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Perizia Antropometrica

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'analisi tecnica eseguita da un esperto per confrontare le caratteristiche fisiche di una persona (come altezza, corporatura, tratti del viso) con quelle visibili in immagini o video, al fine di stabilirne l'identità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revisione del processo: quando una nuova perizia non basta
Un condannato all'ergastolo per omicidio e altri reati ha chiesto la "revisione del processo". Ha presentato una nuova perizia che criticava quella antropometrica usata per la sua condanna, sostenendo che fosse viziata da errori metodologici e mancanza di qualifiche dell'esperto. La Corte d'Appello ha dichiarato la richiesta inammissibile. La Cassazione ha confermato, stabilendo che la nuova perizia non costituiva una "prova nuova" idonea alla "revisione del processo". Non introduceva fatti nuovi o metodologie innovative, ma solo una diversa valutazione di elementi già noti, insufficiente per riaprire un caso definitivo.
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Danneggiamento seguito da incendio: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per Danneggiamento seguito da incendio. Il Lavoratore aveva appiccato il fuoco all'auto di due Proprietari. La difesa contestava il mancato riconoscimento tramite perizia antropometrica dalle immagini di sorveglianza. La Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo che il ricorso fosse una richiesta di rivalutazione dei fatti, non un vizio di motivazione. Le prove, inclusi abiti identici trovati a casa del Lavoratore e il riconoscimento da parte delle vittime, erano sufficienti. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Riconoscimento dell’imputato: Cassazione annulla la condanna
Un uomo subisce una condanna per rapina in banca. La Corte d'Appello conferma la responsabilità basandosi sul riconoscimento dell'imputato tramite l'analisi diretta dei filmati di videosorveglianza. Tuttavia, i giudici attribuiscono all'imputato un ruolo diverso da quello contestato nell'accusa originaria, senza disporre una perizia antropometrica o un riconoscimento testimoniale. Inoltre, pur eliminando l'aggravante del travisamento del volto, la Corte d'Appello non riduce la pena complessiva. L'imputato propone ricorso in Cassazione denunciando la motivazione illogica e la violazione del divieto di peggioramento della pena. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla la sentenza, rinviando il processo a un'altra sezione per un nuovo esame.
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Ribaltamento della sentenza in appello: da assolto a condannato
L'Imputato, assolto in primo grado, è stato condannato in secondo grado per concorso in rapina aggravata e porto abusivo di arma. La Corte d'Appello ha disposto il ribaltamento della sentenza in appello attraverso una motivazione rafforzata, fondata su riscontri fotografici, tracciamenti GPS dell'autovettura e una perizia antropometrica. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la violazione del principio del superamento di ogni ragionevole dubbio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le contestazioni difensive richiedevano infatti una nuova valutazione del materiale probatorio, operazione preclusa in sede di legittimità. La Cassazione ha ritenuto coerente e logica la ricostruzione dei giudici d'appello, condannando l'Imputato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina aggravata: confermata la condanna per indizi convergenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di rapina aggravata commesso in diversi episodi. L'indagato contestava la ricostruzione indiziaria, lamentando l'assenza di targhe certe e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche per la scelta del rito abbreviato. I giudici hanno respinto il ricorso. Gli elementi a carico sono risultati solidi e convergenti: il tracciamento dei viaggi dell'auto dell'imputato da Napoli alla Toscana, i riconoscimenti testimoniali, le perizie antropometriche sui video di sorveglianza e il sequestro di indumenti identici a quelli usati dal rapinatore. La Suprema Corte ha escluso le attenuanti generiche per la presenza di precedenti penali specifici, la totale mancanza di risarcimento del danno alle vittime e l'assenza di reale ravvedimento. L'imputato deve scontare la condanna definitiva e pagare le spese processuali.
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Ingiusta detenzione: negato indennizzo su frase ambigua
Un cittadino subisce la misura cautelare in carcere perché sospettato di una rapina presso un distributore di benzina. Il giudice lo assolve successivamente grazie a una perizia antropometrica che esclude la sua corrispondenza con le immagini di videosorveglianza. L'uomo richiede l'indennizzo per ingiusta detenzione, ma i giudici territoriali respingono la domanda. Secondo questi ultimi, l'imputato avrebbe causato la misura con colpa grave a causa di una frase ambigua pronunciata con la moglie e non chiarita durante l'interrogatorio. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'interessato: l'ordinanza impugnata non spiega né il contenuto esatto della frase né il reale nesso causale con l'arresto. La Suprema Corte annulla il provvedimento e dispone un nuovo giudizio.
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Rapina e identificazione: quando la perizia è superflua
L'Imputato è stato condannato per due episodi di rapina aggravata in continuazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata esecuzione di una perizia antropometrica nel reato di rapina per verificare l'identità del colpevole rispetto alle immagini delle telecamere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'identificazione dell'autore era già certa grazie alla perfetta corrispondenza tra i filmati di videosorveglianza e le testimonianze dettagliate delle vittime. Di conseguenza, la richiesta di perizia antropometrica nel reato di rapina è stata correttamente ritenuta superflua dai giudici di merito.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: orecchio lo incastra
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un uomo condannato per rapina. La difesa lamentava il rigetto di un rinvio per legittimo impedimento del difensore e contestava la ricostruzione dei fatti. I giudici hanno stabilito che il primo motivo era generico, non confrontandosi con le incongruenze temporali dell'invio del fax rilevate nei gradi precedenti. Il secondo motivo, volto a ottenere una nuova valutazione delle prove (tra cui tabulati, foto e una perizia sulla forma del lobo dell'orecchio), è stato ritenuto inammissibile poiché la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti se la motivazione della sentenza impugnata è logica e completa. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Perizia antropometrica inutile se le prove sono schiaccianti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per diversi reati. La difesa contestava la mancata ammissione di una perizia antropometrica per identificare il colpevole dai video di sorveglianza. I giudici hanno confermato la solidità delle prove, tra cui il riconoscimento da parte della vittima, la corrispondenza fisica con il soggetto ripreso, l'uso dell'auto dell'imputato e la presenza di un movente. La richiesta di rito abbreviato condizionato all'espletamento della perizia antropometrica era stata correttamente respinta perché ritenuta superflua. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: incastrato dal video senza perizia antropometrica
Il caso riguarda il furto aggravato di un ciclomotore, originariamente contestato come ricettazione. L'Imputato stato condannato dal Tribunale di Rovigo, decisione poi confermata in Appello. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale e lamentando il rigetto della richiesta di una perizia antropometrica sul video delle telecamere di sorveglianza, che lo riprendevano durante il fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la competenza del Tribunale di Rovigo, poich il mezzo stato rubato e ritrovato in quella provincia. Inoltre, hanno ritenuto superfluo l'accertamento peritale, reputando pienamente attendibile il riconoscimento effettuato dalle forze dell'ordine tramite i fotogrammi del video. Di conseguenza, la condanna diventata definitiva.
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Prova indiziaria: condanna per uno e assoluzione per l’altro
Un uomo è stato condannato per la rapina a un portavalori. La sua difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la prova indiziaria posta alla base della condanna, evidenziando che un coimputato era stato assolto nonostante la presenza di impronte digitali comuni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la posizione dei due soggetti era profondamente diversa: per il coimputato vi era solo un'impronta isolata, mentre per il ricorrente concorrevano molteplici elementi concordanti. Oltre alle impronte, infatti, vi erano i dati di aggancio delle celle telefoniche nella zona della rapina e una perizia antropometrica che confermava la perfetta compatibilità fisica con uno dei rapinatori ripresi dalle telecamere. La Suprema Corte ha confermato la condanna e il diniego delle attenuanti generiche.
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Fuoco spento ma condanna per danneggiamento seguito da incendio
Due soggetti sono stati condannati per il reato di tentato danneggiamento seguito da incendio. Gli imputati avevano cosparso di benzina la strada vicino ad alcune auto parcheggiate e avevano appiccato il fuoco. Le fiamme non si erano poi propagate, ma il gesto aveva comunque creato un concreto pericolo. La difesa ha contestato l'identificazione dei colpevoli e l'applicabilità del tentativo a questo reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che versare benzina e dare fuoco integra il reato di danneggiamento seguito da incendio, anche se le fiamme non divampano del tutto, poiché sussiste il pericolo per la pubblica incolumità. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Condanna e poi assoluzione: serve la motivazione rafforzata
Un uomo, accusato di rapina aggravata in banca, viene condannato in primo grado ma assolto in appello. La Corte d'appello basa l'assoluzione su una valutazione parcellizzata degli indizi, tra cui una perizia antropometrica e il particolare modus operandi dei rapinatori (che si fingevano finanzieri). Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, lamentando il travisamento delle prove testimoniali e l'omessa valutazione globale degli indizi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello, per ribaltare una condanna, deve applicare il principio della motivazione rafforzata. La sentenza di assoluzione viene quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio, poiché i giudici di secondo grado avrebbero dovuto valutare l'intero quadro indiziario in modo unitario e non atomistico.
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Valutazione prove video: condannato nonostante il testimone a favore
Un uomo viene condannato per uso indebito di carte di pagamento grazie a prove video schiaccianti. La sua difesa si basa sulla testimonianza di un parente e sulla richiesta di una perizia tecnica per l'identificazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla valutazione prove video: quando i filmati sono inequivocabili, il giudice può considerarli sufficienti per la condanna, ritenendo superflua una perizia e inattendibile una testimonianza contraria. La condanna diventa così definitiva.
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Video sgranato, condanna annullata: la valutazione prova scientifica vince
Un uomo viene condannato per furto sulla base del riconoscimento effettuato da un agente di polizia tramite video di sorveglianza. Tuttavia, una perizia tecnica (antropometrica) aveva stabilito l'impossibilità di identificare chiunque dai filmati a causa della bassa qualità e della mutata conformazione dei luoghi. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. I giudici hanno stabilito che non si può ignorare una prova tecnica a favore di una testimonianza senza una solida giustificazione. La sentenza sottolinea l'importanza di una corretta valutazione della prova scientifica per poter affermare la colpevolezza 'oltre ogni ragionevole dubbio'.
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Rapina aggravata: prova indiziaria e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata a carico di un soggetto identificato attraverso una complessa rete di indizi. Nonostante il ricorso lamentasse vizi di motivazione e disparità di trattamento sanzionatorio rispetto ai coimputati, i giudici di legittimità hanno ritenuto inattaccabile la ricostruzione dei fatti operata nei gradi di merito. La decisione sottolinea l'importanza della valutazione globale degli elementi probatori, quali i rilievi antropometrici da videosorveglianza e l'analisi del traffico telefonico, che nel caso di specie hanno fornito un quadro di colpevolezza solido e privo di vizi logici.
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Ricorso inammissibile per incendio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'incendio di un'autovettura. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza del ricorso, che mirava a una nuova valutazione dei fatti già correttamente esaminati nei gradi precedenti. Il giudizio di colpevolezza era supportato da una pluralità di prove, tra cui filmati, perizie e il rinvenimento di oggetti compromettenti. La declaratoria di ricorso inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso cassazione: la guida completa
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per furto aggravato. La decisione si fonda sul principio che il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata. Questa pronuncia ribadisce i requisiti di specificità dei motivi di impugnazione, sanzionando con l'inammissibilità ricorso cassazione la mera riproposizione di doglianze generiche.
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Difesa tecnica: l’avviso al co-difensore non è dovuto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto ed evasione. La Corte ha stabilito che la mancata comunicazione all'avvocato della partecipazione da remoto di un coimputato non integra una nullità, non ledendo la difesa tecnica dell'assistito. Inoltre, ha ribadito che le censure sulla valutazione delle prove, come la discordanza sui tatuaggi o la richiesta di una perizia, non sono ammissibili in sede di legittimità se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente.
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Ricorso inammissibile: valutazione prove del giudice
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, confermando la condanna di tre imputati. La decisione si basa sulla corretta e completa valutazione delle prove da parte del giudice di merito, che ha considerato non solo una perizia antropometrica ma anche la localizzazione dei cellulari e la disponibilità di un'autovettura, rendendo le doglianze dei ricorrenti infondate. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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