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Piano Di Ammortamento

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In ragioneria ed in tecnica bancaria il piano di ammortamento è un programma di estinzione di debito o di abbassamento o estinzione del capitale di credito. Impropriamente, ma solo colloquialmente, la locuzione si usa talvolta anche per la gestione degli ammortamenti dei beni dell'azienda, e consiste nella previsione pluriennale delle quote di ammortamento dei beni dell'azienda per ciascuno dei futuri esercizi (beni strumentali, immobili ed elementi immateriali), che sono previsti sin dalla registrazione contabile dell'acquisto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ammissione al passivo fallimentare tra rigetto e prova del credito
Un istituto bancario richiede l'ammissione al passivo fallimentare per vari crediti derivanti da conto corrente, anticipazioni su fatture e finanziamento. Il Tribunale respinge la domanda per asserita mancanza di data certa dei contratti e per omesso deposito dei singoli giustificativi di spesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca, chiarendo che l'art. 2704 c.c. non pone limiti tassativi alla prova della data anteriore al fallimento, la quale può emergere anche da elementi presuntivi come marche temporali, ingiunzioni o atti di precedente concordato. Inoltre, la produzione degli estratti conto integrali è sufficiente a provare il debito bancario se il curatore non solleva specifiche contestazioni.
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Accollo del mutuo: il rifiuto delle rate non blocca il precetto
Un privato cittadino ha opposto un atto di precetto con cui una banca intimava il pagamento di oltre centodiecimila euro. Il debito derivava dall'accollo del mutuo stipulato in origine da una cooperativa edilizia. La debitrice sosteneva che la banca avesse omesso di inviare un nuovo piano di ammortamento e avesse ingiustificatamente rifiutato versamenti parziali. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e infondato. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di un nuovo prospetto di rimborso non toglie efficacia al titolo esecutivo se la debitrice ha versato le rate per due anni dimostrando di conoscerne i termini. Inoltre, la banca ha il diritto legittimo di rifiutare adempimenti parziali della prestazione.
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Mutuo fondiario come titolo esecutivo: stop ai ricorsi tardivi
Due debitori hanno contestato l'esecuzione immobiliare avviata da un istituto di credito. La banca agiva per recuperare un debito derivante da un finanziamento non rimborsato. I mutuatari sostenevano l'invalidità del mutuo fondiario come titolo esecutivo. Secondo la loro tesi, le somme erano state erogate a tranche tramite bonifico senza specifici atti notarili di quietanza o piani di rimborso certi. I debitori hanno quindi proposto ricorso per revocazione in Cassazione contro una precedente pronuncia a loro sfavore, lamentando una presunta svista dei giudici sui documenti di causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, confermando la legittimità della decisione precedente e condannando i ricorrenti alle spese legali.
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Risoluzione contratto di mutuo: la banca sbaglia, ma le rate restano
Un mutuatario, dopo aver vinto una causa contro la richiesta illegittima di risoluzione contratto di mutuo da parte della banca, pretendeva che le scadenze delle rate venissero posticipate. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro: se la richiesta di risoluzione della banca è infondata, il contratto non si interrompe e il piano di ammortamento originale resta valido. Il mutuatario ha quindi l'obbligo di continuare a pagare le rate secondo le scadenze previste, poiché continua a godere della somma ricevuta in prestito. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso del mutuatario, confermando che i suoi obblighi di pagamento non erano mai stati sospesi.
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Leasing nullo per mancanza del piano di ammortamento: vince l’Azienda
Un'azienda ha contestato un contratto di leasing stipulato con una banca, sostenendo la sua nullità per violazione delle norme sulla trasparenza. La causa principale era la mancanza del piano di ammortamento, che impediva di comprendere la reale suddivisione tra capitale e interessi nelle rate. Dopo le decisioni negative dei primi giudici, la Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che la mancanza del piano di ammortamento è un difetto grave che rende il contratto non trasparente e viola l'articolo 117 del Testo Unico Bancario. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando il caso per un nuovo giudizio che dovrà seguire questo importante principio.
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Ammissione al passivo fallimentare: Contratto batte Piano Ammortamento
Una banca ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'azienda sua debitrice per un mutuo. Il Tribunale ha respinto la domanda perché la banca non aveva depositato il piano di ammortamento, ritenuto essenziale per calcolare il debito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio importante: il piano di ammortamento non è un documento indispensabile per la prova del credito. Se il contratto di mutuo contiene tutti gli elementi per calcolare il dovuto (tasso, durata, importo rate), è esso stesso la prova sufficiente. La mancanza del piano non può giustificare il rigetto totale della domanda di ammissione al passivo fallimentare. La banca ha quindi vinto il ricorso.
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Prescrizione del mutuo: il debito è unico, il Comune paga
Un Comune non pagava alcune rate di un mutuo contratto con un Ente Previdenziale, sostenendo che il diritto a richiederle fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione del mutuo. Il debito derivante da un mutuo è un'obbligazione unica, anche se rimborsata a rate. Di conseguenza, il termine di prescrizione di dieci anni non decorre dalla scadenza di ogni singola rata, ma solo dalla data di scadenza dell'ultima rata prevista dal piano di ammortamento. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto la causa, e il Comune è stato condannato a pagare il debito residuo.
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Contratto di Mutuo senza TAN: quando è valido?
Una società farmaceutica ha contestato la validità di due contratti di mutuo a causa della mancata indicazione del Tasso Annuo Nominale (TAN). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29818/2024, ha stabilito che un contratto di mutuo senza TAN è comunque valido se il tasso di interesse è oggettivamente determinabile. In questo caso, l'allegazione del piano di ammortamento, che specificava l'esatto ammontare degli interessi per ogni singola rata, è stata ritenuta sufficiente a soddisfare i requisiti di trasparenza e determinatezza dell'oggetto del contratto, respingendo così il ricorso della società.
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Onere probatorio fallimento: il piano di ammortamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice che si era vista rigettare l'opposizione all'ammissione parziale del proprio credito nel passivo di un fallimento. La decisione si fonda sull'inadempimento dell'onere probatorio fallimento da parte della creditrice, la quale non ha prodotto il piano di ammortamento del mutuo, documento ritenuto essenziale dal tribunale per determinare l'esatto ammontare del credito residuo, distinguendo tra capitale e interessi.
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Contratto di mutuo senza TAN: è valido? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16456/2024, ha stabilito che un contratto di mutuo senza l'esplicita indicazione del TAN (Tasso Annuo Nominale) non è necessariamente nullo. Se il tasso di interesse è chiaramente determinabile attraverso altri elementi presenti nel contratto, come il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), l'importo delle singole rate e il piano di ammortamento dettagliato, i requisiti di trasparenza e determinatezza imposti dalla legge sono soddisfatti. La Corte ha respinto il ricorso di un mutuatario che contestava la validità del proprio finanziamento per questa ragione, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto il contratto pienamente valido.
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Piano ammortamento assente: leasing nullo? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14575/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti di leasing. La Corte ha accolto il ricorso di un debitore, affermando che la mancata produzione del piano di ammortamento determina la nullità del contratto per indeterminatezza dell'oggetto. Secondo i giudici, l'assenza di tale documento impedisce di verificare le modalità di calcolo degli interessi e la loro conformità alla legge. È stata invece respinta la tesi secondo cui il foro speciale del consumatore (applicabile al garante) potesse estendersi anche al debitore principale non consumatore.
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Moratoria mutuo interessi: come si calcolano?
Una società ha contestato il calcolo degli interessi da parte della banca durante la sospensione del mutuo prevista dal Decreto Cura Italia. La Corte d'Appello di Torino ha stabilito che è legittimo calcolare gli interessi sull'intero capitale residuo al tasso contrattuale per tutta la durata della moratoria. Questa pratica, secondo i giudici, non costituisce un "nuovo o maggiore onere" vietato dalla legge, ma rappresenta la naturale conseguenza dell'allungamento del piano di rimborso, preservando l'equilibrio originario del contratto. La decisione conferma quindi che la moratoria mutuo interessi comporta un allungamento del piano di ammortamento con il ricalcolo degli interessi sul debito rimanente.
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