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Pena Concordata In Appello

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedimento (art. 599-bis c.p.p.) in cui l'imputato e il pubblico ministero si accordano sull'entità della pena da applicare in sede di appello, rinunciando ad altri motivi di impugnazione. Il giudice può accogliere o respingere l'accordo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: l’accordo in appello è definitivo?
L'Imputato ha presentato un ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che aveva applicato una pena concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché i motivi presentati dall'Imputato non erano tra quelli consentiti per impugnare una sentenza di patteggiamento in appello. La decisione ha ribadito che si possono contestare solo vizi sulla formazione della volontà di accordo o sulla difformità della pronuncia, non invece la mancata valutazione di condizioni di proscioglimento. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Pena concordata in appello: accordo valido e ricorso respinto
Tre imputati per reati di droga hanno concordato la sanzione davanti ai giudici di secondo grado. Successivamente, gli stessi hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la motivazione sulla quantificazione della sanzione decisa. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili. La legge impedisce di contestare la pena concordata in appello se la misura concordata rispetta i limiti legali e non presenta vizi di illegalità. I ricorrenti hanno subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
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Pena concordata in appello: l’accordo che blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di quattro imputati che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado, hanno tentato di impugnare la sentenza. La questione centrale riguarda gli effetti della cosiddetta 'pena concordata in appello'. Gli imputati, pur avendo accettato la condanna per tentato riciclaggio, hanno poi contestato la correttezza di tale qualificazione giuridica. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: l'accordo sulla pena implica la rinuncia a sollevare successive contestazioni. L'unica eccezione è l'applicazione di una pena illegale, non la sua congruità o la qualificazione del reato. Di conseguenza, gli imputati hanno perso il ricorso e sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Pena concordata in appello: accetta l’accordo, poi ricorre. Inutile.
Un imputato, condannato in primo grado per furto aggravato di energia elettrica, raggiunge un accordo con la Procura per una riduzione della pena in secondo grado. Nonostante ciò, presenta ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice d'appello non abbia valutato la sua possibile assoluzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito un principio fondamentale: la richiesta di una **pena concordata in appello** implica la rinuncia a contestare la propria colpevolezza. L'accordo, una volta raggiunto e ratificato dal giudice, diventa un 'negozio processuale' vincolante che non può essere messo in discussione unilateralmente. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese.
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Pena concordata: impossibile il ricorso se la ritieni ingiusta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la pena concordata in appello. L'imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla sanzione, ha tentato di impugnarla ritenendola sproporzionata rispetto a quella di altri coimputati. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: il ricorso contro pena concordata è possibile solo se la pena è illegale (cioè non prevista dalla legge per quel reato) o se non corrisponde a quella pattuita. Non è ammesso contestare l'entità della pena una volta che è stata liberamente accettata dalle parti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese processuali.
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Pena concordata in appello: accordo fatto, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna basata su una pena concordata in appello. L'imputato si lamentava che la pena, sebbene accettata, non fosse stata fissata al minimo previsto dalla legge. La Corte ha stabilito un principio chiaro: una volta che le parti si accordano sulla sanzione e il giudice la approva, non è più possibile contestarne l'entità in Cassazione. L'unica eccezione è il caso di una 'pena illegale', cioè una sanzione non prevista dalla legge, circostanza che non si verificava nel caso specifico. L'accordo, quindi, è vincolante e non può essere rimesso in discussione per motivi di semplice convenienza.
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Pena Concordata: Inutile il Ricorso se poi ci si pente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza basata su un accordo sulla pena (concordato in appello). L'imputato, dopo aver accettato la pena, ha tentato di contestarla in Cassazione lamentando la valutazione delle circostanze attenuanti. La Corte ha stabilito un principio chiaro: il ricorso contro pena concordata non è permesso se mira a rimettere in discussione l'accordo liberamente sottoscritto. L'impugnazione è possibile solo in casi eccezionali, come una pena palesemente illegale, condizione non presente nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento di spese e di una sanzione.
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Pena concordata in appello: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza di appello che aveva ridotto la pena su richiesta concorde delle parti. Secondo la Corte, la misura della pena concordata in appello non può essere oggetto di discussione in sede di legittimità, poiché l'accordo presuppone l'accettazione della responsabilità accertata in primo grado. Il ricorso viene rigettato de plano, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: pena concordata non si contesta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro la misura della pena. La decisione si fonda sul principio che una pena liberamente concordata tra le parti in appello, ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., non può essere successivamente messa in discussione davanti alla Suprema Corte, specialmente quando la responsabilità penale è stata accertata in primo grado e non più contestata.
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Bancarotta fraudolenta: la responsabilità del prestanome
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta dell'amministratore di diritto di una società, anche se gestita di fatto da un altro soggetto. La Corte ha ritenuto che il mancato esercizio dei doveri di controllo, unito alla consapevolezza anche solo generica delle attività illecite che hanno causato il dissesto, sia sufficiente per integrare la responsabilità penale.
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Pena concordata in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44233/2024, ha dichiarato inammissibili due ricorsi in materia di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione chiarisce che la pena concordata in appello preclude il ricorso in Cassazione, salvo i casi di pena palesemente illegale. Inoltre, la Corte ha ribadito che la mancata impugnazione di uno specifico motivo in appello impedisce di beneficiare dell'eventuale accoglimento dello stesso motivo sollevato da altri coimputati.
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Pena concordata in appello: no ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47638/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una pena concordata in appello. Secondo la Corte, l'accordo tra le parti sulla sanzione, una volta accolto dal giudice, non può essere impugnato per vizi di motivazione, poiché la rinuncia ai motivi di appello preclude ulteriori censure sull'entità della pena.
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Pena concordata in appello: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato una riduzione di pena in appello, ha tentato di impugnare la misura della sanzione. La decisione ribadisce che la pena concordata in appello è un accordo vincolante che non può essere messo in discussione successivamente, confermando un principio consolidato a tutela dell'efficienza processuale.
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Pena concordata: ricorso inammissibile se si contesta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato una pena concordata in appello, ha tentato di contestare l'aumento di pena per la continuazione dei reati. La decisione ribadisce che l'accordo sulla pena implica l'accettazione di tutti i suoi elementi, precludendo successive impugnazioni su tali punti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso pena concordata: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di pena concordata in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. La Corte ha stabilito che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena, non è più possibile contestare la responsabilità penale in sede di legittimità. Il ricorso pena concordata è ammissibile solo per motivi eccezionali, come l'illegalità della pena applicata.
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Pena concordata in appello: limiti al ricorso
Un imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancata concessione di attenuanti generiche in una sentenza che applicava una pena concordata in appello. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che l'accordo tra le parti sulla pena preclude al giudice la possibilità di valutare d'ufficio questioni rinunciate, come le attenuanti non incluse nell'accordo stesso.
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