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Pericolo Presunto

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Modello di reato in cui la legge punisce la condotta ritenendola rischiosa in via generale, senza richiedere la prova di un danno effettivo sul campo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Carcere e proteste: l’illecito disciplinare penitenziario
Un detenuto in regime speciale riceveva una sanzione dall'amministrazione carceraria per aver partecipato a una protesta notturna, battendo ripetutamente oggetti contro i blindi della cella per circa mezz'ora insieme ad altri reclusi. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza annullavano la sanzione, sostenendo che la protesta non avesse causato danni concreti o pericoli gravi. Il Ministero della Giustizia proponeva ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ministeriale, affermando che la battitura insistita dei blindi integra pienamente un illecito disciplinare penitenziario sotto il profilo dei comportamenti molesti. La norma tutela la quiete della comunità carceraria e non richiede eventi dannosi ulteriori per punire il disturbo della convivenza.
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Guida in stato di ebbrezza: notte e alcol negano la tenuità
Un automobilista viene fermato di notte con un tasso alcolemico pari a 1,49 g/l. La legge sanziona severamente la guida in stato di ebbrezza, ma la difesa chiede l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando che il guidatore era incensurato, la strada era deserta e l'imputato aveva poi svolto un percorso di recupero. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la condanna. I giudici chiariscono che l'elevato livello alcolico, unito all'orario notturno, rende la condotta grave e rischiosa per la sicurezza stradale. Il comportamento successivo e la mancanza di precedenti penali hanno un valore secondario di fronte alla gravità oggettiva del reato. L'imputato deve svolgere i lavori di pubblica utilità e pagare le spese processuali.
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Omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali e dissociazione
Un soggetto precedentemente condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso non comunicava alla Guardia di Finanza le variazioni patrimoniali superiori alla soglia di legge. Il Tribunale lo assolveva ritenendo che il riconoscimento della speciale attenuante della collaborazione elidesse l'aggravante mafiosa e cancellasse i doveri di controllo. La Procura impugnava la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso statuendo che la collaborazione processuale riduce la pena ma non cancella la struttura del reato originario, con la conseguenza che l'omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali resta penalmente punibile anche per il dissociato.
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Disturbo della quiete pubblica: condanna per i rumori notturni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di due coniugi per il reato di disturbo della quiete pubblica. I due residenti disturbavano costantemente il vicinato con rumori notturni, tra cui lo spostamento di mobili, colpi di scopa e tapparelle sbattute. La difesa sosteneva che solo una vicina si fosse lamentata formalmente. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che il reato in questione è un illecito di pericolo presunto. Per la sua configurazione non serve dimostrare il disturbo effettivo di più persone, ma basta l'idoneità della condotta a disturbare un numero indeterminato di soggetti. Di conseguenza, la richiesta di particolare tenuità del fatto è stata rigettata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Saluto romano: commemorare i defunti non è reato per la Cassazione
Durante una commemorazione per i caduti della Repubblica Sociale Italiana in un cimitero di Milano, alcuni partecipanti compivano il saluto romano e la chiamata del presente. Accusati inizialmente di violazione della Legge Mancino, venivano assolti in primo grado. La Corte d'Appello ribaltava la decisione condannandoli. La Corte di Cassazione ha infine annullato senza rinvio la condanna. I giudici hanno chiarito che il saluto romano in un contesto puramente commemorativo non viola la Legge Mancino, la quale punisce solo l'uso di simboli legati a gruppi discriminatori attualmente attivi. La condotta rientra invece nella Legge Scelba, che richiede però un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista, escluso nel caso di specie. Di conseguenza, il fatto non sussiste e i manifestanti sono stati definitivamente assolti.
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Rumori molesti: la condanna penale e la querela
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rumori molesti (art. 659 c.p.) nei confronti di un soggetto che disturbava i vicini percuotendo pareti e pavimenti. La difesa invocava l'improcedibilità per mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia. Gli Ermellini hanno però stabilito che la costituzione di parte civile equivale a una valida manifestazione della volontà punitiva. Inoltre, trattandosi di un reato di pericolo presunto, non è necessario dimostrare il disturbo effettivo di ogni singolo abitante, essendo sufficiente l'idoneità della condotta a disturbare un numero indeterminato di persone.
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