La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di concorso in tentato omicidio aggravato da finalità mafiose. La vicenda nasce dal grave ferimento della vittima, colpita da otto colpi di pistola. La vittima, sopravvissuta all'agguato, ha subito indicato il ricorrente come colui che lo aveva attirato in una trappola mortale con il pretesto di organizzare una rapina. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle dichiarazioni della vittima, sostenendo che dovesse essere sentita con le garanzie difensive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo pienamente attendibili le accuse della vittima, riscontrate dalla localizzazione del cellulare dell'indagato e da intercettazioni ambientali. Di conseguenza, la misura restrittiva resta confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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