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Pegno Irregolare

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma di garanzia in cui vengono dati in pegno beni fungibili, come il denaro. Il creditore acquista la proprietà dei beni e ha l'obbligo di restituire non gli stessi beni, ma un'equivalente quantità della stessa specie (tantundem).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pegno regolare e revocatoria fallimentare: la banca perde
Un istituto di credito ha preteso di trattenere somme derivanti dall'escussione di pegni su strumenti finanziari di una società poi fallita, invocando la compensazione. Il Fallimento ha chiesto la revoca dei versamenti eseguiti nel periodo sospetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia stipulata era un pegno regolare e revocatoria fallimentare pienamente applicabile, in quanto la banca non aveva acquisito la proprietà dei titoli ma solo un incarico di gestione. Senza il passaggio di proprietà dei beni, la banca non poteva applicare la compensazione diretta ed era obbligata a restituire le somme incassate. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'istituto bancario, confermando la sua condanna a restituire alla curatela oltre 360 mila euro oltre alle spese legali.
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Azione revocatoria fallimentare e compensazione bancaria dei saldi
La procedura concorsuale di una grande società insolvente ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la revoca di oltre 10 milioni di euro incamerati tramite pegno e di circa 3,4 milioni per versamenti su conto scoperto. I giudici di merito avevano accolto integralmente la domanda revocatoria della procedura. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione sul pegno, stabilendo che il passaggio di somme tra conti diversi dello stesso cliente costituisce una legittima compensazione bancaria opponibile alla procedura. La Suprema Corte ha escluso l'azione revocatoria fallimentare per la garanzia bancaria e ha disposto un nuovo giudizio per verificare la consapevolezza dell'insolvenza rispetto a ogni singolo versamento sul conto scoperto.
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Pegno irregolare: la banca vince contro la confisca di Stato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Istituto di Credito contro la confisca di alcuni titoli finanziari (obbligazioni e BOT) concessi in garanzia da due società collegate a un soggetto socialmente pericoloso. Il Tribunale aveva qualificato la garanzia come pegno regolare, ritenendo i titoli individuati tramite codice ISIN. La Cassazione ha invece stabilito che i titoli dematerializzati sono beni fungibili non individualmente identificabili. Di conseguenza, l'operazione configura un pegno irregolare ai sensi dell'articolo 1851 del codice civile. Questo comporta il trasferimento della proprietà dei titoli alla banca prima del sequestro, rendendo la confisca inopponibile. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Pegno irregolare: la banca vince contro il fallimento sui titoli
Una banca ha escusso un pegno irregolare su titoli azionari compensando il ricavato con il proprio credito dopo l'apertura di un concordato preventivo da parte di una società poi fallita. Il Fallimento ha contestato l'operazione ritenendola contraria al divieto di azioni esecutive individuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento, confermando che l'operazione rientrava nella figura del pegno irregolare. In questo tipo di garanzia, la banca acquisisce la proprietà dei titoli e, in caso di inadempimento, deve restituire solo l'eccedenza rispetto al credito garantito. Di conseguenza, non si applica il divieto di patto commissorio né il blocco delle azioni esecutive tipico delle procedure concorsuali.
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Pegno irregolare e prova dell’estinzione del debito
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due garanti contro un decreto ingiuntivo bancario. La controversia ruotava attorno all'asserita estinzione del debito tramite l'escussione di un pegno irregolare e l'incasso di fatture anticipate. Tuttavia, i debitori non hanno fornito prova dell'effettivo incasso da parte della banca, reso peraltro impossibile da un sequestro penale che aveva colpito l'intero compendio patrimoniale dei soggetti coinvolti. La Corte ha chiarito che il mancato rilievo d'ufficio dell'estinzione del debito non è configurabile se i fatti non sono stati adeguatamente provati nel corso del giudizio.
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Pegno irregolare: validità e requisiti secondo Cassazione
Una garante contesta la validità di un pegno irregolare su titoli finanziari, escusso da una banca a copertura del debito di una società terza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. I motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per carenza di specificità e per non aver colto la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, ribadendo così la legittimità dell'escussione della garanzia da parte dell'istituto di credito.
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Pegno irregolare e cauzione: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che il deposito cauzionale versato in un contratto di locazione costituisce un pegno irregolare. Di conseguenza, il locatore acquisisce la proprietà della somma e la sua successiva ritenzione a compensazione di canoni non pagati non è un pagamento anomalo revocabile in caso di fallimento del conduttore. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del fallimento, confermando la decisione della Corte d'Appello e consolidando un principio fondamentale in materia di garanzie locatizie.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova richiesta
In un caso di opposizione allo stato passivo, la Corte di Cassazione ha analizzato i presupposti dell'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che, per revocare una garanzia, il curatore deve provare la specifica conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori (scientia damni) da parte della banca, non essendo sufficiente la mera conoscenza dello stato di insolvenza del debitore. Viene così cassata con rinvio la decisione di merito che aveva confuso i due concetti, accogliendo il ricorso della banca su questo punto cruciale.
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Pegno irregolare: quando è revocabile in fallimento?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una banca contro la revoca di pagamenti ricevuti da una società poi fallita. I pagamenti, eseguiti tramite un libretto di deposito in pegno, sono stati ritenuti inefficaci. Il punto centrale era la qualificazione del pegno: la Corte ha confermato che non si trattava di un pegno irregolare, poiché la facoltà della banca di disporre delle somme era condizionata all'inadempimento del debitore. Essendo un pegno regolare e data la provata conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, l'azione revocatoria è stata accolta.
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Pegno irregolare su polizze: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un pegno irregolare su una polizza assicurativa di tipo "unit linked". Una società fallita aveva contestato dei pagamenti effettuati a favore di un istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la polizza, priva di garanzia di restituzione del capitale, è uno strumento finanziario e il pegno su di essa è di natura irregolare, rendendo inapplicabile la normativa fallimentare invocata dal ricorrente.
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Credito prededucibile: come si soddisfa il pegno?
Un istituto di credito si è visto riconoscere un credito prededucibile garantito da pegno. La Cassazione ha stabilito che la banca non può soddisfarsi direttamente sui beni pignorati, ma deve rispettare le regole della procedura liquidatoria, coordinandosi con gli altri creditori. La soddisfazione del credito prededucibile è subordinata alla compatibilità con le esigenze della liquidazione.
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Pegno irregolare: la Cassazione sulla facoltà di disporre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28027/2025, ha stabilito che un pegno su denaro è qualificabile come pegno irregolare solo se il contratto conferisce espressamente al creditore la facoltà di disporre della somma. In assenza di tale facoltà, il pegno resta regolare e l'escussione della garanzia in prossimità della dichiarazione di insolvenza può essere soggetta ad azione di inefficacia. La mera natura fungibile del bene non è sufficiente a determinare l'irregolarità del pegno.
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Restituzione beni sequestrati: l’opposizione al giudice
Un istituto di credito, titolare di un pegno su beni sequestrati in un procedimento di prevenzione, si vedeva negare la restituzione degli stessi. Il Tribunale aveva ordinato la restituzione al formale intestatario del conto, dichiarandosi incompetente a decidere sulla garanzia. La Suprema Corte, intervenendo sulla questione, ha chiarito che il rimedio corretto contro un'ordinanza di restituzione beni sequestrati emessa 'de plano' (senza udienza) non è il ricorso per cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento. Di conseguenza, ha qualificato l'impugnazione come opposizione e ha rinviato gli atti al Tribunale per un nuovo esame.
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Pegno irregolare: la contestazione in primo grado
Una società bancaria sosteneva che un pagamento ricevuto non fosse revocabile in quanto derivante da un pegno irregolare. La società debitrice, in amministrazione straordinaria, ha contestato tale qualificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche una contestazione sintetica ma chiara in primo grado è sufficiente per poter discutere la natura del pegno in appello, respingendo il ricorso della banca e condannandola per lite temeraria.
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Pegno irregolare: quando è revocabile in fallimento?
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un pagamento eseguito in favore di una banca. La Corte chiarisce che un pegno su somme di denaro è 'regolare' se la banca non può disporre liberamente della somma prima dell'inadempimento del debitore. Di conseguenza, l'incameramento della somma costituisce un pagamento, soggetto ad azione revocatoria fallimentare se la banca era a conoscenza dello stato di insolvenza del cliente, provato in questo caso dall'aver classificato il rapporto 'a sofferenza'.
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Pegno irregolare: quando è revocabile nel fallimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7013/2025, chiarisce i criteri per distinguere il pegno regolare dal pegno irregolare e le condizioni per la sua revocabilità in ambito fallimentare. La curatela di una società fallita aveva agito in revocatoria contro una banca per una garanzia pignoratizia su una somma di denaro. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che per aversi pegno irregolare è necessaria la facoltà del creditore di disporre del bene, facoltà che deve essere accertata nel contratto. Inoltre, ha ribadito che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore (scientia decoctionis) da parte della banca deve basarsi su una valutazione complessiva di tutti gli indizi disponibili.
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Pegno irregolare: quando la polizza non si sequestra
La Corte di Cassazione ha stabilito che una polizza vita data in pegno irregolare a una banca non può essere soggetta a sequestro preventivo a carico del debitore. Con il pegno irregolare, la proprietà del bene passa al creditore, uscendo dal patrimonio del debitore e rendendo inefficace la misura cautelare reale.
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