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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Misura di prevenzione: contestare gli errori non evita il rigetto
Un cittadino, sottoposto a sorveglianza speciale per precedenti legami con la criminalità organizzata, ha richiesto la revoca della misura di prevenzione. A seguito del rigetto della richiesta da parte della Corte di Appello, l'interessato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'esistenza di errori nei presupposti di fatto e una motivazione solo apparente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in materia di misura di prevenzione, la Cassazione può rilevare solo la totale assenza o apparenza della motivazione e non semplici imprecisioni marginali. Inoltre, l'attualità della pericolosità sociale è stata legittimamente desunta dalle frequentazioni con pregiudicati e dal ripristino di attività lavorative usate in passato come copertura, senza che sia stato dimostrato un effettivo ravvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva e qualifica di collaboratore
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la sentenza d'appello. I giudici di secondo grado avevano accolto la richiesta del Pubblico Ministero, disponendo l'applicazione della recidiva che il Tribunale aveva inizialmente escluso. L'Imputato sosteneva che il suo status di collaboratore di giustizia e la ridotta gravità dei fatti dovessero impedire l'aumento di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno ribadito che la qualifica di collaboratore non esclude automaticamente la pericolosità sociale. La Corte di Appello ha motivato in modo logico la valutazione negativa sulla personalità del soggetto. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove e i fatti già valutati nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del Reato: Violazione Foglio di Via Estinta per Tempo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Cittadino condannato per aver violato un foglio di via obbligatorio. Il ricorso contestava l'errata valutazione della sua pericolosità sociale, base del provvedimento. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non infondato. Tuttavia, ha dichiarato l'intervenuta **prescrizione del reato**, poiché era trascorso il termine massimo di cinque anni previsto dalla legge. Per questo motivo, la sentenza di condanna precedente è stata annullata senza rinvio, estinguendo il reato e liberando il Cittadino da ogni accusa.
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Recidiva e pericolosità sociale: condanna per poche dosi
L'Imputato è stato condannato per lo spaccio di due dosi di sostanza stupefacente. Il difensore ha ricorso in Cassazione contestando l'aumento di pena applicato dal giudice. Secondo la difesa, il giudizio sulla pericolosità si sarebbe basato illegittimamente su precedenti cessioni dichiarate dall'acquirente ma non contestate nel capo d'imputazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che la valutazione su recidiva e pericolosità sociale rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Tale decisione può fondarsi legittimamente su tutte le prove acquisite nel processo, comprese le testimonianze degli acquirenti sui precedenti acquisti, per verificare la concreta inclinazione a delinquere del reo.
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Ricorso Penale Inammissibile: Recidiva e Pericolosità Sociale
L'Imputato ha presentato un ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva confermato l'applicazione della recidiva, basandosi sulla sua pericolosità sociale e su precedenti condanne per evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I giudici hanno ritenuto che i motivi presentati fossero solo lamentele sui fatti già esaminati e respinti dai giudici precedenti con argomentazioni valide. L'Imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione per Misure di Prevenzione: Inammissibile se mal motivato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il **ricorso in Cassazione per misure di prevenzione** presentato da un individuo sottoposto a sorveglianza speciale. L'uomo contestava la sua pericolosità sociale e la motivazione della misura. La Suprema Corte ha ribadito che in questi procedimenti il ricorso è ammesso solo per violazione di legge o motivazione assente/apparente, non per contestare l'illogicità o la contraddittorietà della motivazione o per una diversa valutazione dei fatti. La Corte d'Appello aveva fornito una motivazione approfondita, evidenziando la "spiccata proclività" dell'individuo a commettere reati gravi e il suo inserimento in contesti di criminalità organizzata. Il ricorso è stato respinto, e l'individuo condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità Sociale: Libertà Vigilata Confermato, Ricorso Inammissibile
Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il reclamo di un condannato, ritenuto socialmente pericoloso a causa di precedenti reati di associazione mafiosa e armi, confermando la libertà vigilata. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della sua attuale pericolosità sociale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione della pericolosità sociale era corretta, basata sulla persistenza di legami con l'organizzazione criminale. Il condannato deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Confisca di Prevenzione: Redditi Minimi e Legami Mafiosi, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Imprenditore contro la confisca di prevenzione delle quote e dei beni della sua azienda. I giudici hanno confermato che l'Imprenditore era considerato socialmente pericoloso e legato a un'associazione mafiosa. La società era stata usata per favorire l'ingresso di un esponente mafioso nel tessuto economico e riciclare proventi illeciti. La Cassazione ha ritenuto la motivazione dei giudici precedenti non apparente, evidenziando la sproporzione tra i modesti redditi dichiarati dal nucleo familiare e l'investimento iniziale per la costituzione della società. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in Prova: Quando la Mancanza di Emenda Blocca il Reinserimento
Un Condannato ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Roma di accedere a misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova al servizio sociale, la detenzione domiciliare o la semilibertà. Il Tribunale ha respinto le richieste, evidenziando una persistente pericolosità sociale e una mancata revisione critica delle condotte devianti, in particolare truffe online. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver intrapreso un percorso di riabilitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la valutazione del Tribunale sulla mancanza di un significativo processo di emenda e sull'elevata pericolosità sociale del Condannato, rigettando così la sua richiesta di affidamento in prova al servizio sociale.
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Confisca di Beni: Patrimonio Illecito vs Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore e una Cointestataria contro la confisca di beni immobili. I giudici di merito avevano stabilito che l'immobile era stato acquistato con proventi illeciti derivanti da attività di traffico di stupefacenti, evidenziando una sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore del bene. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I ricorrenti avevano contestato il merito della decisione, ma non avevano sollevato vizi di legge o motivazione apparente. Pertanto, la Corte ha confermato la confisca, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Espulsione dello straniero e spaccio di cocaina: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la misura di sicurezza della espulsione dello straniero a carico di un cittadino extracomunitario. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo in possesso di 55 grammi di cocaina, suddivisa in ventitré involucri termosaldati pronti allo smercio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità ed escludeva la pericolosità sociale. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva specifica e l'assenza di legami sul territorio giustificano l'allontanamento forzato dallo Stato.
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Confisca di prevenzione: la giurisprudenza non revoca il passato
Un Individuo ha cercato la revoca confisca di prevenzione di alcuni beni, sostenendo che un mutamento nell'interpretazione giuridica (giurisprudenza) dovesse permettere l'annullamento di una confisca definitiva del 1997. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, affermando che un'evoluzione interpretativa non è un "fatto nuovo" rilevante per la revoca. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che una confisca definitiva non può essere revocata solo per un successivo cambio di orientamento giurisprudenziale sulla correlazione temporale tra pericolosità sociale e acquisizione dei beni. La pericolosità dell'Individuo era stata accertata negli anni '70, prima dell'acquisto dei beni.
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Confisca di prevenzione: beni intestati ai familiari bloccati
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della confisca di prevenzione e della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto legato ad associazioni criminali e dei suoi familiari. I giudici hanno respinto i ricorsi dei parenti, considerati intestatari fittizi di beni mobili e immobili. L'analisi economico-patrimoniale ha evidenziato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e gli acquisti effettuati. Le intercettazioni telefoniche hanno inoltre provato la volontà del soggetto principale di nascondere il proprio patrimonio intestandolo ai congiunti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le doglianze, confermando la continuità della pericolosità sociale e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Permesso premio negato: la buona condotta non cancella i legami
Un detenuto condannato per gravi reati associativi ha richiesto la concessione di un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente pericolosità sociale dell'uomo, l'assenza di dissociazione o collaborazione rispetto al clan criminale ancora attivo e la lontananza del fine pena. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la propria regolare condotta carceraria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: per ottenere un permesso premio non basta rispettare il regolamento interno del carcere, ma serve una concreta revisione critica del passato e l'azzeramento della pericolosità. Il detenuto perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Attualità pericolosità sociale: ricorso inammissibile per legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo a cui era stata applicata una misura di prevenzione di sorveglianza speciale per due anni, a causa della sua ritenuta appartenenza a un sodalizio mafioso. L'individuo contestava l'assenza di "attualità della pericolosità sociale", sostenendo che i fatti a lui attribuiti fossero troppo datati. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'attualità della pericolosità sociale deve considerare il contesto complessivo e che i fatti associativi, anche se non recentissimi, possono giustificare la misura se inseriti in un quadro di persistente legame con la criminalità organizzata. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza Speciale: Trasferimento Fraudolento Basta per la Misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della **sorveglianza speciale** per i fratelli. I ricorrenti avevano contestato la misura di prevenzione, sostenendo l'assenza di attuale pericolosità e l'irrilevanza di un procedimento per trasferimento fraudolento di valori. La Corte ha stabilito che il reato di trasferimento fraudolento è sufficiente per la pericolosità, indipendentemente da legami mafiosi. Ha anche chiarito che una precedente decisione di rigetto non impedisce una nuova valutazione della pericolosità. I ricorsi sono stati respinti, confermando la misura.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: Quando la Forma Prevale sul Merito
Un condannato ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale, una misura alternativa al carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, ritenendo persistente la sua pericolosità sociale. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando violazioni di legge e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, poiché i motivi presentati non criticavano in modo specifico le argomentazioni della decisione impugnata. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una multa di tremila euro.
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Confisca beni illeciti: Cassazione annulla per vizi di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il decreto della Corte d'Appello che aveva confermato la confisca beni illeciti a carico di alcuni soggetti, inclusi i fratelli Bonaffini e terzi interessati. La Suprema Corte ha rilevato carenze motivazionali riguardo la pericolosità sociale qualificata e generica, specialmente per l'evasione fiscale, e l'errata valutazione della sproporzione patrimoniale. Ha inoltre accolto i ricorsi di terzi interessati, come la moglie di uno degli imputati, per omessa valutazione delle loro risorse lecite. Il caso tornerà alla Corte d'Appello di Messina per un nuovo giudizio.
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Efficacia misure di prevenzione: Cassazione sul controllo pericolosità
Il Tribunale di Perugia ha respinto la richiesta di riesame di un soggetto (Il Ricorrente) a cui erano stati applicati gli arresti domiciliari per la violazione di una misura di prevenzione. Il Ricorrente sosteneva che la misura avesse perso la sua **efficacia misure di prevenzione** a causa di una sospensione dell'esecuzione per oltre due anni dovuta a detenzione, senza una successiva rivalutazione della pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il reato di violazione non è configurabile se la misura è stata sospesa per lunga detenzione senza rivalutazione. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che la difesa non avesse dimostrato un periodo continuativo di detenzione sufficiente (almeno due anni) per rendere necessaria tale rivalutazione d'ufficio.
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Misura cautelare ignorata e applicazione della recidiva
Un'imputata è stata arrestata per spaccio di sostanze stupefacenti mentre si trovava già sottoposta a una misura cautelare per reati analoghi. L'imputata ha impugnato la decisione del giudice di merito di applicare un aumento di pena, sostenendo che l'applicazione della recidiva si basasse illegittimamente su procedimenti penali non ancora definiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice può valutare la maggiore pericolosità sociale del reo analizzando la condotta concreta. Nel caso specifico, la commissione di un nuovo reato durante l'esecuzione di una misura cautelare dimostra una marcata inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso ed è condannata a pagare le spese processuali e un versamento alla Cassa delle Ammende.
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