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Pendenza

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il termine pendenza è usato per indicare il grado di ripidità o di inclinazione di una strada o di un tratto di percorso. La pendenza di una strada è indicata dalla segnaletica verticale con cartelli di pericolo che indicano la pendenza con una percentuale. Il termine pendenza è un termine usato anche in geometria analitica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recidiva qualificata: quando la pendenza conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per reati in materia di armi. La difesa contestava l'applicazione della recidiva qualificata, sostenendo che l'uso del termine pendenza nei certificati penali non chiarisse a sufficienza la definitività dei precedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che tale dicitura indica la sussistenza delle condizioni per la recidiva, come confermato dal certificato penale allegato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Regolamento di competenza: pendenza e connessione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per regolamento di competenza presentato da una società coinvolta in una lite per accertamento negativo di responsabilità. Il tribunale di merito aveva inizialmente declinato la propria competenza ipotizzando una connessione con un procedimento cautelare di sequestro pendente presso una sezione specializzata. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la connessione non può operare se il giudizio richiamato non è stato regolarmente riassunto ed è quindi da considerarsi estinto. La decisione ribadisce che il simultaneus processus richiede l'effettiva pendenza di entrambi i procedimenti.
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Condono fiscale: quando la lite è pendente?
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato il riconoscimento di un condono fiscale a favore di una contribuente, sostenendo che la lite non fosse più pendente al momento dell'entrata in vigore della normativa agevolativa. Sebbene il procedimento fosse attivo alla data di riferimento del 1° maggio 2011, la sentenza di primo grado era passata in giudicato il 4 luglio 2011, ovvero due giorni prima dell'efficacia del decreto legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la controversia deve risultare pendente non solo alla data fissata dalla norma, ma anche al momento della sua effettiva entrata in vigore.
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Falso ideologico e Riforma Cartabia: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falso ideologico nei confronti di un soggetto che, in una dichiarazione sostitutiva per una concessione demaniale, aveva negato la pendenza di procedimenti penali a suo carico. La difesa sosteneva la mancanza di dolo, ma i giudici hanno rilevato che la nomina di un difensore e la richiesta di interrogatorio provavano la piena conoscenza delle indagini. Inoltre, la Corte ha chiarito i limiti temporali per richiedere la sostituzione della pena secondo la Riforma Cartabia, stabilendo che se la sentenza di appello è già stata emessa prima dell'entrata in vigore della riforma, la competenza spetta al giudice dell'esecuzione dopo il passaggio in giudicato.
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Contratto d’opera professionale: guida all’appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicabilità temporale delle norme sui compensi legali derivanti da un contratto d'opera professionale. Il caso riguardava l'opposizione a decreti ingiuntivi per onorari professionali notificati prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 150/2011. La Suprema Corte ha stabilito che, poiché la lite era già pendente al momento del cambio normativo, non si applica il divieto di appello previsto dalla nuova legge. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio per permettere l'esame nel merito dei motivi di appello precedentemente dichiarati inammissibili.
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Pene sostitutive: quando richiederle dopo la Cartabia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti che richiedeva l'applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia. La questione centrale riguardava la pendenza del processo: il dispositivo della sentenza d'appello era stato letto prima dell'entrata in vigore della riforma, ma la motivazione era stata depositata successivamente. La Suprema Corte ha stabilito che la fase di appello si conclude con la lettura del dispositivo. Pertanto, se tale lettura avviene prima del 30 dicembre 2022, le pene sostitutive non possono essere richieste al giudice d'appello ma devono essere invocate dinanzi al giudice dell'esecuzione dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
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Pene sostitutive: guida alla competenza del giudice
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicabilità delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia per i procedimenti pendenti. Il caso riguardava un soggetto condannato per furto semplice che invocava l'applicazione del nuovo regime sanzionatorio direttamente in sede di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che se la sentenza d'appello è stata pronunciata prima dell'entrata in vigore della riforma, la competenza a decidere sulla sostituzione della pena spetta al giudice dell'esecuzione e non al giudice della cognizione, definendo chiaramente il concetto di pendenza del giudizio.
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Patrocinio a spese dello Stato: guida ai requisiti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorrente la cui istanza di Patrocinio a spese dello Stato era stata dichiarata inammissibile per la mancata indicazione del numero di procedimento. La Suprema Corte ha stabilito che tale requisito non è necessario se l'istanza è presentata contestualmente alla domanda principale, poiché il processo non risulta ancora pendente. Inoltre, è stato ribadito che per i detenuti la data di presentazione coincide con la consegna dell'atto alla direzione del carcere, indipendentemente dal momento della successiva iscrizione a ruolo da parte della cancelleria.
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Pene sostitutive e Riforma Cartabia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato l'applicabilità delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia in relazione a condanne per contrabbando di tabacchi. Due ricorrenti sono stati dichiarati inammissibili poiché avevano aderito al concordato in appello, rinunciando così alla possibilità di contestare vizi di motivazione o competenza territoriale. Il terzo ricorrente, pur invocando lo ius superveniens per l'applicazione delle pene sostitutive, ha visto il proprio ricorso rigettato. La Corte ha stabilito che, se la sentenza d'appello è stata emessa prima dell'entrata in vigore della riforma, la pendenza del giudizio di legittimità impone che la richiesta di sostituzione della pena venga presentata al giudice dell'esecuzione dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
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Rinvio per trattative in Cassazione: le regole
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio per trattative in una controversia tra l'ente della riscossione e una curatela fallimentare. A seguito di un'istanza congiunta depositata dalle parti, che hanno segnalato la pendenza di negoziazioni per una definizione bonaria della lite, il Collegio ha ritenuto opportuno sospendere il giudizio. La decisione si è concretizzata in un rinvio a nuovo ruolo, finalizzato a permettere il buon esito degli accordi transattivi in corso, evitando così un'inutile prosecuzione del contenzioso giudiziario.
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Remissione di querela: estinzione del reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per minacce aggravate. Durante la pendenza del ricorso di legittimità, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela intervenuta in questa fase determina l'estinzione del reato, prevalendo anche su eventuali profili di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia tempestivo. Non essendo emersi elementi per un proscioglimento nel merito, la sentenza è stata annullata senza rinvio.
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