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Per Saltum

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'con un salto'. Nel linguaggio giuridico, indica un ricorso presentato direttamente alla Corte di Cassazione, saltando il grado di appello, in specifici casi previsti dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pieno senza pagare: Cassazione conferma Esclusione recidiva
Un individuo è stato condannato per truffa e furto aggravato dopo aver rifornito carburante senza pagare in due occasioni. Il Tribunale ha escluso la recidiva, nonostante un precedente penale per un reato simile. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza, contestando l'omessa motivazione sull'esclusione della recidiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che l'esclusione della recidiva facoltativa può essere motivata anche implicitamente, se il giudice ha valutato l'insussistenza della riprovevolezza della condotta e della pericolosità del soggetto. La decisione del Tribunale è stata quindi confermata.
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Errore Materiale in Cassazione: Atti Penali al Giudice Civile?
Un Lavoratore aveva presentato ricorso "per saltum" contro l'assoluzione di una Persona Accusata per diffamazione. La Corte di Cassazione aveva convertito il ricorso in appello, ma per un errore materiale nel dispositivo aveva erroneamente ordinato la trasmissione degli atti al Giudice civile anziché al Tribunale penale competente. La Corte ha accolto l'istanza del Lavoratore per la correzione errore materiale, stabilendo che gli atti dovevano essere inviati al Tribunale di Lecce per il giudizio penale d'appello, rigettando le obiezioni della Persona Accusata.
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Oltraggio e risarcimento: la Cassazione chiarisce l’Estinzione reato
Un Tribunale ha prosciolto un imputato dal reato di oltraggio, ritenendo il reato estinto per risarcimento del danno avvenuto durante il processo. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'estinzione reato per risarcimento, ai sensi dell'articolo 341-bis c.p., deve avvenire prima dell'inizio del giudizio, non durante. Questo principio mira a favorire una soluzione rapida e a evitare che il risarcimento sia una mossa opportunistica. La Cassazione ha annullato la sentenza, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Custodia cautelare: limiti e regole di impugnazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato che contestava il rigetto della revoca della custodia cautelare per decorrenza dei termini massimi. Il ricorrente sosteneva che il calcolo dei due terzi della pena dovesse basarsi sulla condanna effettiva e non sul massimo edittale previsto per il reato. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso per cassazione non è lo strumento idoneo per impugnare un diniego di revoca, disponendo la conversione dell'atto in appello cautelare presso il Tribunale del Riesame.
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Appello cautelare: guida al ricorso corretto
La Corte di Cassazione ha stabilito che contro l'ordinanza del GIP che nega la revoca di una misura cautelare non è ammesso il ricorso diretto in Cassazione, ma deve essere proposto l'appello cautelare. Nel caso in esame, un indagato aveva impugnato un provvedimento di inammissibilità relativo alla revoca del divieto di avvicinamento. La Suprema Corte, rilevando l'errore nella scelta del mezzo di impugnazione, ha disposto la conversione del ricorso in appello cautelare, trasmettendo gli atti al Tribunale competente per il riesame.
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Appello cautelare: quando il ricorso si converte
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato contro un'ordinanza che dichiara inammissibile una richiesta di modifica di una misura cautelare (da carcere a domiciliari) non può essere proposto direttamente in Cassazione. La Corte ha convertito il ricorso in un appello cautelare, trasferendo gli atti al Tribunale competente, in applicazione del principio che vieta l'impugnazione 'per saltum' per questo tipo di provvedimenti.
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Sentenza senza motivazione: l’appello del PM è valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero ha un interesse concreto e legittimo a impugnare una sentenza di assoluzione anche se completamente priva di motivazione. Il caso riguardava una decisione di primo grado depositata da un giudice diverso da quello che l'aveva emessa, e con una motivazione che di fatto non esisteva. La Corte ha annullato l'ordinanza di appello che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, affermando che la totale assenza di motivazione costituisce una nullità che lede il diritto di controllo sulla legalità e giustifica l'impugnazione per rimuovere un provvedimento viziato.
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Contestazione suppletiva e Riforma Cartabia: è valida?
In un caso di furto di energia, la Riforma Cartabia ha introdotto la necessità della querela. Il Tribunale aveva archiviato il caso per la sua assenza, ma la Cassazione ha annullato la decisione. Secondo i giudici, la contestazione suppletiva fatta dal PM per aggiungere un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio è pienamente valida ed efficace, anche se interviene dopo la scadenza del termine per la querela. La Corte ha sottolineato che il potere del PM di modificare l'imputazione non può essere paralizzato dalla maturazione di una causa di improcedibilità procedurale.
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Progressioni per saltum: domanda essenziale per agire
Un gruppo di dipendenti pubblici ha contestato l'esclusione dalle progressioni per saltum. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per impugnare le regole di una selezione è indispensabile aver prima presentato la relativa domanda di partecipazione, altrimenti manca l'interesse ad agire.
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Particolare tenuità del fatto: no al micro-telefono
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un detenuto accusato di uso illecito di un cellulare in carcere. Il Tribunale aveva concesso la non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offesa lieve perché le chiamate erano dirette solo alla moglie. La Cassazione ha ribaltato la decisione, sottolineando che la natura insidiosa del dispositivo (un micro-telefono) e l'elevato numero di chiamate sono elementi che aggravano l'offesa e impediscono l'applicazione dell'art. 131-bis cod. pen.
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