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Per Relationem — Anno 2025

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137 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Per Relationem

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da una donna condannata per uso di atto falso e possesso di strumenti da scasso. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza del primo motivo e sulla natura meramente ripetitiva del secondo, che non muoveva una critica specifica alla sentenza d'appello, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Rinnovazione istruttoria: quando il giudice può negarla
Un individuo, condannato per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata rinnovazione istruttoria in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la rinnovazione dell'istruttoria non è un diritto automatico, ma una facoltà del giudice d'appello da esercitare solo quando le prove esistenti siano incerte e la nuova prova richiesta sia decisiva per il giudizio. Il ricorso è stato inoltre ritenuto generico, poiché non si confrontava criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: la guida
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per un reato edilizio. I motivi, ritenuti generici e non specifici, hanno portato a questa decisione. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso per cassazione ha impedito la declaratoria di prescrizione del reato e ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario presentato contro una propria ordinanza. Il ricorrente lamentava una motivazione 'copia-incolla' e un errore di diritto. La Corte ha chiarito che il ricorso straordinario serve a correggere errori materiali o di fatto, non a rimettere in discussione valutazioni giuridiche. La somiglianza di motivazioni in casi analoghi è considerata fisiologica e non un vizio.
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Aspecificità del ricorso: quando l’appello è nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di sorveglianza. La decisione si fonda sulla aspecificità del ricorso, poiché il ricorrente si era limitato a richiamare una memoria depositata in un precedente grado di giudizio senza esporre chiaramente le critiche alla decisione impugnata. La Corte ha ribadito che non basta menzionare un documento, ma è necessario argomentare in modo specifico il motivo del dissenso, pena l'inammissibilità.
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Misure cautelari: il tempo non basta per la revoca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca delle misure cautelari basandosi sul lungo tempo trascorso e sulla sua buona condotta. La Corte ha ribadito che, per reati gravi con presunzione di pericolosità, il tempo è un elemento neutro e servono fatti nuovi e concreti per giustificare una rivalutazione delle esigenze cautelari.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa. La decisione si fonda su due principi cardine: il divieto per la Suprema Corte di riesaminare i fatti del processo, limitandosi a un giudizio di legittimità, e l'impossibilità di presentare motivi di ricorso non precedentemente dedotti in appello. L'ordinanza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
Un appello è stato dichiarato inammissibile a causa di una difettosa elezione di domicilio appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che una dichiarazione generica è inidonea. La Corte ha applicato i principi delle Sezioni Unite sull'art. 581, co. 1-ter c.p.p., specificando che la norma, seppur abrogata, si applica agli atti depositati prima della sua abrogazione e che un richiamo a una precedente elezione di domicilio deve essere espresso e specifico per essere valido.
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Mancanza di motivazione: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per tentata estorsione a causa di una totale mancanza di motivazione da parte della Corte d'Appello, che aveva omesso di rispondere a specifici motivi di gravame sollevati da due degli imputati. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha l'obbligo di esaminare tutte le censure difensive. Il ricorso di un terzo imputato è stato invece dichiarato inammissibile.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa, sottoposto a custodia cautelare. La Corte ha stabilito che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a contestare vizi di legge o illogicità manifesta della motivazione. In questo caso, i gravi indizi di colpevolezza, basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, sono stati ritenuti sufficienti e logicamente valutati dal Tribunale del Riesame, confermando la misura detentiva.
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Esonero contributivo appalto: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esonero contributivo per nuove assunzioni non si estende all'azienda che subentra in un appalto e assume i lavoratori della precedente impresa. La Corte ha chiarito che il beneficio è legato a specifiche condizioni di legge, non trasferibili automaticamente. La decisione sottolinea come l'agevolazione prevista dalla L. 190/2014 non si applichi in questo contesto di cambio appalto, distinguendola da normative successive più permissive. È stato inoltre confermato che un avviso di addebito è valido anche se motiva il credito 'per relationem', ovvero facendo riferimento ad atti precedenti già noti al debitore.
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Verbale di conciliazione: è vincolante sull’orario?
Una società del settore abbigliamento sanzionava una dipendente che si rifiutava di seguire un nuovo orario di lavoro, diverso da quello stabilito in un precedente verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che la clausola sull'orario contenuta nel verbale di conciliazione era una previsione vincolante, parte di un accordo complessivo tra le parti, e non poteva essere modificata unilateralmente dal datore di lavoro. Le sanzioni sono state quindi ritenute illegittime.
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Costituzione tardiva datore: conseguenze sul processo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11946/2025, ha stabilito che la costituzione tardiva del datore di lavoro nel giudizio di impugnazione del licenziamento comporta la sua decadenza dalla possibilità di provare i fatti posti a fondamento del recesso. Secondo la Corte, il giudice non può sopperire a tale carenza probatoria esercitando i propri poteri istruttori d'ufficio, poiché ciò violerebbe il principio dell'onere della prova che grava interamente sul datore di lavoro. La sentenza di merito, che aveva ritenuto legittimo il licenziamento basandosi su prove prodotte tardivamente, è stata quindi cassata con rinvio.
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Uti Dominus: responsabilità fiscale nella frode
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un imprenditore ritenuto responsabile per una frode fiscale di tipo 'carosello'. La Corte ha stabilito che quando un soggetto agisce come effettivo 'uti dominus', ovvero come reale proprietario e gestore di una società schermo utilizzata per scopi illeciti, le obbligazioni tributarie e le sanzioni vengono trasferite direttamente dalla società a lui. Non è decisivo qualificarlo come amministratore di fatto, ma è fondamentale dimostrare che egli gestiva le risorse della società per i propri interessi, ideando e realizzando la frode.
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Avviso accertamento per relationem: quando è valido?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato 'per relationem' su un verbale della Guardia di Finanza non prodotto in giudizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la legittimità di un avviso di accertamento per relationem. La Corte ha chiarito che spetta al contribuente l'onere di contestare specificamente i fatti e le motivazioni riportate nell'atto, anche se derivanti dal documento esterno. La mancata contestazione specifica rende i fatti pacifici, sanando la mancata produzione del documento richiamato.
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Contratto a termine pubblico impiego: è valido?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un contratto a termine pubblico impiego per un agente di polizia locale. Anche se assunto per potenziare la sicurezza stradale, l'agente è stato adibito a mansioni di polizia ambientale. La Corte ha ritenuto tali compiti rientranti nelle funzioni istituzionali della polizia locale, validando così il contratto. È stata inoltre confermata la legittimità della proroga, la cui scadenza era legata all'esaurimento dei fondi regionali specifici, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Motivazione sentenza appello: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per difetto di motivazione. La CTR si era limitata a riprodurre una norma di legge senza spiegare come si applicasse al caso concreto, riguardante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha ribadito che la motivazione della sentenza di appello deve essere effettiva e non apparente, cassando la decisione con rinvio.
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Patto di prova: basta il rinvio al CCNL?
Un lavoratore è stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. Ha impugnato il licenziamento sostenendo la nullità del patto di prova per indeterminatezza delle mansioni. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la specificazione delle mansioni nel patto di prova può avvenire anche "per relationem", ovvero tramite un rinvio sufficientemente specifico al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e alle normative di settore. In questo caso, il richiamo al livello di inquadramento e alle attività fungibili di Guardia Particolare Giurata è stato ritenuto idoneo a definire l'oggetto della prova, rendendo legittimo il licenziamento.
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Pagamento COSAP: obbligo anche senza previsione espressa
Una società che gestiva un parcheggio pubblico per conto di un Comune si è opposta al pagamento del COSAP, sostenendo che l'obbligo non fosse esplicitato nell'atto di affidamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di pagamento COSAP sussiste. La Corte ha chiarito che l'affidamento non si limitava alla mera gestione del servizio, ma concedeva alla società un'autonoma utilizzazione dell'area a scopo di lucro, sottraendola all'uso pubblico. L'obbligazione, seppur non scritta, poteva essere dedotta *per relationem* dal richiamo ai regolamenti comunali, che la società era tenuta a conoscere.
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Ricorso inammissibile: motivazione non apparente
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per lesioni personali aggravate. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, in quanto la motivazione della Corte d'Appello non era apparente ma forniva un'adeguata risposta alle doglianze difensive. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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