua »
Furto aggravato: tag antitaccheggio non esclude reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte ha stabilito che la presenza di una placca antitaccheggio su un prodotto non esclude l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché tale dispositivo permette solo una rilevazione acustica all'uscita e non un controllo a distanza costante sul bene, confermando così la natura aggravata del reato.
Continua »
Furto aggravato: tag antitaccheggio non esclude reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto aggravato. La Corte ha ribadito che la presenza di una placca antitaccheggio sulla merce non esclude l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede, poiché tale dispositivo non garantisce un controllo a distanza costante, ma solo una segnalazione acustica al varco. La decisione conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato.
Continua »
Furto aggravato: placca antitaccheggio non esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato dall'esposizione alla pubblica fede. Secondo la Corte, la presenza di una placca antitaccheggio sulla merce sottratta non è sufficiente a escludere l'aggravante, poiché tale dispositivo non garantisce un controllo a distanza costante, ma si limita a segnalare acusticamente il passaggio della merce al varco delle casse. Il caso di furto aggravato con placca antitaccheggio resta quindi configurato.
Continua »
Furto aggravato: placca antitaccheggio irrilevante
La Corte di Cassazione ha confermato che la sottrazione di merce dotata di placca antitaccheggio da un negozio configura il reato di furto aggravato per esposizione della cosa alla pubblica fede. Secondo la Corte, tale dispositivo non garantisce un controllo a distanza costante, ma solo una rilevazione acustica al varco d'uscita, non eliminando quindi la fiducia riposta nei clienti. Il ricorso dell'imputato è stato pertanto dichiarato inammissibile.
Continua »
Furto aggravato: la placca antitaccheggio non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto aggravato. La difesa sosteneva che la presenza di una placca antitaccheggio sulla merce escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Corte ha ribadito che tale dispositivo, limitandosi a un allarme acustico al varco, non costituisce un sistema di sorveglianza idoneo a impedire la sottrazione, confermando quindi la sussistenza del furto aggravato.
Continua »
Furto aggravato: la videosorveglianza non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La difesa sosteneva che la videosorveglianza e le placche antitaccheggio escludessero l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Corte ha ribadito che tali sistemi non equivalgono a un controllo diretto e continuo, unico presupposto per escludere l'aggravante, confermando così la condanna.
Continua »