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Percosse

42 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto penale si definisce percosse il delitto previsto dall'art. 581 del Codice Penale ai sensi del quale: Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro. Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assoluzione per Percosse: La Cassazione Conferma la Sentenza del Tribunale
Il Tribunale ha assolto una persona dal reato di percosse, riformando la sentenza di primo grado. La Parte Civile ha presentato ricorso, contestando la valutazione delle prove e l'applicazione della legge. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'assoluzione per percosse. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sulla credibilità delle dichiarazioni e l'assenza di lesioni, non rilevanti per il reato contestato, ma utili per valutare l'attendibilità della Parte Civile. La Parte Civile è stata condannata alle spese.
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Ricorso Penale Inammissibile: Condanna per Percosse Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da una persona condannata per il reato di percosse. La condanna era stata confermata in appello. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché le sentenze d'appello contro quelle del Giudice di Pace possono essere impugnate solo per violazione di legge, non per vizi di motivazione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, a causa dell'inammissibilità ricorso penale.
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Aggressione o Legittima difesa? La Cassazione conferma l’assoluzione
Un individuo è stato accusato di percosse dopo che un'anziana persona, durante una lite, gli ha afferrato il braccio e lo ha minacciato, cadendo in seguito alla sua reazione difensiva. Il Tribunale lo ha assolto riconoscendo la legittima difesa. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che l'anziana fosse solo una paciere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore, confermando l'assoluzione. Ha ribadito che la reazione dell'imputato era giustificata dall'intento aggressivo della persona offesa, riconoscendo pienamente la legittima difesa.
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Appello sentenza Giudice di Pace: tra multa e risarcimento
La vicenda riguarda L'Imputato, condannato dal Giudice di Pace al pagamento di seicento euro di multa e al risarcimento dei danni in favore della Parte Civile per il reato di percosse. L'Imputato ha proposto l'Appello sentenza Giudice di Pace, ma il Tribunale ha inviato gli atti alla Corte di Cassazione ritenendo la decisione non impugnabile in appello. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione contro una condanna a pena pecuniaria è pienamente ammissibile come appello quando comprende anche la responsabilità civile. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso e ha ritrasmesso gli atti al Tribunale per lo svolgimento del giudizio di secondo grado.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Lavoratore è stato condannato per minaccia aggravata e percosse. Ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione della sentenza d'appello. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, poiché il ricorso mirava a una nuova valutazione delle prove, cosa non consentita in Cassazione. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non riesamina i fatti, ma verifica solo la corretta applicazione della legge. Il Lavoratore è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Schiaffo e lite: la Cassazione dichiara l’inammissibilità ricorso penale
Una Donna è stata condannata per aver schiaffeggiato un'altra persona durante una lite legata a questioni lavorative dei rispettivi mariti. Dopo la condanna in primo e secondo grado per il reato di percosse, la Donna ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato una presunta nullità processuale per mancata comunicazione di un'udienza durante il periodo COVID-19 e un travisamento della prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le eccezioni generiche e prive dei requisiti necessari per un esame nel merito. La decisione conferma la condanna precedente e impone alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Rinuncia al ricorso penale: l’assoluzione per percosse diventa definitiva
Un individuo, parte civile in un procedimento per percosse, aveva impugnato l'assoluzione dell'ex convivente. Il Tribunale aveva confermato l'assoluzione. La parte civile ha poi presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha formalmente comunicato la rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di questa rinuncia, che ha comportato la definitiva conferma dell'assoluzione originaria e l'esonero dal pagamento delle spese processuali per il ricorrente.
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Condanna per Percosse e Minaccia: Ricorso Penale Inammissibile
Un Uomo è stato condannato per percosse e minaccia ai danni della Cognata. La condanna è stata confermata sia in primo grado che in appello. L'Uomo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza dell'elemento psicologico del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le contestazioni generiche e non sufficientemente argomentate. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Uomo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Lite per il posto auto e reati di percosse e minaccia: condanna
Un automobilista ha aggredito un pedone che occupava a piedi un posto auto per riservarlo a un familiare, urtandolo al ginocchio con il veicolo, strattonandolo e minacciandolo verbalmente. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore per i reati di percosse e minaccia al pagamento di una multa e al risarcimento dei danni in favore della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'automobilista, confermando la sua responsabilità penale. I Supremi Giudici hanno ribadito che la particolare tenuità del fatto non trova applicazione nei procedimenti penali attribuiti alla competenza del Giudice di Pace. L'imputato perde definitivamente la causa penale e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende, oltre a rifondere integralmente le spese legali sostenute dalla parte civile.
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Reato di lesioni personali: pugno e taglio all’occhio senza scuse
Un uomo colpisce un'altra persona al volto provocandole un taglio evidente all'altezza dell'occhio. Il Giudice di Pace condanna l'aggressore per il reato di lesioni personali. L'imputato presenta ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento della legittima difesa e la riqualificazione della condotta nel reato meno grave di percosse. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici evidenziano che la persona offesa non ha tenuto alcun comportamento aggressivo e che il taglio all'occhio costituisce una vera e propria lesione fisica, escludendo così la tesi delle semplici percosse.
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Inammissibilità dell’appello tra condanna penale e prescrizione
L'Imputato è stato condannato in primo grado per il reato di percosse ai danni della Persona Offesa. Il condannato ha presentato ricorso contestando la ricostruzione dei fatti e richiedendo la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello formulata dal giudice di secondo grado. L'atto di impugnazione conteneva solo contestazioni generiche e non criticava in modo specifico le ragioni della decisione precedente. La Corte ha chiarito che la mancanza di specificità determina l'inammissibilità dell'appello. Questa condizione impedisce al giudice di rilevare perfino l'eventuale prescrizione del reato. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di percosse: condanna definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di percosse e al risarcimento dei danni verso la vittima. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'attendibilità della persona offesa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso è inammissibile perché ripropone genericamente le stesse difese già respinte nei precedenti gradi, senza contestare in modo specifico la sentenza d'appello. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove o proporre una diversa ricostruzione dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'uomo perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso generico in Cassazione: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per violenza privata, lesioni personali e percosse. Gli imputati avevano impugnato la sentenza della Corte di Appello di Messina che, pur riqualificando parzialmente il reato di lesioni in percosse e riducendo la pena, aveva confermato la loro responsabilità penale. La Suprema Corte ha rilevato che l'unico motivo di impugnazione era del tutto indeterminato e privo di elementi specifici a supporto delle censure. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso a causa di un ricorso generico in Cassazione, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di percosse: l’appello in ritardo conferma la condanna
L'Imputato era stato condannato in primo grado per il reato di percosse dopo aver strattonato e spinto la vittima contro un muro. Il Tribunale di secondo grado lo aveva assolto, ritenendo che lo strattonamento non integrasse tale fattispecie. La vittima ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che l'appello dell'imputato contro la prima condanna era stato presentato oltre i termini di legge ed era quindi inammissibile. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di assoluzione, rendendo definitiva la condanna originaria per il reato di percosse.
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Reato di minaccia o percosse: quale reato costa di più?
L'Imputata è stata condannata dal Tribunale di Genova alla pena di 500 euro per i reati di minaccia grave e percosse. La difesa ha proposto ricorso direttamente in Cassazione, sostenendo che il giudice avesse individuato erroneamente il reato di minaccia come il più grave per il calcolo della pena complessiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di minaccia prevede una multa fino a 1.032 euro, mentre il reato di percosse prevede una multa fino a 309 euro. Di conseguenza, il reato di minaccia è oggettivamente il più grave. L'Imputata è stata quindi condannata a pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di percosse: condanna e spese legali restano a carico
Un uomo, condannato per il reato di percosse (originariamente contestato come lesioni personali), ha fatto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la condanna a pagare le spese legali della vittima. L'imputato sosteneva che la riqualificazione del fatto in una fattispecie meno grave dovesse comportare la divisione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condanna alle spese è legittima per via della soccombenza dell'imputato, e che la scelta del giudice di merito di non dividere le spese rientra nel suo potere discrezionale e non può essere contestata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare anche una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per percosse inammissibile: condannato a pagare 3000€
Un uomo, condannato per il reato di percosse, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando l'illogicità della motivazione della sentenza. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. Il principio di diritto stabilito è che, per le sentenze emesse dal Giudice di Pace, il ricorso in Cassazione è permesso solo per 'violazione di legge' e non per vizi di motivazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Concorso tra Rapina e Lesioni: Condannato per entrambi i reati
Un uomo, condannato per rapina, ha sostenuto in Cassazione che le lesioni provocate alla vittima dovessero essere considerate parte integrante della violenza della rapina stessa, e non un reato autonomo. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo il principio del concorso tra rapina e lesioni. La sentenza stabilisce che la rapina 'assorbe' solo la violenza minima, come le percosse, ma se l'aggressore causa lesioni personali certificate, risponde di entrambi i reati. Di conseguenza, la condanna per entrambi i crimini è stata confermata e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Reato di percosse: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati condannati per il reato di percosse. I ricorrenti avevano impugnato la sentenza di merito contestando esclusivamente l'iter logico della motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che, trattandosi di un reato di competenza del Giudice di Pace, non è consentito dedurre vizi di motivazione in sede di legittimità. Oltre al rigetto del ricorso, i soggetti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali aggravate: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali aggravate e percosse a carico di un soggetto che aveva aggredito la vittima in due momenti distinti. La difesa sosteneva l'unicità della condotta, ma i giudici hanno rilevato che lo schiaffo iniziale e la successiva aggressione con un bicchiere costituiscono reati autonomi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità e su motivi generici riguardanti il trattamento sanzionatorio.
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