Un gruppo di attivisti ha fatto irruzione nella sede di un'azienda, minacciando i dipendenti e costringendoli a interrompere il lavoro per affiggere striscioni di protesta. Alcuni partecipanti sono rimasti all'esterno per dare supporto e scattare foto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di danneggiamento, violazione di domicilio e violenza privata. La Corte ha stabilito che la violenza privata si configura quando la vittima è costretta a tollerare un comportamento ulteriore rispetto alla sola violenza fisica, come la sospensione del lavoro. Inoltre, chi è rimasto fuori risponde di concorso morale poiché la sua presenza ha rafforzato il proposito criminoso del gruppo. Infine, il danneggiamento resta reato se commesso in un contesto di violenza o minaccia, anche dopo la depenalizzazione del 2016.
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