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Pericolosità Sociale — Anno 2023

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422 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Confisca antimafia: quando scatta il sequestro dei beni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca antimafia applicata a beni immobili formalmente intestati alla convivente di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si basa sulla accertata sproporzione tra il valore degli immobili, caratterizzati da finiture di lusso, e i redditi del nucleo familiare, risultati quasi inesistenti per oltre un decennio. La difesa non è riuscita a dimostrare la provenienza lecita delle somme utilizzate per gli acquisti, fallendo nel documentare presunte donazioni o regalie da parte di parenti con atti aventi data certa.
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Regime 41-bis: conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il provvedimento che confermava l'applicazione del Regime 41-bis. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione sull'attualità della sua pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che le doglianze erano meramente ripetitive di quanto già esaminato dal Tribunale di Sorveglianza, il quale aveva correttamente evidenziato lo spessore criminale del soggetto, il suo ruolo di uomo d'onore e i legami fiduciari con i vertici del clan, rendendo legittimo il mantenimento del carcere duro.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle misure di prevenzione personali e patrimoniali applicate a soggetti legati alla criminalità organizzata. Il fulcro della decisione riguarda la pericolosità sociale, che può essere considerata attuale anche se il soggetto è detenuto, poiché lo stato di carcerazione non esclude la persistenza di legami criminali. Parallelamente, è stata confermata la confisca dei beni immobili e aziendali a causa della manifesta sproporzione tra il valore degli asset e i redditi leciti dichiarati dal nucleo familiare, respingendo le richieste di nuove perizie contabili in sede di legittimità.
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Pericolosità sociale e sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per la violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, rigettando la tesi difensiva secondo cui la **pericolosità sociale** dovesse essere rivalutata d'ufficio dopo un periodo di custodia cautelare. La Suprema Corte ha stabilito che, ai sensi del Codice Antimafia, solo l'espiazione di una pena detentiva superiore a due anni impone una nuova verifica dell'attualità della pericolosità, mentre la custodia cautelare non interrompe la presunzione di pericolosità né sospende i termini della misura di prevenzione in modo tale da richiederne una rivalutazione automatica.
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Misure alternative alla detenzione: quando sono negate
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle misure alternative alla detenzione per un soggetto condannato per rapina aggravata e lesioni personali. Il Tribunale di Sorveglianza aveva rigettato le istanze di affidamento in prova e detenzione domiciliare a causa di un profilo psicologico chiuso, dell'assenza di revisione critica del reato e del concreto pericolo di fuga, aggravato da un provvedimento di espulsione pendente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della personalità del condannato spetta ai giudici di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Pericolosità sociale e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale, stabilendo che la pericolosità sociale non deve essere rivalutata automaticamente dopo un periodo di custodia cautelare. A differenza dell'espiazione di una pena detentiva superiore a due anni, la custodia cautelare non sospende la presunzione di attualità della pericolosità sociale ai fini delle misure di prevenzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano manifestamente infondati e volti a ottenere una rivalutazione del merito preclusa in sede di legittimità.
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Recidiva e pericolosità sociale: la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di sostituzione di persona in concorso. Il punto centrale della controversia riguarda l'applicazione della recidiva, contestata dalla difesa ma confermata dai giudici di legittimità. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale del reo, desunta dal numero e dalla gravità dei precedenti penali, è stata correttamente motivata nel giudizio di merito. Il ricorso è stato ritenuto generico e basato su questioni di fatto non riproponibili in sede di legittimità, portando alla condanna della ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Pericolosità sociale e libertà vigilata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di tre anni a carico di un soggetto condannato per reati associativi. Il ricorrente contestava l'attualità della sua pericolosità sociale, denunciando vizi di motivazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, evidenziando come i giudici di merito avessero correttamente valutato la persistenza dei legami con il clan criminale di appartenenza e l'autorità ancora esercitata dal condannato, elementi che giustificano pienamente la misura preventiva.
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Pericolosità sociale e proroga misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa dei suoi legami con la criminalità organizzata. Nonostante alcuni elementi positivi emersi durante l'osservazione in carcere, come la dedizione al lavoro e l'assenza di condotte prevaricatrici, la pericolosità sociale è stata considerata persistente. La decisione si fonda sulla mancata presa di distanza dal sodalizio mafioso e sulla permanenza di una rete parentale attiva nel crimine. La Corte ha ribadito che la valutazione della pericolosità deve essere globale e basata su elementi concreti, escludendo ogni automatismo derivante dalla sola condanna passata.
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Sorveglianza speciale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un uomo accusato di aver violato gli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale per non aver esibito la carta di permanenza. Il nucleo della decisione risiede nel fatto che la misura era stata riattivata dopo sette anni di detenzione senza una necessaria rivalutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale verifica sull'attualità del rischio, la sorveglianza speciale perde validità giuridica, rendendo insussistente qualsiasi reato legato alla violazione delle sue prescrizioni.
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Pericolosità sociale: limiti alla confisca beni.
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della pericolosità sociale in relazione alla confisca di prevenzione. Il caso riguarda un soggetto a cui erano stati confiscati immobili in Merone e Inverigo. Mentre per i primi la confisca è stata confermata data la vicinanza temporale con reati accertati fino al 2011, per l'immobile di Inverigo (acquistato nel 2015) la Corte ha annullato il provvedimento. La decisione sottolinea che la pericolosità non può essere presunta sulla base di sole indagini pendenti dopo il 2011 senza un'autonoma valutazione del giudice, mancando così la necessaria correlazione temporale tra condotta illecita e acquisto del bene.
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Confisca di prevenzione: la conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca di prevenzione e della sorveglianza speciale applicate a un soggetto ritenuto appartenente a un clan mafioso. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale dell'individuo, non interrotta dai periodi di detenzione, e sulla manifesta sproporzione tra i beni immobili e le attività commerciali intestate a un familiare rispetto ai redditi dichiarati. La difesa non è riuscita a dimostrare la provenienza lecita dei capitali, rendendo i ricorsi inammissibili.
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Foglio di via obbligatorio: guida al rito abbreviato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino condannato per aver violato il foglio di via obbligatorio, rientrando in un comune vietato. Mentre la validità del provvedimento amministrativo e la prova della violazione sono state confermate, la Corte ha accolto il ricorso relativo al calcolo della pena. Trattandosi di una contravvenzione, lo sconto per il rito abbreviato deve essere della metà e non di un terzo. La sentenza è stata annullata senza rinvio limitatamente alla pena, rideterminata in un mese di arresto.
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Revoca detenzione domiciliare: salute vs sicurezza
La Corte di Cassazione conferma la revoca della detenzione domiciliare a un soggetto che, nonostante il beneficio concesso per motivi di salute, ha commesso nuovi reati. La decisione si fonda sulla sua accertata pericolosità sociale, ritenuta prevalente sul diritto alla salute, considerato comunque compatibile con il regime carcerario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la correttezza del bilanciamento operato dal Tribunale di Sorveglianza tra le esigenze di cura e la sicurezza della collettività.
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Pericolosità sociale: il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro un'ordinanza che ne confermava la pericolosità sociale. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché la decisione del giudice di sorveglianza si basava correttamente su condotte recenti tenute in carcere e non, come sostenuto dal ricorrente, su reati passati. È stata inoltre respinta la presunta contraddizione relativa a un percorso terapeutico esterno.
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Affidamento in prova: no con pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si fonda sulla valutazione della pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti penali e condanne successive, che lo rendono non idoneo a beneficiare di una misura alternativa caratterizzata da ampia autonomia.
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Affidamento in prova: valutazione della pericolosità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego di affidamento in prova. La decisione si fonda sulla valutazione della persistente pericolosità sociale del condannato, desunta da plurime denunce, frequentazioni di soggetti pericolosi e mancata collaborazione con i servizi sociali, ritenendo questi elementi sufficienti a formulare una prognosi negativa sulla rieducazione e sul rischio di recidiva.
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Pericolosità sociale: attualità e vecchi reati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47664/2023, ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale di un individuo può fondarsi su reati risalenti nel tempo, a condizione che l'attualità di tale rischio sia dimostrata da condotte più recenti. Nel caso specifico, un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per reati contro la sicurezza pubblica ha visto confermata la misura, poiché recenti accuse per delitti contro il patrimonio, seppur di natura diversa e commessi nell'ambito della sua attività imprenditoriale, sono state ritenute sufficienti a dimostrare un pericolo attuale e con una diffusività esterna.
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Pericolosità sociale: basta un lavoro per cancellarla?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un individuo con un lungo passato di reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che la recente assunzione di un'attività lavorativa e il rispetto delle prescrizioni, pur essendo elementi positivi, non eliminano la pericolosità sociale attuale, ma la attenuano soltanto, giustificando una riduzione della durata della misura ma non la sua revoca.
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Pericolosità sociale: confisca e appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale, e dei suoi familiari contro un decreto di confisca di un immobile. La decisione si fonda sulla conclamata pericolosità sociale dell'individuo, derivante da una lunga carriera criminale, e sulla netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore del bene acquistato. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può riesaminare il merito dei fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, che nel caso di specie era stata rispettata dai giudici di merito. In seguito, un'ordinanza di correzione ha precisato che la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria si applica solo al ricorrente principale e non ai suoi familiari.
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